Si è aperta puntualmente allo stadio Erasmo Iacovone, gremito in ogni ordine di posto, la cerimonia di chiusura dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. Una serata di festa, musica ed emozioni, con il pubblico protagonista e numerosi ospiti sul palco, tra cui la showgirl pugliese Rossella Brescia, originaria di Martina Franca.
Ad aprire lo spettacolo sono stati i Terraross, seguiti da Karima, con le esibizioni accompagnate dall’Orchestra della Magna Grecia. Fuochi pirotecnici, coreografie e giochi di luce hanno accompagnato la serata, mentre nello stadio hanno sfilato le bandiere dei 26 Paesi che hanno preso parte alla ventesima edizione della rassegna.
Particolarmente intenso il momento dedicato alla bandiera italiana. Accolta dai cori e dagli applausi del pubblico, è stata accompagnata nell’alzabandiera dalla portabandiera azzurra Mia Zottoli. Tutto lo stadio si è poi alzato in piedi per l’Inno di Mameli, in un clima di forte partecipazione e commozione.
Il passaggio di consegne
Subito dopo è arrivata la bandiera del Kosovo, Paese che ospiterà la prossima edizione dei Giochi del Mediterraneo nel 2030. Al centro del tradizionale passaggio di consegne il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, insieme alle rappresentanze italiana e kosovara, in uno dei momenti istituzionali più significativi della serata.
Nel suo intervento, il commissario straordinario Massimo Ferrarese ha voluto sottolineare il significato che la manifestazione ha assunto per Taranto e per l’intero movimento sportivo mediterraneo.
«Si spengono le luci su questa edizione, ma il ricordo resta acceso», ha detto Ferrarese, ricordando come i Giochi abbiano unito tre continenti «tra sport e amicizia, fratellanza e lealtà».
«Culture e storie differenti sono state unite dallo sport. Restano le ferite di conflitti ancora aperti, ma abbiamo dimostrato di essere capaci di unire il mondo. La pace si costruisce attraverso lo sport e il rispetto», ha aggiunto.
Ferrarese ha quindi rivolto un ringraziamento a Meherez Bussayenne, al Coni, alle federazioni internazionali, al Governo italiano per le risorse garantite, oltre che a Comune e Provincia di Taranto, Regione Puglia, forze dell’ordine, Marina Militare e Aeronautica. «Sono stati i Giochi più belli di sempre», ha concluso, accolto dagli applausi dello stadio.
«Grazie Taranto, grazie Italia»
È stato quindi il presidente del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, Meherez Bussayenne, a salutare ufficialmente Taranto. «Grazie Taranto, grazie Italia», le sue parole prima di dare appuntamento a Pristina per l’edizione del 2030 e sancire la conclusione ufficiale dei Giochi.
Ma la cerimonia non si è fermata alla parte istituzionale. La festa è proseguita con l’armonicista Moses Concas e con i Rockin’1000, protagonisti di una trascinante esecuzione di “Innuendo” dei Queen.
A seguire, Serena Autieri, accompagnata dall’Orchestra della Magna Grecia, ha regalato al pubblico altri momenti di grande intensità, compreso un omaggio a Domenico Modugno, simbolo della Puglia e della musica italiana nel mondo. Sul palco anche la cantante Mille, per un finale all’insegna dello spettacolo e della musica.
Il bilancio di una lunga sfida
Si chiude così una manifestazione bella, emozionante, ma anche lunga e faticosa per chi l’ha vissuta sul campo e soprattutto per chi, in questi mesi, ha lavorato dietro le quinte per consentirne la riuscita.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che resta sullo sfondo della festa finale: accanto alla soddisfazione per il risultato raggiunto, rimane anche il rammarico per chi, pur avendo lavorato con impegno durante questi mesi, non ha avuto la stessa visibilità di chi ha potuto vivere la fase conclusiva sotto i riflettori.
Una considerazione che non cancella il risultato complessivo, ma richiama l’attenzione sul lavoro spesso meno visibile che accompagna eventi di questa portata. Dietro una cerimonia, una gara, un impianto pronto o un’organizzazione che funziona ci sono infatti mesi di lavoro, sacrifici e responsabilità.
Alla fine, però, a parlare sono soprattutto i fatti. E i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 hanno consegnato alla città una manifestazione capace di attirare pubblico, atleti e attenzione internazionale, lasciando una eredità sportiva e infrastrutturale importante.
Anche le numerose critiche e i dubbi sollevati nei mesi precedenti sull’organizzazione e sul lavoro del commissario Ferrarese hanno trovato la loro risposta nel risultato finale. Al di là delle opinioni e delle letture politiche, sono stati i numeri, la partecipazione e la riuscita complessiva della manifestazione a fornire il verdetto più concreto.
Ora le luci dello Iacovone si spengono sui Giochi. Per Taranto, però, comincia la fase forse più importante: trasformare il successo della manifestazione in un patrimonio duraturo per la città e per il suo sport.














