di Maurizio Mazzarella
Il triangolare di Acquaviva di Montepulciano consegna al Taranto indicazioni ancora inevitabilmente parziali, perché il calcio d’agosto non può e non deve essere utilizzato per emettere sentenze definitive. La sconfitta contro la Lucchese e il successivo successo sull’Acquaviva fotografano soprattutto una squadra ancora in costruzione, impegnata a trovare automatismi, gerarchie e condizione.
Eppure, osservando ciò che sta accadendo attorno al club, è possibile individuare un elemento decisamente più importante del risultato di una gara amichevole: il rapporto che la società sta costruendo con la propria tifoseria.
La campagna abbonamenti rappresenta, sotto questo profilo, un segnale estremamente positivo. Il coinvolgimento del pubblico, la possibilità di sentirsi parte di un progetto e una comunicazione che punta a riportare i sostenitori al centro del percorso sono aspetti che meritano di essere riconosciuti. In una piazza come Taranto, dove il rapporto tra squadra e città rappresenta una componente fondamentale dell’identità sportiva, recuperare entusiasmo e partecipazione significa costruire una base dalla quale partire. Il consenso, tuttavia, non deve diventare soltanto un dato numerico. Deve trasformarsi in responsabilità. Ed è proprio qui che la società dovrà compiere il salto di qualità.
Meno polemiche, più calcio
Il primo consiglio è semplice: evitare le polemiche sterili. Il calcio è già sufficientemente complicato senza aggiungere quotidianamente elementi di conflitto. In particolare, sarebbe opportuno non concedere eccessivo spazio a personaggi o situazioni che non rappresentano il sentimento prevalente della tifoseria e che rischiano soltanto di spostare l’attenzione dal vero obiettivo: costruire una squadra competitiva.
Una società forte non ha bisogno di rispondere a ogni provocazione. Non deve necessariamente replicare a ogni dichiarazione, né trasformare ogni critica in una battaglia pubblica. A volte la risposta migliore è il silenzio. Il vero confronto deve avvenire sul campo, attraverso il lavoro, le scelte e i risultati. Tutto il resto rischia di diventare rumore.
Ora servono decisioni nette
Il passaggio più importante, però, riguarda la capacità della dirigenza di essere decisa sulle scelte che possono incidere concretamente sulla stagione. La costruzione di una squadra non può essere affidata soltanto all’entusiasmo del momento. Ci sono valutazioni tecniche, di mercato, di gestione del gruppo e di organizzazione societaria che possono determinare il rendimento di un’intera annata.
L’arrivo di Federico Angiulli, giocatore con un curriculum significativo tra Serie B, Serie C e Serie D, va letto proprio in questa prospettiva: esperienza, personalità e conoscenza delle categorie possono rappresentare un valore aggiunto per una squadra che deve ancora definire completamente il proprio volto. Ma un singolo acquisto non può essere sufficiente per stabilire il valore complessivo di un progetto. Servono equilibrio e soprattutto chiarezza nelle scelte. Se lo staff tecnico ritiene necessaria una determinata pedina, la società deve intervenire. Se una situazione contrattuale o tecnica deve essere risolta, va affrontata senza rinvii. Se esistono decisioni impopolari ma necessarie, bisogna avere il coraggio di assumerle.
La programmazione seria non significa accontentare tutti. Significa assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Il vero rischio? Le indiscrezioni dall’interno
C’è poi un altro aspetto sul quale sarebbe opportuno accendere i riflettori: la quantità di indiscrezioni che sembrano uscire dall’ambiente societario. È un tema delicato, perché non tutte le informazioni che circolano hanno necessariamente origine all’interno del club. Tuttavia, quando troppe notizie riservate, valutazioni tecniche, trattative, orientamenti e dinamiche interne finiscono rapidamente all’esterno, il rischio è concreto. Una società di calcio ha bisogno anche di riservatezza.
Non tutto deve essere conosciuto immediatamente. Non tutte le discussioni devono diventare pubbliche. Non tutte le trattative devono essere raccontate mentre sono ancora in corso. E soprattutto non è utile che lo spogliatoio venga esposto quotidianamente a interpretazioni, ricostruzioni e indiscrezioni. Nel calcio le informazioni possono diventare pressione.
Una voce su un giocatore può condizionare il rapporto con l’ambiente. Una possibile cessione può generare malumori. Una trattativa annunciata troppo presto può complicarsi. Una decisione tecnica anticipata pubblicamente può creare aspettative difficili da gestire.
La comunicazione deve informare, non destabilizzare.
Per questo sarebbe auspicabile una linea ancora più rigorosa nella gestione delle informazioni interne. Pochi interlocutori, messaggi chiari, comunicazioni ufficiali quando esistono certezze e soprattutto maggiore protezione del lavoro quotidiano di allenatore e calciatori.
Il patrimonio più importante resta la fiducia
Il Taranto sta vivendo una fase nella quale l’entusiasmo della tifoseria può diventare un autentico patrimonio. La risposta agli abbonamenti lo dimostra. Proprio per questo la società deve proteggere quel patrimonio. Coinvolgere i tifosi è una scelta corretta. Ascoltarli è positivo. Riportarli allo stadio è fondamentale. Ma il modo migliore per consolidare questo rapporto non è alimentare continuamente il dibattito esterno: è dimostrare attraverso i fatti che esiste un progetto coerente. Il pubblico rossoblù non pretende necessariamente che tutto sia perfetto. Pretende però serietà, chiarezza e rispetto. E soprattutto vuole vedere una società capace di distinguere ciò che conta da ciò che non conta.
Il triangolare di Acquaviva, dunque, può essere archiviato per quello che è: un appuntamento utile per mettere minuti nelle gambe e verificare il lavoro svolto. La vera partita, in questo momento, si gioca altrove. Si gioca nelle scelte di mercato. Si gioca nella costruzione dello spogliatoio. Si gioca nella capacità di mantenere l’ambiente compatto. Si gioca nella gestione della comunicazione. E si gioca soprattutto nella capacità della società di non farsi trascinare dentro polemiche che non portano punti e di non lasciare che le indiscrezioni finiscano per diventare un problema interno.
L’entusiasmo è tornato. Gli abbonamenti lo certificano. Ora bisogna trasformarlo in energia positiva. Per farlo serviranno meno parole, più decisioni. Meno polemiche, più lavoro. Meno indiscrezioni, più riservatezza. Perché una stagione importante non si costruisce soltanto con i giocatori che scendono in campo. Si costruisce anche con la solidità della società che li accompagna. E al momento possiamo dire che siamo sulla strada giusta.














