di Maurizio Corvino
Abbiamo avuto il piacere di ascoltare le parole del Direttore di SportEconomy nonché ex Vice Presidente ed ex Presidente vicario di Lega Pro, Marcel Vulpis. Ci siamo soffermati sulla stagione che si avvia per qualcuno al termine e per altri all’appendice playoff/playout, sulla stagione del Taranto, la questione penalizzazione e la situazione impiantistica in Italia con uno sguardo allo Iacovone.
Panoramica sui tre gironi – Hanno vinto i rispettivi gironi tre squadre a sorpresa. Cesena e Juve Stabia hanno vinto con un mix di esperti e giovani in un contesto sereno, hanno avuto continuità di rendimento. Addirittura il Mantova era una ripescata dalla serie D, sono stati bravissimi a sfruttare l’occasione non banale di giocarsi le proprie carte in serie C. La serie C è un torneo difficilissimo, non è mai facile fare pronostici. Pensiamo alla Pro Sesto che l’anno scorso venne scavalcata alla fine dalla Feralpisalò e quest’anno giocherà i playout, questo vuol dire che di anno in anno è difficile mantenere una costanza nella programmazione sportiva, pochi ci riescono e penso al Padova che da anni arriva in zona playoff alta e poi non riesce a brillare nelle fasi finali. Ogni anno ci sono conferme e flop inattesi, la Virtus Entella è stata nelle parti alte del calcio italiano in serie B e quest’anno ha deluso, l’Avellino col suo blasone è sempre in alto ma poi soffre la fase playoff; in serie C non basta il blasone, non basta chiamarsi Avellino, o Catania per vincere, occorrono le gambe, la condizione fisica, soprattutto nei playoff. A proposito del Catania, se non avesse vinto la Coppa Italia probabilmente non avrebbe fatto i playoff ed è ancora a rischio playout in campionato.
La giostra dei sogni – I playoff sono una roulette russa, se li fai col vantaggio della seconda posizione in campionato capita che li perdi mentre qualche anno fa il Cosenza dimostrò di poterli vincere anche partendo dall’ultima posizione utile per disputarli. Entrano in campo tante variabili, penso anche al Lecco di un anno fa che vinse nonostante forse il Foggia fosse più forte e ricordo si lamentò anche di qualche decisione dubbia arbitrale. Questi esempi ci dicono che è difficile indicare se convenga iniziare a giocarli dal primo turno ed essere rodati o entrare in gioco dopo più freschi ma con meno ritmo partita.
Il Taranto di Capuano – Mi viene da dire che Eziolino è tornato giovane a Taranto, non so se il suo è un miracolo sportivo ma è sicuramente riuscito a trovare la quadra, sia nella scelta dei giocatori che nella gestione dello spogliatoio. E’ stato ben coadiuvato dal presidente Giove che, nonostante oggetto della contestazione ultras, negli ultimi anni non ha fatto male e addirittura quest’anno, non considerando la penalizzazione, la squadra sarebbe seconda in classifica ad una giornata dalla fine con la possibilità di giocarsi i playoff da una posizione importante. Il Taranto è l’esempio che quando si lascia lavorare bene l’allenatore con la squadra, e la squadra ha comunque delle qualità, i risultati poi arrivano.
Penalizzazione, ricorso e rinvio playoff – Non entro nel merito delle dinamiche che hanno generato la penalizzazione ma se il Taranto ritiene ingiusto l’addebito dei quattro punti di penalizzazione, fa bene a ricorrere al Collegio di Garanzia del Coni, che è un po’ come se fosse la Cassazione dello sport. Quando si arriva a generare degli effetti sportivi su basi di natura amministrativa si entra in un ginepraio di difficile soluzione, si entra nel “mare magnum” delle interpretazioni e le interpretazioni sono spesso soggettive, dipende da come il soggetto che ti trovi difronte vuole interpretare quella norma. Il nostro è purtroppo un paese con milioni di leggi e milioni di interpretazioni. Mi auguro che il ricorso del Taranto possa avere riscontro favorevole al Coni, perché ritengo che togliere dei punti conquistati sul campo, impedendo di raggiungere determinati risultati, sia difficile da digerire per chi ne rimane coinvolto, non solo alle dirigenze, non solo agli allenatori ma soprattutto ai calciatori. Pertanto spero che il Taranto alla fine potrà giocarsi i playoff nella migliore posizione decretata dai risultati sul campo, come giusto che sia, e poi che li vinca il migliore. Sull’eventualità di posticipare i playoff penso che la Lega saprà come gestire la situazione, sicuramente, se saranno valutati tempi troppo lunghi, l’inizio dei playoff potrebbe slittare almeno di una settimana.
Difficoltà delle società, una prassi in serie C – Una lega composta da 60 club, più di serie A e serie B insieme, è una lega complessa. Negli ultimi dieci anni ha la serie C ha sempre avuto dei problemi, nonostante le varie governance siano sempre alla ricerca di soluzioni migliori, non è mai facile confrontarsi con 60 presidenti con ognuno la propria idea, la propria necessità e le problematiche di una sola società, ricadono inevitabilmente poi su tutto il sistema. Con questo non dico che il Taranto stia sbagliando, anche io se fossi al posto del presidente Giove, e se ritenessi di essere nella ragione, mi difenderei fino all’ultimo grado di giustizia sportiva.
Difficoltà italiane nel realizzare stadi – In Italia chi ha costruito un proprio stadio sono le società che hanno una proprietà forte, ne cito qualcuno, gli Agnelli per la Juventus, la Mapei per il Sassuolo, i Pozzo all’Udinese, i Percassi per l’Atalanta, gli Stirpe per il Frosinone, tutti imprenditori di alto profilo dove vi è un controllo della filiera organizzativa accentrata e concentrata sul proprietario delle azioni. Esistono poi due tipi di presidenti, quelli che costruiscono stadi, non dico in silenzio, ma mettendoci i soldi e finendoli nei tempi previsti, poi ci sono quelli che amano raccontare che faranno gli stadi, girano col plastico sotto al braccio e solo perché sono azionisti del club aspettano che il costruttore si faccia carico delle spese dello stadio per averne poi solo un piccolo ritorno economico, ma non conosco nessun costruttore che ti regala la costruzione dello stadio, al massimo diventa partner societario. Per fare gli stadi servono i soldi e i primi a metterli devono essere coloro che ne usufruiranno, altrimenti, dopo, non possono andare a lamentarsi dalle istituzioni perché non si fanno gli stadi. Oggi va di moda lanciare progetti ma pochi diventeranno realtà.
La querelle Iacovone – Mi auguro che il Taranto possa giocare nel proprio stadio, seppur a capienza ridotta, seppur tra tante difficoltà, perché girovagare per la Puglia (nella migliore delle ipotesi) avrebbe generato una grossa perdita economica per il club. Non tutti i tifosi avrebbero potuto seguire la squadra per situazioni economiche e poi sarebbero sorte difficoltà di ordine pubblico a causa degli spostamenti degli ultras. Quella di mandare la squadra a giocare fuori non la ritenevo una grande idea e spero che le istituzioni abbiano capito la necessità di giocare allo Iacovone seppur in presenza di una massiccia ristrutturazione settoriale.














