Il nuovo tariffario nazionale per le prestazioni di specialistica ambulatoriale riaccende il confronto politico sul costo delle cure sanitarie. Dal 21 settembre sono entrate in vigore le nuove tariffe per numerose prestazioni, con un incremento medio stimato intorno al 5,8%. L’aumento delle tariffe non coincide però necessariamente con un identico aumento del ticket effettivamente pagato dal cittadino, poiché nella maggior parte delle Regioni resta il tetto massimo di 36,15 euro per ricetta per i non esenti.
A intervenire è il consigliere regionale Cosimo Borraccino, che contesta la scelta di incrementare i costi a carico dei cittadini in una fase economica che, secondo l’esponente politico, renderebbe particolarmente gravoso l’accesso alle prestazioni sanitarie.
«È inconcepibile che si possa pensare di dover rinunciare alle cure per motivi economici», afferma Borraccino, che parla di un ulteriore aggravio per le famiglie e per i pazienti che necessitano di visite ed esami specialistici.
Tra i dati citati dal consigliere regionale figurano i 27 milioni di euro di ticket aggiuntivi collegati al nuovo tariffario e un incremento medio delle tariffe del 5,8%. Il nuovo sistema riguarda centinaia di prestazioni di specialistica ambulatoriale.
Particolare attenzione viene posta sulle prime visite specialistiche. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma incluso passa infatti da 33,60 a 38 euro come tariffa nazionale, con un incremento di 4,40 euro. L’agoaspirato della mammella passa invece da 31,25 a 36,50 euro, con un aumento di 5,25 euro.
Il dato tariffario, tuttavia, non determina automaticamente l’importo finale sostenuto dal paziente. In molte Regioni il ticket ordinario è infatti soggetto al limite massimo di 36,15 euro per ricetta. Nel caso della visita cardiologica, ad esempio, l’esborso effettivo per un cittadino non esente può quindi essere inferiore alla nuova tariffa nazionale.
Borraccino contesta in particolare l’aumento applicato alle prestazioni che rappresentano, secondo la sua valutazione, un passaggio importante nel percorso diagnostico e terapeutico. «La salute è un diritto inviolabile e la possibilità di effettuare delle visite specialistiche deve essere garantita e accessibile a tutti», conclude il consigliere regionale.















