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Torma: “Il Taranto sta vivendo un periodo duro ma raggiungerà i suoi obbiettivi. È tassativa una riforma dei campionati professionistici”

Torma: “Il Taranto sta vivendo un periodo duro ma raggiungerà i suoi obbiettivi. È tassativa una riforma dei campionati professionistici”

“È impensabile che la C sia l’unica categoria senza il VAR pur essendo professionista, bisogna cambiare le cose perché rispetto all’Europa siamo indietro”

di Davide Malavisi

Abbiamo avuto il piacere di intervistare ai nostri microfoni Gianluca Torma, direttore sportivo e talent scout per Italia ed estero al quale abbiamo chiesto parere sul campionato di Serie C girone C, sul Taranto e l’attuale situazione della categoria professionistica.

Quali sono le sue impressioni di questa Serie C Girone C che sta arrivando alle battute finali?

“Il Catanzaro è sicuramente la squadra che merita di vincere il titolo. Durante gli anni passati ha seguito la sua meticolosa programmazione, ha mantenuto il suo allenatore e l’ossatura dei campionati passati aggiungendo giocatori di enorme spessore. Mi viene di paragonarlo al Napoli in Serie A per numeri, quantità di gol e atteggiamento.”

Al di fuori delle prime posizioni vediamo invece una classifica davvero corta, dai playoff ai playout la distanza è davvero minima, da cosa può dipendere secondo lei?

“E’ una classifica che si è andata a delineare lentamente, questa Serie C a mio parere è livellata verso il basso. Seguo questa categoria da quindici anni e vedo un costante peggioramento. C’è sempre meno spettacolo e si bada solo al risultato e anche grazie a questo i valori delle squadre escono fuori. La vera sorpresa a mio parere è il Cerignola che da matricola sta facendo un campionato importante.”

Parlando del Taranto, al momento la squadra sta passando un periodo di difficoltà, segna poco ma subisce altrettanto poco. Cosa pensa del percorso dei rossoblù sino ad ora?

“A mio parere dal subentro di mister Capuano e di Luca Evangelisti si sta facendo un ottimo lavoro. Un campionato difficile ma allo stesso tempo sfortunato, il Taranto ha avuto tante situazione arbitrali a sfavore come l’ultima contro il Potenza dove si è vista annullare un gol regolare scandaloso. Al netto di tutto sono sicuro che possano raggiungere l’obbiettivo prefissato. E’ importante ricordare che quando subentra un nuovo staff devi adattarti a ciò che hai e tentare di valorizzare gli elementi che si hanno a disposizione per questo la salvezza del Taranto sarebbe un risultato strepitoso.”

Parlando di subentro, Capuano è arrivato alla terza giornata di campionato e a gennaio è stato svolto un calciomercato più adatto al suo stile di gioco. Le punte al momento fanno un po’ di fatica, è possibile che il mercato abbia rotto alcuni equilibri o è semplicemente un periodo negativo?

“Penso che il mercato di gennaio sia quello più complesso. Chi ha dei giocatori performanti è quasi impossibile che li vada a cedere, la sfida è trovare dei giocatori che hanno bisogno di rilancio e puntare su di loro. Il Taranto è una squadra difficile da battere e super organizzata e reputo Capuano uno degli allenatori di spicco di questa categoria e sappiamo quale sia il suo stile di gioco; in questo momento dato che è necessario portare il risultato a casa è importante la sostanza. Segnano poco si, ma hanno una difesa solida e sono sicuro che i ragazzi si sbloccheranno. Certo è che chi gioca nelle squadre di Capuano sa perfettamente che dovrà fare delle partite di sacrificio.”

Direttore lei ha avuto esperienze importanti all’estero, il primo nome che mi viene in mente è quello del Watford, ci sono delle grandi differenze con l’Italia sull’impiantistica e organizzazione?

“La differenza è notevole e siamo anni indietro. Da tantissimo tempo si parla di riforme, strutture, giovani e settori giovanili ma solo a parole. Rispetto all’Inghilterra siamo distanti anni luce. Fin quando non ci sarà un cambio di mentalità e ci saranno le strutture adeguate allo sviluppo di settori giovanili, scout, ecc. Solo a quel punto potremmo vedere un cambiamento, ma fino ad allora rimaniamo molto indietro alle altre realtà europee.”

