TARANTO – Una donazione nata come gesto di affetto nei confronti della città di Taranto e della Marina Militare che, a distanza di alcuni anni, si è trasformata in una richiesta di chiarimenti. È quanto emerge dalla testimonianza pubblicata sui social dal’avvocato Gianluca Mongelli, che ha riportato all’attenzione pubblica la vicenda del modellino artigianale dell’incrociatore Vittorio Veneto, donato nel 2021 alla Marina Militare insieme alla propria famiglia.
Al centro della questione c’è la collocazione dell’opera all’interno della Mostra Storica dell’Arsenale di Taranto (Mo.SA.) e, in particolare, la sua successiva rimozione dagli spazi visitabili. Mongelli racconta di aver constatato, a partire dal maggio 2026, che il modellino non era più presente nella sala della struttura destinata all’esposizione.
Una donazione nata dall’amore per Taranto
Secondo il racconto di Mongelli, nel 2021 la sua famiglia decise di donare alla Marina Militare un modellino artigianale raffigurante il Vittorio Veneto, una delle unità navali più rappresentative della storia della Marina italiana.
«Non si trattava di un semplice oggetto, ma di un gesto nato dal profondo affetto per la nostra città, Taranto, e per la Marina Militare», racconta Mongelli nel suo intervento.
La donazione sarebbe stata accolta positivamente dall’allora Ammiraglio Comandante Vitiello, con l’intesa, secondo quanto riferito dal donatore, che l’opera venisse esposta al pubblico presso la sala della Mostra Storica dell’Arsenale Militare.
Dopo una cerimonia ufficiale, il modellino sarebbe stato quindi collocato all’interno del Mo.SA., dove sarebbe rimasto esposto per diversi anni, diventando parte del percorso visitabile della struttura.
La rimozione dal percorso espositivo
La situazione, secondo quanto denunciato da Mongelli, sarebbe cambiata nel maggio di quest’anno. Il donatore afferma infatti di aver constatato l’assenza del modellino dagli spazi visitabili della mostra.
Da qui la decisione di rivolgersi formalmente alla Direzione dell’Arsenale per chiedere spiegazioni sulla rimozione e il ripristino dell’esposizione.
È proprio la risposta ricevuta dall’amministrazione militare a rappresentare, secondo Mongelli, il punto più controverso della vicenda.
La questione dello spazio e della rotazione delle opere
Nel suo racconto, Mongelli riferisce che la Direzione dell’Arsenale avrebbe motivato la mancata esposizione con problematiche legate agli spazi disponibili e con la necessità di applicare un criterio di rotazione dei reperti e delle opere esposte.
Sempre secondo quanto riferito dal donatore, tra le possibilità prospettate ci sarebbe stata anche quella della restituzione dell’opera qualora la soluzione individuata non fosse risultata soddisfacente.
Una prospettiva che Mongelli considera particolarmente deludente, soprattutto alla luce delle motivazioni che avevano accompagnato la donazione.
«Un atto nato per arricchire il patrimonio pubblico»
Il donatore contesta soprattutto il modo in cui, a suo giudizio, una donazione destinata alla collettività rischierebbe di essere considerata prevalentemente sotto il profilo logistico.
«È profondamente deludente constatare come un atto di donazione, nato per arricchire il patrimonio pubblico e condiviso con orgoglio con la cittadinanza, venga poi declassato a mero “ingombro” logistico da gestire con freddezza burocratica», scrive Mongelli.
La questione non riguarda quindi soltanto la collocazione fisica del modellino, ma investe, nella lettura proposta dal donatore, il significato stesso di un’opera offerta alla collettività.
Memoria e patrimonio della città
Il tema sollevato da Mongelli si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra Taranto, la sua storia e la presenza della Marina Militare. La città ha infatti un legame storico e identitario particolarmente forte con la componente navale e con l’Arsenale Militare Marittimo.
Per il donatore, proprio per questo motivo, il modellino del Vittorio Veneto avrebbe dovuto continuare a rappresentare una testimonianza accessibile al pubblico.
«Donare alla collettività ha senso solo se le Istituzioni custodiscono e valorizzano la memoria con il rispetto che merita», afferma Mongelli.
Il suo intervento non si limita dunque a chiedere il ritorno dell’opera all’interno del percorso espositivo, ma pone l’accento sulla necessità che il patrimonio storico e culturale ricevuto attraverso donazioni venga adeguatamente custodito e valorizzato.
La targa dedicata alla donazione
A testimonianza dell’originaria collocazione dell’opera, Mongelli ha inoltre condiviso l’immagine di una targa dedicata alla donazione.
Il testo riportato è:
«Al Museo Storico dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto – “VICTORIA NOBIS VITA” – Modellino Incrociatore VITTORIO VENETO (C550) – Dono del Sig. MONGELLI Vito e del figlio Avv. Gianluca – Taranto, 11 settembre 2021».
La targa identifica quindi sia l’opera sia i donatori e riporta la data della donazione, l’11 settembre 2021.
La richiesta di chiarezza
Il caso sollevato sui social riporta quindi l’attenzione sulla destinazione del modellino e sulle ragioni della sua mancata esposizione. Da una parte c’è la posizione del donatore, che chiede che l’opera possa continuare a essere visibile al pubblico; dall’altra vengono riferite motivazioni legate agli spazi espositivi e alla rotazione dei materiali.
La vicenda, per essere definita compiutamente, necessita quindi di chiarimenti ufficiali sulla collocazione attuale del modellino, sulle modalità di gestione delle opere donate e sulle prospettive per una sua eventuale nuova esposizione.
«A perdere è l’intera comunità»
Mongelli conclude il suo intervento con una considerazione che va oltre la propria esperienza personale.
«Se il senso di una donazione viene così sminuito, a perdere non è solo chi dona, ma l’intera comunità».
Il modellino del Vittorio Veneto diventa così il simbolo di una discussione più ampia: quella sul valore delle donazioni private destinate agli spazi pubblici e sulla responsabilità delle istituzioni nella conservazione e nella valorizzazione della memoria storica.
Per ora, la richiesta del donatore resta quella di ottenere chiarezza sulla collocazione dell’opera e sulle possibilità di una sua nuova esposizione al pubblico, nel rispetto dello spirito con cui, cinque anni fa, il modellino venne affidato alla Marina Militare.














