di Mimmo Polito
Nel calcio, a volte, è una maglia a custodire più storie di un intero archivio. Quella da trasferta del Taranto indossata da Piero Caputo nella stagione 1994/1995, Campionato Nazionale Dilettanti girone H, è una di queste. Un matchworn autentico, raro, utilizzato in 4-5 apparizioni ufficiali, che restituisce l’immagine di un’epoca e di un calciatore simbolo di continuità e rendimento.
Prodotta dall’azienda Cinghiale, la maglia è nella versione a manica lunga ed è interamente realizzata in sublimatico, soluzione tecnica avanzata per l’epoca. A colpire è soprattutto il collo a “V” bianco, scelta meno comune rispetto al più frequente girocollo blu adottato in quella stagione, arricchito da inserti rossoblù e dal caratteristico triangolino rosso. Sul petto destro campeggia la versione definitiva del logo Taranto Calcio 1906, dettaglio che ne certifica l’appartenenza a una fase precisa della storia del club.
La maglia è stata indossata in alcune gare significative: le vittorie interne contro Casertana (3-0), Puteolana (4-0), Portici (4-2) e Maglie (1-2), oltre al pareggio esterno contro la Puteolana (1-1). Proprio la sfida Taranto–Puteolana del 26 novembre 1994, valida per la 14ª giornata, è documentata dalla foto ufficiale di formazione, confermando l’utilizzo di questa variante meno diffusa.
Il valore del cimelio cresce se letto attraverso i numeri del suo proprietario: 56 presenze stagionali e 12 gol, statistiche che raccontano l’affidabilità e l’impatto di Caputo in quell’annata. Non una semplice maglia, dunque, ma il frammento concreto di una stagione vissuta sul campo, tra fango, sudore e gradinate piene.
Oggi questa divisa rappresenta molto più di un oggetto da collezione: è una testimonianza materiale del Taranto degli anni Novanta e di un calcio in cui ogni dettaglio — anche un colletto diverso dal solito — può diventare storia.