Ogni anno, inoltre, le squadre hanno gravi problemi economici che portano alla difficoltà di sostenere lo stesso campionato in cui sono iscritte. È una cosa che nei campionati esteri si vede davvero di rado…

“La riforma giusta a mio parere sarebbe quella di fare tre leghe (Serie A, B e C) e di fare molto semi professionismo perché ad oggi la pressione fiscale in Italia è davvero notevole ed è difficile sostenere economicamente una società in Serie C. Queste persone vanno ringraziate perché tolgono soldi alle loro aziende per inserirle nel calcio. A differenza delle altre leghe nella Serie C ci sono moltissimi costi e pochi ricavi. Nella mia ideale Serie C partecipano le 20 squadre più importanti con un bacino di utenza rilevante, anche perché fa strano vedere delle società con poco più di trecento paganti. Inoltre, non capisco perché la Serie A prenda cinquanta milioni di diritti televisivi per squadra, la B cinque milioni mentre la Serie C riesce a prendere a malapena cinquecentomila euro tramite minutaggio e poco altro. Servirebbe una ripartizione un po’ più equa per permettere a tutti di fare calcio senza andare in enorme perdita. Se si aumentassero anche i soldi per le squadre di C riusciremmo a vedere sicuramente più qualità e meno partite blande atte solo al risultato.”

Ciò come citato da lei prima sfocia nell’unica risorsa utile ovvero il minutaggio che però alla lunga non “premia” effettivamente le società giusto?

“Ad oggi al massimo fai tre anni di professionismo con questo metodo. All’epoca almeno quindici anni in Serie C li facevi mentre ora, dopo soli 3 anni, non sei under ne in C e nemmeno in D. Le seconde squadre sarebbero un’ottima cosa, basti guardare la Juventus che da lì ha fatto uscire gente come Miretti. Perché lo fa solo la Juve? La seconda squadra è fondamentale perché è si un investimento importante ma allo stesso tempo può far guadagnare tanto tempo e far crescere ragazzi già con esperienza. In Spagna e Inghilterra il calciatore dopo le giovanili passa nelle varie seconde squadre per formarsi al meglio per poi rilanciarsi. Da noi invece arrivano in primavera e dopo essa sono costretti a ripartire dai dilettanti e sostanzialmente ripartire da zero.”

È un vero e proprio percorso di formazione e di crescita, poi magari il ragazzo viene ceduto ma almeno ha un bagaglio importante alle spalle.

“Esattamente, prendi come esempio il Barcelona, ha svincolato Joan González che è stato preso dal Lecce ed ora è titolare in Serie A dopo un anno di primavera. Hai idea di quanti giocatori come Gonzalez ci sono? In Italia non succede perché dopo la primavera il ragazzo viene lasciato libero o mandato in B. Alcuni vanno in difficoltà perché non tutti sono già pronti ad affrontare un campionato di cadetteria. Anche la C è un grande terreno di formazione, ho scoperto gente del calibro di Di Lorenzo o lo stesso Insigne che è partito dalla Cavese per poi andare con Zeman sia a Foggia che Pescara e poi è diventato quello che tutti conosciamo oggi.”

In questo modo i giocatori perdono fiducia subito e interrompono la loro carriera da giovani?

“Esaltano i ragazzini dai 14 anni e poi a 18 anni già vieni scaricato. Ogni giocatore è diverso, ci sono i ragazzi che sono pronti mentre altri hanno bisogno di tappe e di crescita. Ci vuole equilibrio.”

Ritornando alla Serie C, è l’unica serie professionistica che ancora non dispone del VAR, lo vedremo nel prossimo futuro secondo lei?

“Con tutti i soldi che le società di C spendono dovrebbe essere tassativo avere il VAR, vidi una partita dell’Ancona a cui non venne dato un rigore solare che con il VAR sarebbe stato sicuramente concesso. Stessa identica cosa per il Taranto, con il VAR non perde a Potenza. Ha poco senso mettere il VAR solo nei playoff. Ma la C è sempre stata in ritardo; ci sono voluti anni solo per mettere i nomi dietro le maglie, il quarto uomo e gli auricolari agli arbitri. La stessa classe arbitrale non è all’altezza, la C viene usato come banco di prova perché se ci sono errori in questa categoria non vi è tanto rumore come nelle categorie superiori. E ‘importante partire con le riforme per invertire una rotta che al momento sta solo facendo del male alle squadre di questa categoria, perché senza strutture, campi e organizzazione è tutto precario.”

Tags: Taranto FC 1927
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