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Taranto, sconfitta su tutta la linea

Taranto, sconfitta su tutta la linea Ennesima beffa in quel di Foggia dove il Taranto esce sconfitto a causa di un gol di Tortori all’ultimo secondo di recupero, portando ad una sconfitta beffarda per i rossoblu che potrebbe lasciare degli strascichi poco incoraggianti per il futuro. Tre sconfitte in sei partite, di cui due consecutive, non possono costituire di certo il ruolino di marcia di una squadra che ambisce alla promozione ed ora la squadrà dovrà reagire al più presto a questa mini crisi che altrimenti potrebbe compromettere irrimediabilmente il campionato. 
La prestazione 
Commentare l’erroraccio di Matute, che ha di fatto spianato la strada a Tortori, sarebbe eccessivamente ingeneroso nei confronti di uno dei pochi calciatori che in ogni partita si danna, fa tanto “lavoro sporco” ed è soprattutto una pedina tatticamente irrinunciabile. Schierato nel ruolo di difensore centrale dopo il secondo infortunio in due settimane di Allegrini ed in seguito all’espulsione di Manzo, il suo calo di rendimento era prevedibile. In quel ruolo, infatti, si sono palesate tutte le pecche dell’ottimo mediano camerunense che ovviamente nel reparto arretrato ha fatto trasparire tutto il suo disagio. L’errore però non sembra essere scaturito da una mancanza tattica, ma da un evidente calo di condizione fisica. La forza nelle gambe gli è venuta a mancare proprio nel momento decisivo, portandolo al goffo infortunio che è risultato fatale. Questo tipo di errori sono chiaramente perdonabili, soprattutto nei confronti di chi suda la maglia senza mai risparmiarsi. Gli errori che non possono e non devono assolutamente essere ammessi sono quelli comportamentali. Parliamoci chiaro: restare in inferiorità numerica due volte nelle prime sei partite è un record, specialmente se tali decisioni scaturiscono sempre da un’ingenuità ed un infantilismo che non fanno onore ai calciatori coinvolti. Ad essere estremamente indulgenti potremmo perdonare tali intemperanze ai calciatori “under”, che potrebbero non avere l’esperienza e la maturità necessarie ad affrontare match caldi e contro squadre che impostano il loro campionato esclusivamente sulla provocazione. Se però a cadere in questi banali tranelli sono due dei “veterani” della rosa quali Genchi e Luigi Manzo, allora la questione si fa spinosa. L’assunzione di certi atteggiamenti denota egoismo e mancanza di professionalità, è vergognoso mettere le proprie questioni personali davanti al bene della squadra. Ninni Corda, per chi ha un minimo di conoscenza della categoria lo sa, basa le proprie partite esclusivamente su questi mezzucci che, nella quasi totalità delle circostanze, gli consentono di raccogliere il bottino pieno. Come egli stesso ha candidamente ammesso con evidente soddisfazione, sapeva di trovare in Luigi Manzo una preda facile da infinocchiare, in quanto i due avevano già avuto un infuocato scambio di vedute nella scorsa stagione, di fatto promettendosele. Chi casca in questi giochetti puerili, a parere di chi scrive, non merita di calcare campi delicati come quello di Taranto non tanto per il ricorrente blasone che, anno dopo anno sta sempre più svanendo in questa infima categoria, quanto perchè è risaputo che siamo da sempre al centro del mirino di qualsiasi società, piccola o grande che sia. A chi continua ad attribuire a Ragno colpe che francamente sono ai più invisibili, si potrebbe rispondere che l’unico errore del tecnico molfettese è quello di non aver fatto capire alla sua truppa che ingenuità come quelle di Casarano non sarebbero dovute ripetersi. Una strigliata ed una multa nei confronti di Manzo sarebbe più che meritata, affinchè serva da monito al resto della squadra. Stupidaggini del genere non sono più ammesse perchè possono costare un campionato. Il Taranto in parità numerica ha dimostrato di avere una predominanza territoriale schiacciante, in un campo ostile ed insidioso come lo “Zaccheria” e contro una rosa che non sarà ammazza-campionato ma di sicuro è composta da calciatori di tutto rispetto ed ora si trova in testa alla classifica. I rossoblu dopo l’harakiri di Manzo si sono trovati ad interpretare il ruolo della preda, dopo quarantacinque minuti da predatore. Nonostante la vena prettamente offensiva, il Taranto è riuscito comunque a resistere per tutto il secondo tempo con una difesa raffazzonata che, escludendo l’intervento errato di Matute, ha mostrato solidità nei movimenti collettivi. Il trasformismo di Ragno si vede anche in questi piccoli dettagli. E’ lui l’ancora di salvezza e l’unico uomo che può rialzare le sorti di questo campionato che, se non è già compromesso, di sicuro poco ci manca. 
Emergenza difesa 
A Sgrona e Ragno va dato atto di esser riusciti ad allestire una rosa composta da giocatori di indubbio valore, grazie anche alle loro infinite conoscenze ed alla loro fama di vincenti che di sicuro attira tanti talenti della categoria. Con la squalifica di Luigi Manzo ed i soliti infortuni di Allegrini e Lanzolla, riconferma poco felice dal momento che nella passata stagione pare aver visto più i seggiolini della tribuna rispetto al terreno di gioco e quest’anno ancor di più, ci si ritrova in netta emergenza. Se la fortuna è cieca, la sfortuna invece ci vede benissimo ed il “codice rosso” è scattato proprio nel corso di una partita cruciale come il derby con il Foggia, condizionando ulteriormente la prestazione degli ionici. Si è subito corsi ai ripari con l’ingaggio di Vincenzo Russo al quale auguriamo ogni bene, ma che per curriculum ed età lascia qualche dubbio. 
Il battibecco finale 
Quanto successo negli spogliatoi dell’impianto foggiano è la “ciliegina sulla torta” di una giornata stregata. Premettendo che le magagne di Corda e l’aggressione verbale (sfiorando anche quella fisica) di Felleca si commentano da sole e li descrivono senza bisogno di ulteriori commenti, bisogna ammettere con estrema onestà che anche il presidente Giove così come Manzo si è lasciato coinvolgere nell’imboscata dauna. Felleca ha sicuramente colto la palla al balzo per fare un po’ di clamore, per poi vantarsene con immotivato orgoglio sul proprio profilo Facebook, ma a conferenza stampa in corso è quantomeno discutibile andare a proferire “consigli poco affettuosi” all’allenatore avversario davanti a decine di telecamere pronte ad immortalare il tutto. Giove da appassionato qual è ha perso la brocca e si è lasciato trasportare in maniera eccessiva, perchè per farsi rispettare ci sono altri tempi, altri modi ed altre circostanze, altrimenti si predica bene e si razzola male. Bisognava lasciare la dirigenza foggiana nel proprio squallore, ma assolutamente non uniformarsi a tali comportamenti che fanno inevitabilmente terminare dalla parte del torto la società tarantina. 
Gabriele Campa
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