RASSEGNA STAMPA DEL 28 FEBBRAIO 2023 – TARANTO BUONASERA
di Alessandra Carpino
“Il loro silenzio è un’eloquente affermazione”. “Cum tacent, clamant”, per scomodare Cicerone ed il suo latino. Rinunciare al dialogo per non fomentare ulteriormente l’ira giustificata per l’ennesima decisione arbitrale surreale, errata, sicuramente dannosa, persino confutata dalle immagini: è la scelta ai vertici del Taranto, nella tarda serata di un sabato che ha registrato la sconfitta di misura della formazione rossoblu in trasferta a Potenza, contro una diretta concorrente nella lotta per la tutela della categoria professionistica. Un risultato corretto da quello che, nel glossario tipico del calcio, sarebbe stato definito poi un “gol fantasma”: come se la traiettoria parabolica disegnata su punizione dal giovane Valerio Labriola all’84’ non fosse esistita. Anzi, lo è, ma è stata vanificata dalla presupponenza della squadra arbitrale: perché la sequenza dei momenti, interrotta attraverso personali replay scevri da ogni supporto tecnologico intensificato, privilegio di palcoscenici superiori, racconta di azioni contraddittorie. Nel dettaglio: accade tutto dal minuto 81’, quando Salvatore Caturano, cannoniere del Potenza e match winner col suo quattordicesimo sigillo stagionale, incassa il doppio cartellino giallo per un fallo di mani ali limite della propria area, mentre il Taranto stava insistendo in una combinazione prolungata con Nocciolini, Mastromonaco ed i suoi cross dalla destra, l’inserimento filtrante di Bifulco, il duello sulla sinistra fra Ferrara e Giamfy, la conclusione mancina ed alta dell’accorrente Formiconi. Nel breve periodo che intercorre, Labriola si sistema la sfera nei pressi della lunetta, ascoltando i consigli sussurrati da Provenzano e Formiconi: dirige alla sinistra un tiro arcuato che vede il pallone prima stamparsi sulla parte inferiore della traversa, poi rimbalzare oltre la linea bianca di demarcazione della porta. E’ il pareggio ed esplode l’esultanza: nella vivisezione a freddo, si nota l’arbitro Daniele Virgilio della sezione di Trapani indicare il centro del campo. Ma l’assurdo è in agguato, poiché il primo assistente (Camilli dell’area di Foligno) richiama l’attenzione e non assegna il gol. Lo revoca: forse non ha seguito il movimento della sfera che cade in obliquo, confortato anche dall’ombra della stessa, che si nota ad occhio nudo anche in presa diretta dagli schermi in streaming? Forse si concentra con superficialità su un’inutile “carica sul portiere”, poiché Gasparini, estremo difensore del Potenza, aveva bloccato la stessa palla rimandata dal terreno dopo essersi insinuata dentro la rete, ed era stato sbilanciato da Formiconi? Di certo, il direttore di gara gli crede come ad un oracolo e disintegra le speranze del Taranto. Un Taranto che si era anche riconciliato con l’esecuzione sui calci piazzati, poco sfruttati negli ultimi tempi e per i quali stava sperimentando soluzioni originali. E’ ancora un epilogo incandescente a decidere le sorti della compagine rossoblu, successivo alla felicità per la rete di Boccadamo contro il Latina, alla resistenza sull’assalto della Juve Stabia, sino all’enigmatico calcio di rigore non concesso su Rossetti contro il Cerignola nel turno casalingo precedente. Proteste reiterate, comprensibili, veementi: al triplice fischio dopo sei minuti di recupero, l’animo di Ezio Capuano è permeato di rabbia: incombe e mostra con sdegno il fotogramma del pallone entrato in porta all’arbitro Virgilio, mentre attoniti sono i volti dei suoi giocatori che invocano spiegazioni. Lo ribadisce anche agli assistenti di gara, ma tutti ignorano. Così l’allenatore del Taranto scaraventa lo smartphone, si intravedono cartellini rossi (secondo le note ufficiali, comminata l’espulsione a Vincenzo Marinacci preparatore dei portieri), tentativi di ripristinare la calma. Il suono del silenzio è l’amaro corollario. Un provvedimento che rischia di procrastinarsi e di diventare controproducente in un fase delicata del campionato, in cui il confronto, l’esame degli episodi e la disquisizione sulla tattica sono taumaturgici al fine di contrastare le rituali “armi di distrazione di massa” intorno all’ambiente rossoblu stesso. “A seguito del ripetersi di condotte arbitrali che riteniamo estremamente penalizzanti, il Taranto Football Club 1927 comunica la decisione di attuare silenzio stampa sino a data da destinarsi- si legge appunto nel comunicato stampa diramato sabato sera- Tale presa di posizione viene assunta innanzitutto nel pieno rispetto dei tifosi e dei giornalisti. Onde evitare ulteriori conseguenze e sanzioni, oltre a quelle che sul campo oltremodo hanno condizionato e continuano a condizionare il nostro campionato nonché gli sforzi di questa società, il club tornerà a far sentire la propria voce quando finalmente si potrà parlare esclusivamente di calcio giocato”. E’ una metapartita, la “partita nella partita”, quella tattica, non quella dei nervi. Che aveva consegnato il solito Taranto coerente nella fase difensiva, ma anche più propositivo nell’imbastire azioni offensive, grazie alla crescita di condizione (profetizzata da Capuano già alla vigilia del match) di Alfredo Bifulco, ispirato nelle transizioni rapide, nell’aggredire la profondità, nel filtrare fra le linee, nel concludere a rete. Ma anche al contributo qualitativo di Luca Crecco, titolare come mezzala sinistra: presidia gli spazi, smista palloni, partecipa alla manovra prima di cedere ad un infortunio muscolare ed abdicare dalla contesa al termine della prima frazione di gioco (nel tentativo di inseguire la sfera lanciata in asse da Formiconi, si ferma per un dolore sulla parte posteriore della coscia sinistra). Poi Mauro Semprini, unica variazione all’undici titolare che replica quello visto all’opera contro il Cerignola: tanto movimento, tutt’altro che punta statica, visione a spaziare in ampiezza, ma sostanza latitante in ottica di finalizzazione. E la nota lieta Valerio Labriola: il prodotto del vivaio del Napoli si esprime decisamente meglio come intermedio, incarico che assume rilevando proprio Crecco, in un centrocampo intriso di talento dopo l’avvicendamento fra Mazza e Provenzano, quest’ultimo unico regista in grado di coniugare pragmatismo ed architetture raffinate.














