Il paradosso dell’homo novus. Invocato, cercato, arruolato, al quale è stata affidata la delicata ed ambiziosa missione dell’apoteosi agonistica. Contrastato nelle sue opere e nelle sue idee prima ancora di applicarle con acume e competenza nella ritualità del campionato. Nonostante un curriculum da specialista da rispettare, che non ammette repliche e che dovrebbe semplicemente essere permeato di fiducia, pazienza, senso del possesso della prospettiva. Sembra di decifrare il proemio surreale di una lettura epica, laddove le congiunture del Fato e le invidie delle divinità avverse intrappolano il protagonista pronto ad inaugurare il proprio viaggio. Non è casuale la catarsi emotiva vissuta da Nicola Ragno. Manifestata nell’arco cronologico compresso fra la vittoria interna contro l’Altamura, votata più alla sostanza che all’essenza, e la vigilia dell’imminente sfida di cartello anticipata a Bitonto. Filtrata attraverso l’esultanza prima solitaria, pugni stretti e fremiti liberatori al gol realizzato da Stefano Manzo, completata poi dall’abbraccio, simbolico ed ecumenico, dell’intera squadra accorsa verso la panchina. Non ha risparmiato frasi sibilline, apostrofi eleganti quanto veritiere, schivando metafore amare e scenari vagamente drammatici, con una lucidità del ruolo impressionante, il tecnico del Taranto. Il concetto è ribadito, l’espiazione appartiene all’intransigenza aritmetica dei risultati, che pure non compromette assolutamente l’embrionale porzione di un torneo confezionato sotto l’egida dell’equilibrio, qualificato da mister Ragno come “diverso dai precedenti, in cui si fatica a rintracciare problematiche societarie o di struttura degli organici, sicuramente incline alle sorprese ed all’imprevedibilità. Un raggruppamento complicato, in cui non si potrà parlare di fallimento, in cui vincere le sfide di cartello varrà doppio, ma non sarà decisivo in questo preciso periodo”. La chiarezza è la dote dei pensieri profondi, e lo stratega rossoblu non ha mai mascherato le proprie sensazioni, non ha mai occultato le spiegazioni tattiche, non ha mai dissimulato le sue intenzioni. Catarsi spirituale, appunto: “Non penso si siano smussati gli angoli- abbozza un sorriso, Nicola Ragno- Le critiche le sto ricevendo dalla prima giornata, forse anche ingiuste alcune, però ognuno è libero di valutare il mio operato. Ho girato tantissime piazze, i tifosi considerano il risultato: in alcune circostanze è stato positivo, in altre negativo. Domenica scorsa, al termine della gara vinta con l’Altamura, non mi aspettavo i fischi: io ho stretto un patto con la squadra: prioritario è isolarci e concentrarci nel nostro spogliatoio, qualsiasi cosa succeda all’esterno. Ci guardiamo in faccia, nella consapevolezza di aver fatto il nostro dovere sul campo, conseguenza del lavoro di tutte le componenti”. “Cercheremo di inanellare tanti risultati positivi, anche se conta l’esito del 3 maggio: ma per arrivare primi, non possiamo avere questo tipo di percorso, perché non porta a numeri importanti- confida l’allenatore originario di Molfetta- Nelle prime quattro partite, avevamo incamerato tre vittorie al cospetto dell’unica sconfitta d’esordio. Dopo le debacle contro Sorrento e Foggia, la statistica si è abbassata, non ci ritroviamo più in vetta: le attuali candidate al vertice sono distanziate da pochissime lunghezze. Sono sereno, come tutta la mia squadra: domenica scorsa ho cercato i punti, ciò che avevo predetto alla vigilia si è verificato in campo; un altro risultato negativo casalingo sarebbe stato davvero cruciale per tutti quanti, a livello psicologico. Invece la vittoria ci ha donato quella serenità momentanea, propedeutica a lavorare tranquillamente, e lo abbiamo fatto bene”. Vanta una sofisticata propensione all’analisi degli stati d’animo, delle reazioni, delle tensioni, quindi della fenomenologia della psiche dei suoi allievi, Nicola Ragno: “Dobbiamo essere molto intelligenti e bravi a capire il momento. La settimana scorsa mi sono soffermato sul pragmatismo: l’esperienza mi ha insegnato che servivano i tre punti, si registravano determinate difficoltà che avrebbero occultato un gioco di qualità, erano già state messe in preventivo che sarebbero affiorate nell’arco dei novanta minuti. Pervenire al vantaggio ci ha agevolato- è il racconto – Eravamo reduci da due sconfitte consecutive, uno score così negativo il Taranto non lo annotava da molti anni. E’ normale che, nella testa di qualche giocatore, una simile situazione potesse