Viviamo un periodo storico a dir poco disastroso e inquietante. L’emergenza Covid-19 ormai fa da protagonista in tutti i siti e notiziari da più di tre mesi a questa parte. Purtroppo solo oggi la nazione intera, forse, si renderà finalmente conto cosa significa scegliere tra salute e lavoro, ma questo è un altro paio di maniche… Parlare di calcio in questo momento è quasi superfluo e pressoché inutile, poiché non si sa nemmeno se e quando ricominceranno i campionati. Oggi è difficile anche discutere di quello che sarà, poiché la luce in fondo al tunnel stenta a comparire.
Nei giorni scorsi, vi abbiamo chiesto cosa voi pensaste sulla possibile nascita di una seconda squadra in riva allo Ionio, ed i risultati del nostro sondaggio parlano chiaro. Secondo l’87% dei votanti, la squadra della città è solo ed esclusivamente una; il restante 13% appoggerebbe la nascita di un nuovo Taranto.
La Città dei due Mari però, allo stato attuale, possiede già una seconda compagine nel proprio territorio: di fatti il “Talsano Taranto” (denominazione adottata proprio dalla stagione corrente) può considerarsi a tutti gli effetti una realtà calcistica del panorama ionico. I biancoverdi, tra l’altro, giocano in Prima Categoria, dopo essere retrocessi dalla Promozione Pugliese. Dopo questa premessa, potremmo parlare della nascita di una terza squadra nella realtà di Taranto città.
Se ciò fosse possibile, bisognerebbe chiarire i progetti di questa nuova e possibile società. Se si vuol dar lustro ai ragazzi della provincia, facendoli giocare e crescere in categorie dove potrebbero acquisire esperienza, sarebbe un progetto più che dignitoso. Ad un imprenditore non si può dire come e spendere i suoi soldi, poiché è il soggetto in questione che si assume il rischio della situazione. Ma se l’obiettivo di questa realtà è arrivare in Serie D per giocare il derby con il Taranto o magari tentare di fare meglio, allora credo che tutto ciò serva a ben poco. Ricordiamo che, qualora dovesse sorgere un’altra realtà, per i primi anni di vita potrebbe portare il vecchio nome della società in questione, mantenendo così la denominazione del paese o della città da cui si è usurpato il titolo sportivo. A meno che non nasca una compagine ex novo che parta dalla categoria più bassa disponibile.
Qualora la principale società del territorio si trovasse in categorie maggiori, come Serie A o Serie B, in quel caso la seconda squadra potrebbe essere più che utile, operando da “satellite” alla prima, offrendo spazio a giovani atleti in cerca di una chance.
Oggi però il nostro Taranto è ancora in quarta serie, perciò una seconda squadra non gioverebbe a nulla. Soprattutto se si vogliono usare colori e simboli storici di una città, andando così a creare una spaccatura fra i tifosi, come verificatosi a Messina, dove ci sono due squadre militanti nella stessa categoria, con gli stessi colori sociali e quasi identica denominazione.
Il titolo sportivo, che rappresenta la cronologia e la cultura di una compagine, non è valore da poco. Il Taranto ha quasi novantacinque anni di storia, e questi non possono essere cancellati dalla memoria dei tifosi. Le lacrime, le gioie ed i dolori legati ai ricordi vissuti con quella sciarpa al collo, non potranno mai scomparire. Perciò ci sentiamo di dire che il Taranto è solo ed esclusivamente uno, ed i tifosi rossoblù continuerebbero a sostenere quella maglia e quei colori anche se la nuova squadra, per assurdo, fosse iscritta in Serie A.
Cambiano calciatori, allenatori e presidenti, ma chi rimane sono sempre ed esclusivamente i tifosi, innamorati di quei colori e di quella maglia che, sebbene in questi ultimi anni non sia stata costantemente onorata, rimane pur sempre la maglia del Taranto.
Cosimo Lenti













