La nuova pronuncia della Corte d’Appello di Milano sul futuro dell’ex Ilva riaccende il confronto sul destino dello stabilimento siderurgico di Taranto e, più in generale, sulle prospettive industriali, occupazionali e ambientali della città ionica. La decisione sul blocco degli altoforni e sullo spegnimento dell’area a caldo entro la fine di ottobre ha provocato una nuova serie di reazioni politiche, con il dibattito che si sposta sempre più sulle responsabilità e sulle scelte che il Governo dovrà assumere.
Il sindaco di Taranto Piero Bitetti e il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco chiedono all’esecutivo di uscire dalla fase dei rinvii e di indicare una strategia precisa per il futuro della città. A stretto giro arriva la replica del deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, che contesta l’impostazione del sindaco e rivendica l’azione del Governo Meloni.
Bitetti: «Non basta più attendere i verdetti»
Il sindaco Piero Bitetti, commentando la decisione della Corte d’Appello di Milano, parte dal rispetto per la magistratura, ma sottolinea come le sentenze non possano diventare il punto di arrivo delle scelte politiche.
«Siamo di fronte all’ennesima sentenza che, come tutte le altre, rispettiamo», afferma il primo cittadino, evidenziando però la necessità che il rispetto delle decisioni giudiziarie sia accompagnato da un analogo riconoscimento delle esigenze della comunità tarantina.
Secondo Bitetti, infatti, «gli alibi per chi deve assumersi delle responsabilità vengono periodicamente meno» e l’attesa dei pronunciamenti della magistratura «comincia a non essere più sufficiente per rinviare le decisioni».
Il sindaco chiede quindi al Governo di chiarire quale sia la propria strategia per Taranto e quali scelte di politica industriale intenda adottare.
Salute, lavoro e futuro industriale
Nel ragionamento di Bitetti il tema della salute occupa un ruolo centrale.
«La tutela della salute è ormai scolpita a caratteri nitidi nelle coscienze di tutti», sostiene il sindaco, che considera necessario affrontare il futuro dello stabilimento tenendo insieme le diverse esigenze del territorio.
La questione non riguarda infatti soltanto la produzione siderurgica, ma coinvolge lavoratori, imprese dell’indotto, famiglie, ambiente e prospettive economiche dell’intera provincia.
Bitetti apre inoltre alla necessità di preparare un eventuale scenario post-siderurgico. Se si fosse di fronte «all’epilogo della siderurgia in riva allo Ionio», osserva, da Roma dovrebbero arrivare «investimenti che sappiano valorizzare le alternative economiche».
Il tavolo interministeriale a Taranto
Tra le richieste del sindaco c’è anche quella di convocare a Taranto il tavolo interministeriale già sollecitato nelle scorse settimane.
Per Bitetti il confronto è ormai «improcrastinabile» e dovrebbe svolgersi proprio nella città ionica, affinché il territorio possa avere un ruolo centrale nelle decisioni sul proprio futuro.
«Dovremmo tenerlo proprio a Taranto, affinché sia chiaro che le decisioni si prendono qui», afferma.
Una richiesta che assume anche un valore politico: il Comune vuole essere parte attiva del percorso decisionale e non limitarsi a ricevere decisioni prese a Roma.
Turco: «Meloni e Urso escano dal silenzio»
Sulla vicenda interviene anche il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile nazionale delle Politiche economiche e fiscali.
«Meloni e Urso non possono più tacere», sostiene Turco, secondo il quale la nuova decisione giudiziaria impone al Governo di assumere una posizione chiara.
«La Corte d’Appello di Milano conferma il blocco degli altoforni dell’ex Ilva e lo spegnimento dell’area a caldo entro fine ottobre», afferma il senatore, aggiungendo che «il Governo continua a rinviare decisioni ineluttabili mentre le scelte dei tribunali incidono direttamente sul futuro di Taranto e di migliaia di lavoratori e famiglie».
Turco propone quindi una scelta politica complessiva attraverso un accordo di programma che affronti contemporaneamente la chiusura dell’area a caldo, la tutela dei lavoratori e dell’indotto, le bonifiche, la riconversione del territorio e le risorse necessarie alla ripartenza economica della città.
