Forse a qualcuno sta sfuggendo il vero fulcro del problema. Non è se Giove resta o se Giove o va via. Non è se De Santis è bravo o se è l’ultimo dei dilettanti. Non è se il settore giovanile è organizzato o disorganizzato. Non è se i soldi ci sono o non ci sono. Non è se ci sono i debiti o se non ce ne sono.
Il vero problema è che si è andati oltre ogni limite. Di buon senso, di decenza, di violenza e chi più ne ha più ne metta. E’ tutto giusto quando si parla di sofferenza, di anni di cocenti delusioni, di promesse mai venute, di cultura della sconfitta ormai ampiamente stagnante nelle menti di ogni tifoso del Taranto. Questo però non deve giustificare qualsiasi tipo, e lo rimarchiamo, di violenza. Sia fisica, che verbale, che scritta e via discorrendo. La parola che deve essere condannata è la: “violenza”.
Non stiamo qui a dire chi ha sbagliato e chi ha ragione. Possiamo però dire che in un mondo dove regna il buonismo per tutta una serie di tematiche, per esempio omofobia, razzismo, bullismo, femminicidio e tanto altro ancora, non si riesce a comprendere che nel momento in cui si va oltre, un’intera comunità deve essere capace di fermarsi e compiere un passo indietro, a prescindere se ha torto o meno.
Mettere a volte da parte l’orgoglio, non significa uscire sconfitto da un conflitto di idee. E’ quando accadono gesti come quello di lunedì sera contro il direttore sportivo De Santis che si perde. E si badi bene, nessuno sta facendo distinzioni tra tifosi buoni e tifosi cattivi. Nessuno sta indicando di chi è la colpa del gesto. Semplicemente perché non è dei tifosi del Taranto. Perché non sono tifosi coloro che compiono un gesto simile, bensì si tratta di delinquenti.
E questo concetto lo dovrebbero esprimere tutti. Si è però persa l’ennesima occasione. Perché dai soliti pulpiti il gesto è stato minimizzato nonostante l’enorme gravità. Perché non si è persa occasione di calcare la mano per fomentare violenza, odio e cattiveria, per poi diventare vittime, perché De Santis è stato abile a rispondere a muso duro.
Non è vero che ad ogni azione deve per forza corrispondere una reazione. Può esserlo nella fisica, ma non quando l’essere umano è dotato di ragione ed intelletto. Soprattutto perché se la reazione è la “violenza” deve essere condannata senza se e senza ma. Stop.
In un mondo dove ognuno ormai ha un proprio ruolo ben definito, è obbligato a mantenere una determinata integrità e condotta comportamentale. In particolare quando si ha il ruolo di educatore e si confonde lo stesso con quello di moralizzatore. Il problema non è mai l’ambasciatore, bensì il messaggio che esso porta con se. Quindi bisogna essere sempre responsabili di ciò che si scrive, a prescindere dal luogo dove ciò accade. Il diritto di critica c’è, è legittimo, è sacrosanto, ma va sempre espresso con cognizione.
Si impari quindi da quanto accaduto. Si isolino le frange violente. Personalmente a me piace il pallone che rotola e spero che mai smetta di farlo sul prato dello Iacovone.
Maurizio Mazzarella













