di Luca Chianura
La filosofia, talvolta, viene in soccorso anche del calcio. E quando si parla di corsi e ricorsi storici, il pensiero non può che correre a Giambattista Vico. A Taranto, nel giro di appena otto mesi e tre giorni, la storia sembra essersi ripetuta con una puntualità quasi sorprendente, cambiando soltanto i protagonisti del ribaltone.
Era domenica 4 gennaio 2026 quando la Polimnia superò il Taranto per 1-0, in campo neutro a Mola. Al termine della partita, intervenendo in diretta attraverso il media partner, fu il direttore sportivo Danilo Pagni ad annunciare l’esonero dell’allenatore Gigi Panarelli.
Domenica 7 settembre 2026, sempre contro la Polimnia e nello stesso stadio, il Taranto ha pareggiato 2-2. E ancora una volta il dopo gara è diventato il teatro di un terremoto societario. Questa volta è stato il presidente rossoblù Sebastiano Ladisa, sempre in diretta televisiva, a comunicare l’esonero del direttore sportivo Danilo Pagni, dell’allenatore Alberto Giuliatto e dell’intero staff tecnico.
Due partite contro lo stesso avversario. Lo stesso impianto. Due rivoluzioni tecniche. In mezzo, poco più di otto mesi. Un parallelismo che, al di là delle coincidenze, racconta soprattutto la difficoltà del Taranto nel trovare una continuità progettuale.
Due ribaltoni che interrogano la società
Gli ultimi provvedimenti rappresentano inevitabilmente anche una certificazione degli errori commessi nelle scelte effettuate negli ultimi mesi, dalla costruzione dell’organico agli ingaggi degli allenatori.
Panarelli e Giuliatto erano arrivati sulla panchina rossoblù dopo l’esperienza di Ciro Danucci, in una successione di scelte che oggi impone inevitabilmente una riflessione più ampia. Cambiare guida tecnica può essere una necessità quando i risultati non arrivano, ma quando i ribaltoni diventano ricorrenti il problema rischia di essere più profondo e di coinvolgere l’intera impostazione del progetto sportivo.
Il Taranto, ancora una volta, è costretto dunque a ripartire. E dovrà farlo con la consapevolezza che il margine per nuovi errori si è inevitabilmente ridotto.
Il toto-direttore sportivo e la panchina
In queste ore il mercato dei nomi è già entrato nel vivo. Per la successione di Danilo Pagni è stato scelto Francesco Montervino, storico capitano del Napoli e del Taranto, preferito a Savino Daleno.
Per la panchina, invece, sono diversi i profili al vaglio. La corsa alla sostituzione di Alberto Giuliatto coinvolge Salvatore Ciullo, Fabio Prosperi e Ciro Ginestra, ma in pole è spuntato Feola che ha confermato il contatto.
Ha invece declinato la proposta avanzata dal presidente Sebastiano Ladisa Nicola Ragno, mentre appare tramontata sul nascere anche l’ipotesi Eziolino Capuano, il cui nome continua a essere fortemente condizionato dai rapporti con la tifoseria organizzata e dalla nota vicenda dei certificati medici risalente al periodo della presidenza di Massimo Giove.
E poi c’è una suggestione che parte direttamente dallo spogliatoio. I senatori della squadra rossoblù starebbero caldeggiando il ritorno di Ciro Danucci, tecnico che aveva già guidato il gruppo e che potrebbe rappresentare, nella lettura di alcuni elementi della rosa, una soluzione nel segno della continuità.
Naturalmente, nel calcio le indiscrezioni devono lasciare spazio alle decisioni ufficiali. Ma il quadro delle candidature racconta già quanto sia delicata la scelta che attende la società.
Una squadra costruita sui nomi, ma il campionato chiede altro
Al di là degli uomini che occuperanno le nuove caselle dell’organigramma, resta però la questione più importante: la squadra.
La prestazione offerta contro la Polimnia è stata giudicata severamente dalla piazza rossoblù. Un Taranto apparso in difficoltà praticamente in ogni reparto e incapace di imprimere alla partita un’identità convincente.
La difesa è sembrata vulnerabile e soprattutto colpevole in occasione delle due reti messe a segno dall’ex di turno Gaetano Palmisano. Il centrocampo ha evidenziato carenze sia nella costruzione della manovra sia nella fase di filtro, lasciando spesso scoperti spazi importanti. Davanti, invece, l’attacco è apparso troppo poco servito e incapace di creare reali pericoli alla porta avversaria.
Il risultato finale, il 2-2 maturato in extremis, ha quindi mascherato soltanto in parte una prestazione che ha lasciato numerosi interrogativi.
Il peso dell’anagrafe e la legge dell’Eccellenza
La critica più dura arrivata dalla tifoseria, attraverso i social e le chat WhatsApp, ha riguardato soprattutto la costruzione dell’organico.
A Pagni viene contestato di aver allestito una squadra composta da giocatori dai nomi importanti, con ingaggi considerati molto elevati e un’età media altrettanto significativa.
Esperienza, tecnica e curriculum rappresentano certamente valori importanti. Ma non sempre queste caratteristiche sono automaticamente sinonimo di efficacia in un campionato regionale come l’Eccellenza.
È una competizione che impone ritmi, caratteristiche e sacrifici particolari. Il talento individuale può fare la differenza, ma spesso non basta. Servono corsa, intensità, capacità di soffrire, disponibilità al sacrificio e soprattutto la volontà di disputare ogni pallone come se fosse decisivo.
In altre parole, serve una squadra capace di sudare la maglia.
Adesso parlano soltanto il campo e la maglia
È questo il punto dal quale il Taranto dovrà ripartire. Qualunque sarà il nuovo direttore sportivo e qualunque sarà il nome del prossimo allenatore, non basteranno più i curriculum o gli annunci.
La risposta dovrà arrivare dal campo.
La squadra dovrà dimostrare di aver compreso il momento, assumersi le proprie responsabilità e ritrovare quella compattezza che finora è mancata. La società, parallelamente, dovrà evitare di farsi trascinare dalle oscillazioni dell’ambiente e costruire una linea tecnica coerente, senza ulteriori improvvisazioni.
Perché dopo due ribaltoni in poco più di otto mesi, il problema non può essere semplicemente individuato nel nome dell’allenatore o del direttore sportivo di turno. Occorre interrogarsi sulle scelte complessive, sulla costruzione dell’organico e sulla reale compatibilità tra le caratteristiche dei calciatori e il campionato da affrontare.
Domenica allo Iacovone, anche senza il pubblico
La prima risposta arriverà già domenica pomeriggio, quando il Taranto affronterà il Racale allo stadio Erasmo Iacovone, in una partita che si disputerà a porte chiuse.
Sarà uno Iacovone senza il calore e la spinta della gente, ma proprio per questo il peso della responsabilità ricadrà ancora di più sui protagonisti in campo.
Il popolo rossoblù non chiede necessariamente miracoli. Chiede di vedere quello che appartiene alla storia e alla dignità di questa maglia: corsa, fatica, sacrificio, sudore e voglia di lottare.
Dopo i corsi e ricorsi della storia recente, il Taranto ha bisogno di interrompere il ciclo dei ribaltoni e iniziare finalmente quello della costruzione.
Perché, parafrasando un antico proverbio, se son rose fioriranno. Ma stavolta dovranno essere rose capaci di resistere al vento, alla pressione e soprattutto alla prova del campo.














