di Domenico Palmiotti – Il Quotidiano
«Un passaggio tecnico che deve consentire di superare le criticità e lo stallo riscontrati nella gestione delle attività del Comitato stesso». Così Andrea Abodi, ministro dello Sport nel Governo Meloni, spiega perché da lunedì sera il Governo è uscito dal comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo di giugno 2026, con Taranto sede principale e altri comuni, tra cui Brindisi e Lecce, luogo di ulteriori eventi. Nessuna rottura dunque, dice Abodi, né i Giochi sono in discussione, anche se di tempo per ristrutturare e costruire gli impianti sportivi ne è rimasto poco (due anni e mezzo) e i soldi disponibili, 150 milioni deliberati dal Parlamento e ora affidati alla gestione del commissario Massimo Ferrarese, sono insufficienti. «I XX Giochi del Mediterraneo rappresentano una priorità per il Governo» chiarisce Abodi, per il quale «l’uscita del nostro Dipartimento per lo Sport dal Comitato organizzatore, che fa seguito a quella del Coni» non è per buttare tutto in aria ma per resettare l’organizzazione e quindi ripartire. «Nei prossimi giorni, d’intesa con il ministro Fitto – annuncia Abodi -, inviterò al tavolo il presidente del Coni Malagò, insieme ai rappresentanti della Regione Puglia e del Comune di Taranto, per ricomporre il comitato su nuovi presupposti». Per il ministro «sarà fondamentale la collaborazione con il commissario Massimo Ferrarese al quale abbiamo già trasferito le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione delle opere, indispensabili per l’organizzazione dei Giochi ai quali attribuiamo significati e utilità sociale che vanno ben oltre la pur nobile dimensione sportiva che rappresentano». Quest’ultimo passaggio del ministro probabilmente è molto più significativo di quello precedente, dove spiega perché il Governo si è messo fuori dal comitato dopo che il Coni lo aveva già fatto a fine luglio. Abodi parla infatti di «collaborazione fondamentale» col commissario Ferrarese che il Governo ha nominato ai primi di giugno poiché l’organizzazione della manifestazione (che richiamerà da 26 Paesi dell’area mediterranea circa 4mila atleti di varie discipline sportive) ha accumulato troppi ritardi in relazione all’allestimento delle opere. Ecco il punto: collaborazione tra le parti. Converrà ricordare che la nomina di Ferrarese all’inizio fu osteggiata dal governatore pugliese Michele Emiliano, che paventò anche un ricorso alla Corte Costituzionale. Emiliano ritenne infatti il provvedimento del Governo «lesivo delle prerogative della Regione Puglia in quanto non adeguatamente coinvolta nella procedura di nomina del commissario straordinario». Di altro tenore fu invece la dichiarazione del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci: «Accogliamo favorevolmente la nomina del Governo, pronti a collaborare». Questo accadeva a inizio giugno. Poi il corso delle cose ha preso tutt’altra piega. Il rapporto tra Ferrarese e Melucci è entrato in fibrillazione diventando teso. Tra scambio di pec e polemiche. Col sindaco che rivendicava l’erogazione dei fondi per andare avanti con i progetti e il commissario che ribatteva chiedendo di voler vedere prima i progetti. Il chiarimento tra i due è avvenuto il 28 agosto in un incontro, ma la tregua è durata poco perché dopo il 7 settembre, all’indomani di un’altra riunione, il rapporto tra Melucci e Ferrarese è di nuovo andato in affanno. Stavolta sullo stadio, impianto di punta dei Giochi. Che il sindaco vuole tutto nuovo, abbattendo l’attuale Iacovone e ricostruendolo, mentre il commissario è per la ristrutturazione completa dell’impianto. Ma un altro elemento di conflitto è dato dal ruolo di Elio Sannicandro, direttore generale di Asset, l’Agenzia della Regione Puglia, e del comitato organizzatore dei Giochi. Il modo in cui esercita il suo ruolo e il suo approccio ai Giochi, non sembrano essere condivisi da Governo, Coni e commissario, per cui nel riassetto del comitato, fermo restando la presenza delle istituzioni, non è da escludere che il compito di Sannicandro sia affidato ad altri. In particolare, non è stato accettato il fatto che Sannicandro, a Coni già uscito dal comitato, abbia contattato alcune federazioni sportive per un confronto. Un protagonismo interpretato come un tentativo di scavalcare il Coni. «Il Governo si tira fuori dal comitato solo per farne un altro e rilanciare – dichiara Ferrarese – I Giochi non più a Taranto come capitale? Non esiste e non l’accetterei io. Ma assicuro che nessuno vuole cambiare strada. Si vuole invece cambiare un modo di agire sino ad oggi deleterio, tant’è che si sono persi quattro anni».