influenzare a livello di comportamento. Lo avevo preventivato ed è successo”. “Ho interpretato la partita, vinta meritatamente: forse l’Altamura ha avuto un palleggio migliore del nostro, ma io conto sempre le palle gol e le parate del nostro portiere, al netto un paio; nella seconda circostanza, Sposito ha protetto su un rigore in movimento- è il ricordo- Nel primo tempo, abbiamo avuto le occasioni per chiudere la partita, non l’abbiamo fatto. Indietro non si può tornare, bisogna soltanto recuperare i punti persi su altri campi. Martedì si è fatto un discorso tranquillo, sereno, abbiamo condiviso tante cose con i ragazzi: questo è un gruppo eccezionale, a livello di lavoro non posso rimproverare nulla, nemmeno per il tipo di comportamento. Abbiamo curato sia il discorso fisico che il discorso tattico, siamo pronti per affrontare questa grande sfida a Bitonto”. Come un Pigmalione che deve plasmare la sua creatura e che deve essere difeso dagli anatemi esterni, intrisi di pregiudizio, di prevenzione deludente e stucchevole: “Faccio fatica a capire certi personaggi che dicono certe cose- si sfoga mister Nicola Ragno- Li giudicavo diversamente, pensavo fossero delle persone più serie, invece con quello che dicono e continuano a dire, mi sembra che il loro intento sia solo quello di denigrare il nostro ambiente”. “Certamente non destabilizzano me ed i miei ragazzi- confida orgoglioso- Noi ne parliamo, posso garantire che sono diventate situazioni di stimolo per fare ancora meglio. Quando le sentenze provengono da determinati personaggi che non potrebbero dire nulla, che sono dei falliti, gente che in passato ha commesso atti che col calcio non hanno niente a che vedere, si comprende perché qui in Italia può parlare chiunque. Noi discutiamo di calcio: io sono una persona seria, non mi concentro su queste diffamazioni. Mi guardo allo specchio ed ho la coscienza pulita.
Questi personaggi dovrebbero farlo e più volte, ma evitano perché non sono trasparenti. Io vado avanti. Anche se leggo queste cose, non mi condizionano minimamente. Il mio obiettivo, insieme con la squadra, è quello di trarre il massimo per vincere il campionato, ovvero la missione che la società mi ha affidato”. Bitonto è la prossima tappa, intrigante e ruvida. L’allenatore ionico predica una partecipazione ed una produttività maggiori in area di rigore avversaria: gli appassionati auspicano un’aumentata creatività da parte delle “bocche di fuoco” della batteria offensiva. Nell’evoluzione di una retroguardia che sarà modellata ancora in via sperimentale, al cospetto dell’insidioso attacco neroverde: “Se leggo le statistiche, il Taranto è la squadra che ha segnato il maggior numero di gol. Forse gli altri guardano i nomi dei realizzatori- precisa mister Ragno- Esaminando avversarie come lo stesso Bitonto, Foggia, Brindisi, Fasano, Cerignola, Casarano, Andria, esse vantano nell’organico tante punte di spessore. Qui a Taranto si aspettano che sia identificato un bomber prolifico, che l’attaccante di grido segni ogni domenica: quando non accade, gli spettatori iniziano a fischiare”. “Non posso fischiare un Genchi, un Favetta, un Croce, un D’Agostino: sono giocatori che devono essere lasciati tranquilli, devono essere aiutati ad esprimersi al meglio- continua- Avvertire una pressione esagerata addosso, anche se sana, inconsciamente può condizionare: il tifoso tarantino deve pensare soprattutto ad aiutare la squadra nelle difficoltà. Se poi iniziamo a fischiare anche quando si vince, vuol dire che il calcio è finito. Li rispettiamo, non condividiamo, e ci siamo dati un altro obiettivo: se i tifosi hanno fischiato, vuol dire che non abbiamo fatto quel che dovevamo fare. Sempre rispettando le loro idee, io non condivido: dobbiamo migliorare ancora, dobbiamo crescere, così i risultati saranno ancora più belli”. Personalità e cinismo saranno peculiarità fondamentali per il campionato in corso: “Credo che non saranno mai concesse molte palle gol: bisogna sfruttarle, perché sbloccare subito il punteggio può agevolare, evitando di pagare cari gli errori- chiosa Ragno- Se sei bravo tatticamente e concedi poco alla squadra avversaria, possono giocare anche tre under in difesa. Non lo faccio mai pesare nello spogliatoio: i ragazzi sanno che sono tutti titolari. Quando preparo la partita durante la settimana, non schiero mai gli undici miei, non ce ne sono, li mischio sempre. Devono soltanto farsi trovare tutti pronti, al momento giusto”.
Alessandra Carpino














