di Maurizio Corvino
Nei momenti di maggiore tensione è inevitabile che attorno a una squadra si moltiplichino le voci, i suggerimenti, le interpretazioni e, non di rado, anche gli slogan. Quando il futuro appare incerto e la classifica, i risultati o le prestazioni alimentano preoccupazione, la tentazione di individuare una soluzione immediata diventa forte. È una dinamica fisiologica del calcio, soprattutto in una piazza passionale come Taranto. Ma proprio nei momenti più delicati è necessario evitare che l’emotività finisca per sostituirsi alla programmazione.
La società rossoblù è oggi chiamata a compiere un atto di responsabilità e, soprattutto, di autonomia. Le decisioni che riguardano il futuro della squadra devono essere assunte attraverso un’analisi complessiva della situazione, mettendo sul tavolo tutti gli elementi disponibili e valutandoli con lucidità. La gestione di una società di calcio non può essere affidata all’umore del momento, né può diventare una successione di decisioni dettate dalle pressioni esterne.
Il rumore di fondo non deve condizionare le scelte
Isolarsi dal cosiddetto “rumore di fondo” non significa affatto ignorare ciò che accade intorno alla squadra. Al contrario, significa avere la capacità di distinguere le critiche utili dalle reazioni dettate esclusivamente dalla delusione e dalla rabbia.
La piazza rossoblù ha il diritto di chiedere risposte, così come la società ha il dovere di fornirle. Ma tra la richiesta legittima di chiarezza e la ricerca spasmodica di un capro espiatorio esiste una differenza sostanziale. È proprio in questo spazio che deve inserirsi una dirigenza chiamata a dimostrare maturità, equilibrio e capacità di programmazione.
Taranto non ha bisogno di decisioni prese sull’onda dell’emotività. Ha bisogno di una linea precisa, di responsabilità e di una strategia capace di guardare oltre l’immediato.
Prima di decidere, bisogna ascoltare la squadra
Ed è per questo che, a questo punto, sarebbe auspicabile un confronto diretto con il gruppo squadra. Convocare i calciatori e ascoltare dalla loro voce cosa non abbia funzionato può rappresentare un passaggio importante per comprendere le ragioni profonde di una crisi.
Non si tratta di concedere alibi o di trasferire sulle spalle dei calciatori responsabilità che spettano alla società. Si tratta, piuttosto, di acquisire elementi utili per capire cosa sia accaduto all’interno dello spogliatoio, quali siano state le difficoltà incontrate, dove si siano create eventuali fratture e quali correttivi possano essere adottati.
Il tempo, del resto, è ancora un fattore determinante. Se esistono problemi strutturali, è adesso che devono essere individuati e affrontati. Rimandare significa soltanto rischiare di trasformare una situazione difficile in una crisi ancora più complessa da gestire.
Responsabilità da entrambe le parti
Il confronto, però, non può essere a senso unico. Se la società deve interrogarsi sulle proprie scelte, anche la squadra deve assumersi le proprie responsabilità.
Indossare la maglia del Taranto significa confrontarsi quotidianamente con le aspettative di una piazza che vive il calcio con un coinvolgimento particolare. Ai calciatori deve essere chiesto di dimostrare, attraverso comportamenti e prestazioni, maturità, professionalità e attaccamento ai colori rossoblù.
La responsabilità, dunque, deve essere condivisa. La società deve mettere i calciatori nelle condizioni migliori per lavorare e competere; la squadra, dal canto suo, deve rispondere sul campo, senza nascondersi dietro le difficoltà del momento.
È questo il presupposto indispensabile per ricostruire un rapporto di fiducia con la tifoseria.
Il populismo calcistico non costruisce il futuro
In situazioni come quella attuale, il rischio maggiore è quello di affidarsi al populismo calcistico. La ricerca della soluzione più popolare, del nome che possa placare momentaneamente il malcontento o della decisione capace di produrre un effetto immediato può regalare qualche ora di entusiasmo, ma raramente risolve i problemi strutturali.
Il calcio, soprattutto a determinati livelli, non può essere governato attraverso gli umori quotidiani. Servono competenza, metodo e una visione che sappia tenere insieme presente e futuro.
Taranto merita una programmazione seria. Merita una società capace di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di difenderle quando sono frutto di un ragionamento coerente. E merita, soprattutto, che ogni decisione venga presa nell’interesse esclusivo del club e dei suoi colori.
La cabina di regia deve restare salda
La dirigenza ha dunque il dovere, ma anche il diritto, di agire da professionista della gestione sportiva. Questo significa ascoltare tutti, valutare ogni opinione, ma alla fine assumersi la responsabilità della decisione.
La cabina di regia non può essere esposta continuamente alle oscillazioni emotive dell’ambiente. Deve rimanere salda, pur mantenendo un dialogo aperto, franco e costruttivo con il gruppo squadra e con tutte le componenti del club.
Solo attraverso questo equilibrio sarà possibile trasformare una fase di difficoltà in un’occasione per correggere gli errori e costruire qualcosa di più solido.
Ora tocca alla società
La palla passa dunque alla società. Il silenzio di questi giorni può avere un senso soltanto se sarà seguito da decisioni concrete.
Non servono annunci dettati dall’urgenza, né risposte costruite per placare temporaneamente il malcontento. Servono scelte autonome, strutturate e soprattutto comprensibili, accompagnate da un progetto nel quale ciascuno sappia quale sia il proprio ruolo e quali siano le proprie responsabilità.
Il Taranto ha bisogno di una rotta. Per individuarla non occorre inseguire il rumore della piazza, ma avere il coraggio di ascoltare, analizzare e decidere.
Con lucidità. Con fermezza. E, soprattutto, con il senso di responsabilità che una maglia rossoblù impone.