Iaia: «Il Governo non cerca alibi»
Alle dichiarazioni di Bitetti replica Dario Iaia, deputato di Fratelli d’Italia, che condivide con il sindaco la necessità di non perdere altro tempo, ma contesta le responsabilità attribuite all’attuale Governo.
«Taranto non può più perdere tempo e servono decisioni. Ma proprio per questo è necessario ristabilire la verità dei fatti», afferma Iaia.
Il deputato sostiene che il Governo Meloni abbia ereditato «una situazione industriale, occupazionale e ambientale disastrosa», attribuendone la responsabilità alle scelte e alle omissioni dei precedenti governi di centrosinistra e Movimento 5 Stelle.
Secondo Iaia, l’attuale esecutivo avrebbe invece scelto di assumersi direttamente la responsabilità delle decisioni sul futuro dello stabilimento e del sistema siderurgico tarantino.
ArcelorMittal e Giochi del Mediterraneo
Nella sua replica, Iaia rivendica alcune delle scelte compiute dal Governo.
«Siamo stati noi a mandare via ArcelorMittal, aprendo una nuova fase per il futuro dello stabilimento e del sistema siderurgico tarantino», afferma il deputato.
Iaia richiama inoltre gli interventi legati ai Giochi del Mediterraneo, sostenendo: «Siamo stati noi a finanziare i Giochi, mentre altri facevano video e selfie».
Sono affermazioni che si inseriscono nel confronto politico sulle responsabilità relative alle scelte industriali e agli investimenti realizzati o programmati per Taranto.
La questione della nave gasiera
Un altro punto sollevato dal deputato riguarda la proposta dell’approdo di una nave gasiera fuori rada, indicata da Iaia come uno degli strumenti per accompagnare il processo di decarbonizzazione.
«Senza energia rimangono tutte solo parole», sostiene il parlamentare, ricordando di aver avanzato, insieme al Governo, diverse proposte all’amministrazione comunale.
Secondo Iaia, «ogni nostra proposta è stata puntualmente respinta. Sostanzialmente, no a tutto».
Il deputato attribuisce questa situazione anche, nella sua valutazione, alla «debolezza politica» dell’amministrazione comunale di centrosinistra e contesta quella che definisce una politica dei «no» che, a suo giudizio, finirebbe per condizionare alcune scelte strategiche.
Il Piano Taranto
Iaia rivendica quindi il lavoro dell’esecutivo attraverso il cosiddetto Piano Taranto.
«Il Governo c’è e continuerà ad esserci», afferma il deputato, spiegando che l’obiettivo dichiarato è costruire un futuro capace di mettere insieme «occupazione, investimenti, sviluppo industriale, risanamento ambientale e tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori».
È questo, secondo Fratelli d’Italia, il percorso attraverso il quale affrontare la fase attuale senza limitare il confronto al solo destino degli impianti siderurgici.
Magistratura e politica: due ruoli distinti
Nella parte conclusiva della sua replica, Iaia richiama la distinzione tra il ruolo della magistratura e quello della politica.
«La magistratura fa il suo lavoro e le sentenze si rispettano. La politica, invece, deve fare il proprio: decidere, assumersi responsabilità e indicare una prospettiva per Taranto», afferma.
Il deputato conclude ribadendo la volontà del Governo di proseguire il proprio percorso «senza alibi e senza ideologie», nell’interesse della città e del suo futuro.
Il confronto resta aperto
La nuova decisione giudiziaria ha dunque riacceso un confronto politico che va oltre la singola pronuncia della Corte d’Appello. Da una parte Bitetti e Turco chiedono al Governo di assumere decisioni rapide e di definire una prospettiva per Taranto; dall’altra Iaia respinge l’accusa di inerzia e rivendica le iniziative assunte dall’esecutivo, contestando al Comune alcune delle scelte compiute.
Sul tavolo restano le questioni centrali della vertenza: il futuro dell’area a caldo, la tutela della salute, il lavoro, l’indotto, le bonifiche, la decarbonizzazione, le risorse pubbliche e la riconversione economica del territorio.
Il punto di convergenza, almeno nelle dichiarazioni dei tre esponenti politici, è la necessità di arrivare alle decisioni. Ma sulle responsabilità per la situazione attuale e soprattutto sulle modalità con cui costruire il futuro industriale di Taranto, le posizioni restano profondamente differenti.















