Torna al centro delle vicende giudiziarie legate al Taranto Calcio la vicenda del presunto pressing esercitato da alcuni esponenti del tifo organizzato nei confronti dell’ex presidente Massimo Giove per indurlo a lasciare la proprietà della società rossoblù. Come riportato dal Quotidiano, l’udienza predibattimentale a carico di otto ultras è stata rinviata al prossimo 27 aprile 2027. A margine dell’appuntamento in Tribunale è inoltre emersa l’intenzione dell’ex patron di costituirsi parte civile nel procedimento, con una richiesta di risarcimento danni quantificata in due milioni di euro.
Le accuse e le indagini della Digos
Gli otto imputati sono accusati, a vario titolo, di diffamazione, minacce e danneggiamento per una serie di condotte che, secondo l’impianto accusatorio, si sarebbero verificate tra il 2024 e il 2025. Al centro della vicenda ci sarebbe una campagna di intimidazioni, sviluppatasi attraverso i social network ma accompagnata anche da episodi di violenza.
Le contestazioni sono emerse dalle indagini condotte dagli uomini della Digos della Questura di Taranto e raccolte dal pubblico ministero. Secondo la ricostruzione investigativa, l’obiettivo sarebbe stato quello di esercitare una pressione costante su Giove affinché abbandonasse la guida del club.
Minacce sul web e timori per la famiglia
Una parte rilevante delle contestazioni riguarda gli attacchi attraverso i social network. L’ex presidente rossoblù sarebbe stato destinatario di insulti e minacce, anche di morte, pubblicati attraverso diversi profili online.
Una situazione che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe provocato forte preoccupazione nell’imprenditore e nei suoi familiari. Giove avrebbe temuto per la propria incolumità e per quella dei suoi cari, arrivando a valutare la cessione della società anche in assenza delle necessarie garanzie.
In questo contesto si inserirebbero le diverse trattative per il trasferimento della proprietà del Taranto, che non avrebbero però raggiunto un esito positivo.
Dalle bombe carta all’assalto al pullman
Nel quadro complessivo della vicenda vengono richiamati anche altri episodi che, pur non costituendo specifiche contestazioni a carico degli otto imputati, avrebbero contribuito ad alimentare il clima di tensione attorno alla presidenza rossoblù.
Tra questi figura il lancio di bombe carta, nell’agosto 2024, contro l’abitazione e l’automobile di Giove.
Un altro episodio contestato agli imputati riguarda invece l’assalto al pullman della squadra, avvenuto nel dicembre 2024, al rientro dalla trasferta di Monopoli. Nei pressi dello stadio Iacovone, il mezzo che trasportava calciatori e staff tecnico sarebbe stato bersagliato con petardi e pietre.
Un episodio particolarmente grave, che rappresenta una delle pagine più difficili del rapporto tra una parte della tifoseria organizzata e la precedente proprietà.
Il fallimento e la caduta del Taranto
La vicenda giudiziaria si intreccia con una delle fasi più drammatiche della storia recente del calcio tarantino. Dopo le trattative fallite per la cessione della società, il club è infatti andato incontro al fallimento, precipitando in Eccellenza, categoria nella quale milita per la seconda stagione consecutiva.
La richiesta di risarcimento annunciata da Giove aggiunge ora un nuovo capitolo a una storia che ha profondamente segnato l’ambiente rossoblù, tra contestazioni, tensioni societarie e il successivo tracollo sportivo.
Il 27 aprile la prossima udienza
Il procedimento tornerà davanti al Tribunale il 27 aprile 2027. Gli otto imputati sono assistiti dagli avvocati Andrea Maggio, Antonello Giannattasio, Salvatore Maggio, Gianluca Zaccaria, Claudio Petrone e Vincenzo Laterza.
In quella sede, salvo ulteriori rinvii, dovrebbe essere formalizzata anche la costituzione di parte civile di Massimo Giove, con la richiesta di risarcimento da due milioni di euro.
Sarà un nuovo passaggio giudiziario per una vicenda che riporta alla luce il clima di forte tensione vissuto dal Taranto negli ultimi anni. Le responsabilità degli imputati dovranno naturalmente essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.















