Il Taranto si è salvato, missione compiuta. Personalmente ritengo ci sia poco da festeggiare, soprattutto per la modalità (caso Catania e sconfitta a Messina), ma capisco la soddisfazione di mister Laterza e del Diesse Montervino perché loro sanno i miracoli e salti mortali che hanno dovuto compiere per costruire, gestire e portare avanti questa squadra e questa stagione. Per questo motivo li ringrazio e mi complimento con entrambi.
Essendo un classe 1975, ho visto e seguito il Taranto dalla serie B alla serie D, ho festeggiato la salvezza di Ragusa ma perché si usciva da una stagione particolare così come quella di Sorrento con Stringara allenatore, ma poi ho sempre visto il Taranto protagonista in serie C, un campionato che dovremmo, per la nostra storia, non dico vincere ma giocarci ad occhi chiusi…
Evidentemente però il calcio è cambiato e con esso anche le aspettattive di una piazza o almeno di una parte di essa che si accontenta del risultato minimo, ma con massimo sforzo. Non adoro ascoltare la storia della neopromossa. In passato da neopromossi abbiamo vinto campionati di C2 e l’anno dopo siamo stati protagonisti in C1.
Non voglio assolutamente sminuire questa (piccola o grande dipende dai punti di vista) impresa. Come già detto lo meritano mister e Diesse che hanno bissato il miracolo dell’anno scorso, ma possiamo sempre sperare e aggrapparci ai miracoli?
Adesso deve arrivare il momento di alzare l’asticella, Taranto non può accontentarsi di una salvezza ottenuta in comproprietà con l’esclusione del Catania dal campionato. “Si ma comunque c’erano altre tre partite e ….”, “forse saremmo stati ugualmente salvi”. Con i se e i ma non si va da nessuna parte, piuttosto ci sarebbe da interrogarsi perché siamo arrivati a sudarcela dopo un girone di andata di buon livello.
Siamo nella settimana della partita più attesa da tutti noi tifosi, una partita svuotata da interessi di campionato ma che nella testa dei tifosi assume valore e importanza. I più giovani non sanno che cosa è Taranto-Bari perché negli ultimi 30 anni abbiamo vissuto campionati e ambizioni totalmente diverse, ma sappiamo tutti che oltre ad esserci varie storie legate a questo derby, le nostre disgrazie sono iniziate in quel maledetto 1993 dove a capo del sistema calcio c’era proprio un barese, ovvero Antonio Matarrese.
Invito tutti a gremire gli spalti Sabato e soprattutto, mi appello ai più grandi, raccontate, tramandate la storia del Taranto ai vostri figli, accendete in loro la passione e la voglia di rossoblù. Torniamo ad essere quel dodicesimo uomo decisivo per calore, passione e tifo. Ne abbiamo bisogno. Da subito.
Maurizio Corvino














