Richard Koepke è nato a Subiaco (RM) il 27.05.2005, è una prima punta che non si fa pregare nel buttarla dentro ma è anche un ragazzo che sa cosa vuole ed è deciso a realizzare i suoi sogni.
Richard parlaci dei tuoi primi anni nel calcio.
Ho iniziato a giocare all’età di 6 anni con la squadra del mio paese, avevo fatto 3 anni qui e poi sono passato alla Roma e anche qui ho giocato per tre anni, ricchi d’emozioni, a partire dal collezionare molti premi individuali e di squadra, fino ad arrivare a giocare un torneo in Francia con tutte le squadre di spicco mondiali… Dopo la Roma sono passato nell’under 14 del Tivoli 1919, una squadra importante nella mia regione, giocandoci 2 anni e mezzo fino all’under 16. Due anni e mezzo perchè l’altro mezzo anno l’avevo svolto con la società Lodigiani in etá under 15, però tra scuola e la lunga distanza avevo deciso di ritornare al Tivoli). Passato under 17 sono andato alla società F.C. Giardinetti 1957 e diciamo che quello è stato il mio anno della svolta perché volevo capire davvero se era questa la strada giusta per me, allora mi sono messo in testa che volevo arrivare nel professionismo, ho iniziato ad allenarmi privatamente con sedute di tecnica individuale, seguite da sedute in palestra, più 4 allenamenti con la società. Tutto questa abnegazione in un anno pieno di impegni e sacrifici mi è servito e mi ha ripagato con l’arrivo a Taranto.
Cosa è per te il calcio?
Il calcio per me è tutto, viene prima di qualsiasi altra cosa, è il mio divertimento, mi aiuta a sfogarmi dalla rabbia, mi permette di socializzare con persone nuove, mi fa mettere in mostra e mi fa confrontare con il livello degli altri, è l’essenza della mia vita e circola dentro le mie vene, non potrei vivere senza. Mi regala emozioni indescrivibili come anche batoste allucinanti ma è proprio questo il bello, ti insegna molto nella vita, come, per esempio, il non mollare mai! Quindi ho deciso di dare tutto al calcio, ha la mia vita in mano e deciderà lui dove potrò arrivare, oltre all’impegno che ci metterò io.
Come è stato il tuo impatto con l’ambiente di Taranto?
L’impatto con l’ambiente tarantino è stato tosto, impegnativo, perché è il mio primo anno fuori e lontano da casa e per abituarmi a fare tutto da solo ci è voluto del tempo, non ho più la famiglia che mi fa tutto. Stare lontano da tutto e tutti, dalla famiglia, dalla ragazza, dagli amici, avere tutto nelle proprie mani, è qua che si vede realmente la personalità di in ragazzo, però sono situazioni che ti danno molta grinta e che ti fanno crescere realmente come persona.
Parlaci dei tuoi compagni di squadra.
I miei compagni mi sono stati molto vicini all’inizio, nel mio periodo più tosto e a loro devo molto, piano piano stanno diventando la mia famiglia, certo a volte ci sono battibecchi però è normale ma sono tutti tranquilli e bravi ragazzi. Come gruppo ci accomuna il fatto di voler vincere il campionato, quindi remiamo tutti dalla stessa parte e ci facciamo forza a vicenda.
Hai segnato giá sette gol, hai una dedica speciale?
Questi sette gol li dedico alla mia famiglia, ai miei mister di tecnica individuale Simone Altobelli ed Enrico Baiocco, al mio Mental Coach Emiliano De Santis, all’attuale direttore Ciro Formisano che mi sprona a fare sempre meglio perchè crede molto in me come fa anche mister Antonio Marino e a tutti i membri che rappresentano la società del Taranto.
Che calciatore è Richard Koepke?
Richard è un ragazzo, giocatore è ancora un parolone, che cerca di dare sempre il massimo senza mai accontentarsi dei risultati che ottiene, vuole sempre di più e non molla mai, ci crede fino all’ultimo. Sono una prima punta diversa dalle abituali, sono più tecnico e mi propongo sempre a venir prender palla a differenza della classica punta statica e fisica, cerco sempre di trovare spazi liberti nel campo e provo a realizzare quello che mi ero prefissato per la partita.
Cosa vorresti migliorare di te?
Vorrei essere più sicuro di me stesso, senza farmi condizionare dalle parole di gente che non conosce la mia storia, voglio solo che parli il campo per me e quindi voglio migliorarmi sempre in allenamento e portare risultati nelle partite.
Quali sono, secondo te, i requisiti per diventare un buon attaccante?
Un buon attaccante deve avere “fame”, di gol, di vincere tutti i duelli, deve avere grinta, cattiveria agonistica, zero paura, altruismo e deve dare tutto se stesso in campo, solo così può fare la differenza.
Richard e la cittá di Taranto.
Con Taranto ho avuto un inizio, come ho gia detto, abbastanza tosto ma studiando la sua storia, come il simbolo del delfino e le varie leggende che porta, ho scoperto che è una città affascinante, è una città che se gli dai tanto ti da’ tanto. Mi hanno colpito molto la gente di Taranto, molto accogliente e gentile, ti fa sentire davvero a casa. Il mio punto debole per Taranto, però, è lo stadio, oltre al fatto visivo della bellezza ho studiato la storia del nome che porta, la storia di Erasmo Iacovone, ogni volta che metto un piede dentro penso a lui e a quanto ha dato a questa città e quanto è importante il suo ricordo per i tifosi. Il mio obiettivo è fare qualcosa di grande, lasciare un’impronta, un po’ come ha fatto lui, onorando sempre lo stemma e la maglia che indosso.
Maurizio Corvino














