«Taranto non può restare sospesa». È il messaggio forte lanciato da Confapi Taranto, che esprime profonda preoccupazione in merito al decreto di chiusura disposto dal Tribunale di Milano e agli annunciati incentivi alle imprese.
L’associazione sottolinea come la sentenza sulla sospensione dell’attività produttiva rappresenti «l’ultimo passaggio di un percorso lungo e complesso» che ha segnato la storia industriale e sociale del territorio jonico. «Restare interdetti di fronte a una procedura giudiziaria chiara e prevedibile non è corretto: era un esito che doveva essere messo in conto».
Nel comunicato si ripercorre la vicenda che ha avuto origine con le inchieste giudiziarie sulle criticità ambientali e sanitarie legate allo stabilimento dell’ILVA, da cui sono seguiti sequestri, decreti legge, commissariamenti straordinari e continui interventi normativi, nel tentativo di conciliare tutela della salute e salvaguardia dell’occupazione.
Lo stabilimento, passato sotto gestione commissariale e successivamente affidato a un soggetto privato con impegni formali di risanamento ambientale e rilancio produttivo, ha attraversato due amministrazioni straordinarie in due decenni, con rilevanti interventi governativi. Tuttavia, secondo Confapi, «oggi non si può permettere che tutto precipiti in un vuoto senza prospettiva».
Il timore espresso è quello di una progressiva desertificazione industriale, con chiusure a catena nell’indotto, perdita di competenze e disimpegno degli investitori. «Uno scenario che trasformerebbe Taranto nel simbolo di occasioni mancate e promesse non mantenute».
Confapi individua un bivio non più rinviabile: o lo stabilimento torna a produrre con investimenti certi, tempi definiti e un piano industriale e ambientale realmente sostenibile — percorrendo anche tutte le strade giuridiche possibili, incluso il ricorso — oppure si prende atto dell’impossibilità di proseguire e si stanziano immediatamente le risorse necessarie per una bonifica integrale, accompagnata da formazione e riqualificazione del personale.
«Tenere chiuso senza bonificare significa lasciare la città in un limbo inaccettabile», si legge nella nota, che richiama la necessità di attivare un piano di decarbonizzazione concreto e verificabile oppure di avviare una bonifica strutturale che restituisca un futuro al territorio.
L’associazione sollecita infine tutti gli attori istituzionali a un’assunzione di responsabilità immediata e condivisa: «Non è più tempo di misure frammentarie o sovrapposte: servono decisioni strutturali, definitive e coerenti con gli impegni assunti. Occorre definire un programma chiaro che veda lo Stato al centro del progetto».
Confapi Taranto ribadisce che continuerà a rappresentare con determinazione le istanze del tessuto produttivo locale, auspicando un confronto urgente per evitare che l’incertezza si traduca in un danno irreversibile per l’economia, l’occupazione e l’ambiente dell’intera comunità.













