La stagione sportiva 1989 – 90 della serie C1, vide ai nastri di partenza le classiche 18 squadre che si dettero battaglia nelle 34^ gare in cui si sviluppò il campionato.
Il Taranto vinse il girone B, con due punti di stacco sulla Salernitana, degna avversaria stagionale, ed entrambe vennero promosse in serie B (i rossoblu dopo un anno, i campani dopo addirittura 23 anni), la Casertana vide sfumare lo spareggio – promozione coi corregionali granata per aver subito due punti di penalizzazione. In coda, retrocessero, nell’allora C2, l’Ischia Isolaverde, il Francavilla a Mare, la Sambenedettese (alla seconda retrocessione consecutiva) e il Brindisi che, dopo aver perso lo spareggio con il Campania Puteolana, decise di non iscriversi alla C2 e ripartì dai dilettanti.
Alla vigilia della penultima giornata, il Taranto era capolista con 45 punti, secondo posto occupato dalla Salernitana a 43 punti, terza in graduatoria la Casertana con 42 (e due punti di penalizzazione), quarto, il Giarre con 41 e quinto il Palermo con 40.
A Taranto, la formazione del compianto Roberto Clagluna e del mai dimenticato presidente Carelli, scendeva la Ternana di Claudio Tobia, undici umbro tranquillo, poiché attestato a metà classifica, consapevole che avrebbe incontrato allo Iacovone un clima d’entusiasmo, ma di fermento e d’attesa per il ritorno, quasi certo, in serie B (l’ufficialità si sarebbe avuta proprio in quella domenica, ultima di maggio).
Tutta la settimana, mister Clagluna cercò di isolare la squadra dall’ambiente, molto carico di aspettative ed intento ai preparativi in Città, che risultò colorata nelle vie con ogni vessillo, bandiera, striscione, tutto rigorosamente rossoblu, con il fiume dei tifosi riversatosi, dopo il pranzo domenicale, un’ora prima allo stadio per conquistare il miglior posto, al motto “io, quello domenica c’ero!” per poterlo narrare, come si dice in gergo, “ai nipotini”.
Clagluna , consapevole dell’alta posta in palio, pensò a non caricare troppo di attese la squadra (visto il clima di euforia che accompagnò quella settimana la Città) proprio per l’impatto con il risultato ed il pubblico presente (esaurito e record d’incasso).
Tutte le emittenti locali e quelle nazionali (la Rai in testa) distaccarono i loro inviati, pronti, al fischio finale, nel confezionare i servizi corredati dalle interviste, svolte come degli equilibristi. Novantesimo minuto, format della Rai per la massima serie (già conclusa per il ritiro iniziato dalla Nazionale, in vista Mondiali “Italia 90”) e la serie B (ancora in gioco con le giornate decisive del campionato), dette spazio alla promozione, con un servizio speciale, annunciato in pompa magna dal compianto Paolo Valenti e commentato, da studio, da una giornalista della Rai 1.
Clagluna, allora schierò Spagnulo, Cossaro, D’Ignazio, Evangelisti Brunetti, Sasso, Picci, Roselli, Insaguine, Agostini e Coppola. Tobia, per gli umbri oppose Renzi, Cardaio, Gori, Forte, Taccola, Pochesci, Benetti, Sciannimanico, Eritreo, Borrello, Chiarella.
La gara, giocata con una stupenda e superba coreografia, iniziò con una fase di studio da parte dei rossoblu, al cospetto degli avversari che cercarono di rendersi pericolosi in qualche circostanza, poi, al 29° un scatto di Coppola, con penetrazione in area, fu bloccata dal difensore che lo atterrò e il successivo rigore, battuto alla sinistra del portiere Renzi, sturò l’entusiasmo dello Iacovone ed il boato “sovrumano” che ne seguì, rimbalzò in tutte le zone della Città. Da quel momento in poi, fu una continua palpitazione dei cuori degli oltre ventimila supporters, dovuta al cronometro che sembrò rallentare lo scorrere dei minuti, con la Ternana, nel complesso buona squadra, in maniera sorniona, attendista per colpire nell’occasione giusta.
Il primo tempo si chiuse sull’1 a 0, poi nella ripresa, al terzo minuto, un’azione elaborata dal centrocampo, con un lancio sulla destra per Agostini, cross verso l’area rosso verde, deviazione al volo di Coppola e gran goal di Roselli, bravo ad anticipare, rasoterra, il portiere ospite. Fu il 2 a 0 e la convinzione che il più fosse stato compiuto, ma dopo pochi minuti, Eritreo decise di portare la sfida fino all’ultimo secondo di gara, dimezzando lo svantaggio.
Il Taranto, sulla spinta emotiva e quella del pubblico non perse la testa e controllo il match fino al fischio finale (con il 2 a 1 per i rossoblu) che segnò anche la pacifica invasione di campo, usuale per festeggiare la promozione conquistata, indipendentemente dai risultati provenienti dagli altri campi correlati alla corsa alla promozione e, l’immagine emozionante di Donato Carelli, con voce rotta e occhi lucidi per la felicità dell’ascesa in serie B, conquistata con gran sacrificio, ma decisamente meritata.
La Città fu avvolta da un’inebriante gioia e felicità, manifestata con i classici caroselli di auto, nelle vie cittadine che dal Centro, a raggiera raggiunsero tutti i quartieri, con clacson spiegati e tanti sventolii di bandiere e vessilli. Si tirò fino a tardi, con la convinzione di essere rientrati nei piani nobili del calcio italiano e, non è un caso, che giusto dopo 30 anni, un evento di straordinaria portata, come l’epidemia del Coronavirus, abbia stoppato il campionato (quasi sicuramente archiviato), ma lo spirito della tifoseria, la voglia di primeggiare o emergere, nonostante appaia sopita, dimostra che basterebbe una scintilla, come una promozione in serie C, per riaccendere il fuoco della passione e palpitazione dei cuori rossoblu.
La speranza, al momento, è che si possa ritornare a parlare di calcio, dopo l’emergenza e la tutela della salute degli italiani, e, in attesa della ripresa, anche se non dovesse esserci, riemergano le gioie, i dolori, le palpitazioni che permettano di rimettere in moto i battiti dei cuori della tifoseria ionica.
La Redazione













