Non è questo il momento di fare polemica. Non è questo il momento di alzare polveroni inutili, di fomentare diatribe personali alimentate dal tenore rovente dei social e di cercare colpevoli in una stagione che non è mai andata per il verso giusto, dove ogni giorno è sempre stato condito da qualche colpo di scena. Non è questo il periodo adatto per puntare il dito su qualcosa o qualcuno, per poter poi espiare le presunte colpe. Nel nostro mirino non vi è nessuno in particolare, ma solo la volontà di rasserenare un ambiente costantemente contaminato dal virus del litigio, in un contesto storico nel quale c’è ben altro a cui pensare. Facile concedersi al moralismo, dirà forse qualcuno, quando non si è coinvolti in prima persona in determinate questioni di vario genere. C’è però un’emergenza che riguarda tutti ed è quella legata al Covid-19. Un’emergenza sanitaria drammatica, destinata a frantumare ogni tipo di economia, di ogni genere e capace di andare a colpire ogni ceto sociale senza alcuna distinzione.
E’ giusto informare, come è giusto che ognuno faccia valere le proprie ragioni. Ci sono però dei limiti che è doveroso non superare. L’ambiente Taranto non ha bisogno di ulteriori liti, di ulteriori pettegolezzi, di ulteriori presunti colpevoli. Siamo tutti umani e, nel bene e nel male, è lecito errare: è il perseverare che diviene diabolico. Per questo motivo, di fronte ad una condizione di grande disagio, nella quale quotidianamente assistiamo a scene che non ci saremmo mai aspettati di vivere, non è piacevole disquisire su teste mozzate di animale o di gufi che non vogliono il bene dei colori rossoblu.
Questo non vuole essere un attacco ad alcuno, ma solo un richiamo al buon senso ed alla responsabilità di chi ricopre un ruolo socialmente di rilievo, in grado di smuovere ogni individuo da un punto di vista comunicativo. Comprendiamo bene che ci sono quesiti irrisolti, che in ognuno di noi possa affiorare del rancore nei confronti di situazioni che non sono andate per il verso giusto ma, nel periodo in cui l’intera umanità, non solo la nostra nazione o la nostra comunità, non trova una via di sbocco per uscire da una pandemia che sviluppa in questo momento il picco più alto della propria diffusione, rievocare eventi poco piacevoli diventa di cattivo gusto ed a tratti stucchevole.
Non si offenda nessuno ma, se il campionato non è andato bene, certamente si è sbagliato qualcosa. E quando un congegno non funziona è perché più ingranaggi non hanno garantito il proprio contributo nella maniera corretta. Tutti abbiamo sbagliato. Tutti siamo colpevoli, nessuno è senza peccato quando non si vince. Se società, dirigenza, staff tecnico, squadra, stampa, ambiente, tifosi ed addetti ai lavori non fanno quadrato e non mirano allo stesso obiettivo collaborando con dedizione, è logico che questo non sarà mai raggiunto.
Attenzione. Nessuno sta affermando che sia vietato criticare. E’ giusto farlo, ma in modo adeguato: nella massima correttezza, senza mai oltrepassare i limiti, senza mai rasentare l’offesa. Si trovi un modo, da parte di tutte le componenti, per operare in sinergia, senza insistere ed incrementare litigi, polemiche e vecchi rancori. Però, se qualcuno non dovesse condividere i concetti appena espressi, facesse comunque un passo indietro, in tale momento drammatico. Si superi questa crisi, si rifletta e si cerchi di comprendere il vero significato di pace e serenità, perché di questo tutti abbiamo ora bisogno.
Il primo vero segnale deve però giungere dal mondo del calcio, dal mondo dello sport. Ogni torneo è evidentemente compromesso. Tutto ormai è palesemente falsato. Parlare di conclusioni di campionati equivale ad un azzardo, perché non è ancora possibile fare una previsione realistica in merito all’epilogo dell’emergenza sanitaria. Si comprenda che questa stagione è da archiviare, si trovino delle soluzioni che vadano bene a tutti, e si pensi solo e soltanto al meglio per la vita di ognuno di noi.
Maurizio Mazzarella













