Nell’edizione mensile di TimeOut, troviamo l’intervista al giovane portiere rossoblù Niccolò Chiorra. Nel corso dell’intervista il portiere si racconta, partendo dalle sue prime esperienze fini ad arrivare all’esperienza in C con il Taranto.
DA BAMBINO – Sono nato a Firenze, mio padre mi ha trasmesso la passione per i colori viola, motivo per il quale aver passato tanti anni nel settore giovanile della Fiorentina è stato incredibile. Ho avuto anche la possibilità di fare esperienze con la prima squadra, come nei ritiri o nella tournée Americana.
L’IDOLO – Il mio primo ruolo è stato l’attaccante; Poi il mister della squadra in cui giocavo da bambino ebbe l’intuizione di mettermi tra i pali. Da ragazzino il mio idolo era Sebastian Frey. Andavo allo stadio soprattutto per ammirare lui.
L’ESPERIENZA A TARANTO – Sono contento di aver avuto così tanto spazio. Avevo delle ambizioni e degli obiettivi personali, l’aspetto più importante però, per un ragazzo come me, è quello di crescere e migliorare. Poterlo fare in una piazza come Taranto è chiaramente un vantaggio. Mi piace quest’ambiente e il fatto che ogni gara qui sia molto sentita.
IL GIRONE DI ANDATA – Questa prima parte di stagione, in linea di massima, è stata positiva. Ho avuto un rendimento costante, senza picchi particolarmente positivi o negativi. La parata più bella è quella su Russini del Catania, eravamo sull’1 a 0 per noi.
PREGI E DIFETTI – Credo che la mia qualità migliore sia la reattività; sulle uscite e sulle o palle alte invece posso migliorare e lavoro quotidianamente a finché ciò accada.
LE CRITICHE – Credo di essere abbastanza obiettivo da poter accettare le critiche, fanno parte del mondo dello sport. Tuttavia, quelle costruttive, possono essere utilizzate anche come un ulteriore stimolo; quelle personali provo a farmele scivolare di dosso.
IL FUTURO – Adesso bisogna rimanere concentrati su questa seconda parte di stagione, a fine campionato ci sarà tempo per fare le giuste valutazioni. Oltre che alla carriera da calciatore, credo sia importante lasciarsi aperte più strade. Sono iscritto alla facoltà di Economia. Non mi vedo ne come allenatore ne come direttore sportivo, proverò, un domani, ad intraprendere una carriera che sia separata dal calcio.
Flavio Graps













