Un ingente quantitativo di gas refrigerante ad alto impatto ambientale, denaro contante, autovetture e attrezzature utilizzate per il travasamento e la falsa etichettatura dei prodotti. È il bilancio dell’operazione condotta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Castellaneta, alle dipendenze del Comando provinciale di Taranto, nell’ambito delle attività di contrasto agli illeciti in materia di sicurezza dei prodotti e tutela dei consumatori.
I finanzieri hanno sequestrato complessivamente 42.786,10 chilogrammi di gas refrigerante, contenuti in 3.784 bombole, oltre a tre autoveicoli di grossa cilindrata e circa 218.000 euro in contanti. Secondo le stime investigative, se immessa sul mercato, la merce avrebbe potuto generare un valore commerciale superiore ai 4 milioni di euro.
Sette persone sono state deferite all’Autorità giudiziaria. Tra queste, sei sono di nazionalità bulgara.
Due depositi nella periferia di Castellaneta
L’attività investigativa è partita durante i controlli economici del territorio, quando i militari hanno rilevato una significativa attività di commercializzazione di gas refrigerante, comunemente impiegato nel settore automobilistico e negli impianti di climatizzazione e refrigerazione domestici e industriali.
A insospettire le Fiamme Gialle è stata la totale assenza, sulle etichette delle bombole, delle informazioni obbligatorie previste dalla normativa europea sui gas fluorurati a effetto serra, in particolare dal Regolamento UE 2024/573.
Gli approfondimenti successivi avrebbero consentito di individuare due distinte aree nella periferia di Castellaneta, utilizzate per lo stoccaggio, il travasamento e la rietichettatura fraudolenta dei prodotti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le bombole provenivano dalla Cina e sarebbero state successivamente immesse sul mercato con indicazioni che le presentavano come prodotti in Italia.
Sequestrate migliaia di bombole e attrezzature
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di 3.784 bombole contenenti gas refrigeranti dei tipi R134A e R410A, per un peso complessivo di oltre 42,7 tonnellate.
Insieme al materiale sono state sequestrate centinaia di etichette ritenute false, attrezzature da lavoro, strumenti per il travasamento e materiali destinati al confezionamento e allo stoccaggio della merce.
L’intervento ha permesso di sottrarre alla commercializzazione un quantitativo significativo di sostanze che, in base alla ricostruzione investigativa, sarebbe stato destinato al mercato attraverso un sistema di etichettatura fraudolenta.
Recuperati circa 218mila euro in contanti
Nel corso delle operazioni, sei persone di nazionalità bulgara sarebbero state sorprese in flagranza di reato. Durante le perquisizioni avrebbero tentato di disfarsi di una consistente somma di denaro, lanciando dal balcone un cartone pieno di banconote.
Il tempestivo intervento dei finanzieri, supportati da un cane specializzato nella ricerca di denaro contante, il cosiddetto cashdog, ha consentito di recuperare la somma, quantificata in circa 218.000 euro, e di sottoporla a sequestro.
Il provvedimento ha riguardato anche tre autovetture di grossa cilindrata, ritenute riconducibili all’attività oggetto degli accertamenti.
Sette persone deferite all’Autorità giudiziaria
Al termine delle attività, sette soggetti sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria, in concorso tra loro, per ipotesi di reato che comprendono la violazione della normativa penale a tutela dell’ambiente, la ricettazione e la frode nell’esercizio del commercio.
L’indagine si inserisce nell’attività di contrasto ai traffici illeciti e alle pratiche commerciali ingannevoli, con particolare attenzione ai prodotti potenzialmente dannosi per l’ambiente e alla tutela della concorrenza e dei consumatori.
L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel controllo economico del territorio e nella prevenzione delle condotte che possono compromettere la legalità del mercato e la protezione ambientale.
Presunzione di innocenza: il procedimento penale è ancora in corso. La responsabilità delle persone coinvolte dovrà essere accertata con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.















