di Domenico Ciquera
Il presidente del Taranto Calcio, Vito Ladisa, ai microfoni di Studio 100, ha commentato le recenti tensioni legate alla mancata presentazione della squadra a Brindisi, spiegando al contempo i progetti futuri della società.
Brindisi
«Ho fatto un ragionamento generale che aveva come obiettivo un elemento essenziale: il rigore e la disciplina sportiva. Ho avuto esperienze precedenti nello sport, ma non mi era mai capitato di vedere un reclamo prima presentato e poi ritirato con un intervento che definirei abuso di potere e violazione di principi. Un reclamo, quando ci sono elementi negativi e profili di legittimità sportiva, non può essere semplicemente ritirato per un accordo inter partes. Questo è un segnale preoccupante: dimostra che accordi sottobanco, che non rappresentano certo il miglior esempio per lo sport, vengono invece consentiti, violando la par condicio tra chi partecipa a una competizione.
A questo aggiungo, per parità di trattamento, le parole dette dal nostro direttore sportivo: ha ricevuto da me il chiaro messaggio di parlare meno, mentre altri hanno parlato troppo senza ricevere alcun richiamo.
Al popolo tarantino dico che non dobbiamo più credere a nulla se non a ciò che viene accertato. Purtroppo la realtà ci ha messo di fronte a un concetto di scarsa credibilità e di forte disinformazione. Quanto accaduto a Brindisi è un disdoro per tutti, soprattutto per lo sport. Con la mia presenza non ci saranno più “iene fuori onda”, soprusi o furbizie ai danni del Taranto Calcio. Chi pensa di arricchirsi a spese della società troverà davanti una persona consapevole del proprio ruolo, del lavoro che fa e di quello che può dare».
Tifoseria unita
«Con la tifoseria c’è un amore reciproco. Penso che, se una persona trasmette rispetto, riceve rispetto. Noi siamo uniti nella comunicazione, nel tifo e nella passione. Se un tifoso decide di togliere 10 euro alla propria famiglia per seguire la squadra, quel gesto vale più di un miliardo: non è il denaro in sé, ma il valore del sacrificio e della passione.
La nostra è una società controllata da una capogruppo con migliaia di dipendenti e una patrimonializzazione importante, costruita sul lavoro di mio nonno, mio padre e della mia famiglia. Rispetto alle società con cui ci confrontiamo, dobbiamo certamente giocare ad armi pari, ma prima di parlare del Taranto sarebbe opportuno analizzare con chi ci si confronta: una tifoseria matura e delle istituzioni cittadine serie.
Non tollereremo contaminazioni esterne: chi pensa di poter derogare a questi principi non ci conosce e non conosce i tarantini, che oggi hanno ben chiaro chi hanno di fronte».
Organico societario
«In meno di un mese abbiamo costruito tanto. In soli 40 giorni abbiamo lavorato su più fronti. C’è un’organizzazione che lavora nell’ombra per realizzare ciò che presenteremo pubblicamente da qui a 30 giorni, con un’integrazione del progetto che il commissario Ferrarese consegnerà alla città, comprendente uno stadio completo, nuovi investimenti sportivi e infrastrutturali.
Abbiamo una struttura organizzata, anche se al momento senza sede stabile, ma spero di averla al più presto. Giocando perennemente “fuori casa”, in soli 40 giorni abbiamo sviluppato il piano tecnico, economico, di marketing e quello sociale legato all’aspetto culturale, turistico e sportivo. Sul piano tecnico lavorano sei ingegneri, e abbiamo visitato una delle principali società italiane con il più grande investimento del settore. I ruoli ci sono tutti e stiamo costruendo basi solide».
Mercato
«Faremo tutto il necessario. Il direttore sportivo ha mandato pieno e agirà di conseguenza».
Aspetti positivi
«Mi ha colpito la bellezza di Taranto. Pur lavorando qui da 25 anni con due strutture, non avevo mai vissuto davvero la città. Oggi posso affermare, senza essere smentito, che Taranto e i tarantini meritano tutto il mio rispetto, la mia devozione e la mia gratitudine».













