Aldo Papagni da Bisceglie, allenatore che ha legato gran parte della sua carriera alle panchine di Andria e Taranto, lasciando ottimi ricordi non solo per i risultati ottenuti sul campo ma anche per la sua grande onestà, umiltà e signorilità dentro e fuori dal campo.
Buonasera mister, iniziamo dal Papagni oggi.
Oggi Papagni fa quello che fa ogni allenatore senza panchina, si aggiorna guarda continuamente partite ed è attento a tutto ciò che è il panorama calcio nazionale. Cerco di farmi trovare pronto.
Quindi è voglioso di tornare in pista, con quale ruolo vorrebbe ritornare?
Io ho fatto già una prima esperienza da Direttore Tecnico e negli ultimi anni ho lavorato in un modo che ritengo sia quello del futuro, un lavoro di staff dove una persona dirige e lo staff ruota e lavora di equipe. Come dicevo con l’UC Bisceglie ho già ricoperto il ruolo di Direttore Tecnico ma addirittura a Taranto nel 2016 avevo impostato questo tipo di lavoro e così anche l’anno dopo ad Andria. Quando parlo di aggiornarmi lo faccio anche per questo tipo di ruolo. Sinceramente e ritengo la domanda molto pertinente, mi piacerebbe svolgere anche questo tipo di ruolo rientrando.
Ha avuto richieste quest’anno?
Ho avuto dei contatti per tornare da allenatore e onestamente non escludo possa realizzarsi nel futuro prossimo di questa stagione.
Sabato si affrontano le due squadre nelle quali ha passato la maggior parte della carriera. Che ricordi ha di entrambe?
Ho tantissimi ricordi, bellissimi e indimenticabili. Ricordo che prima di arrivare a Taranto avevo fatto due anni ad Andria. Il primo anno, chiamato in corsa, abbiamo ottenuto una salvezza importantissima e l’anno dopo facemmo i playoff che poi ci permisero di essere ripescati in serie C1. Questi due anni mi formarono molto, fecero curriculum e arrivai a Taranto in C2 forte di quell’esperienza. A Taranto ho allenato un gruppo straordinario e ho avuto la fortuna di vincere in una città dove si vive di calcio 24 ore su 24. Tra le tante volte che sono stato a Taranto e ad Andria ho sempre avuto l’onore di vivere emozioni e ottenere ottimi risultati sul campo.
Lei è stato a Taranto in tre “ere” diverse. Nell’era Blasi ha vinto un campionato di C2 e ha perso una semifinale playoff ad Avellino. Quante volte ha ripensato a quella punizione di Moretti.
La ricordo sempre. Quell’anno facemmo un campionato straordinario e lo facemmo con una squadra giovane, vero è che c’erano Pastore, De Florio, Ambrosi ma avevamo tanti giovani bravi che giocavano titolari anche senza bisogno di incentivi al minutaggio, senza soldi dalla Lega, per dirtene due Cosenza e Zito. Con quella squadra facemmo un grande campionato e forse meritavamo la finale. Arrivammo ad Avellino decimati, senza attacco, con un Ambrosi a mezzo servizio e pure ce la giocammo. Fino a quella punizione a cinque minuti dalla fine.
Era Nardoni, secondo posto e sconfitta ai playoff contro l’Arezzo.
Perdonami ma quello è un campionato vinto. Arrivai ed eravamo ad uno/due punti dai playout, facemmo 53 punti con miglior attacco e migliore difesa e una denuncia di combine contro il Matera. 14 mesi dopo il Matera venne penalizzato in C1, quel campionato dovevamo vincerlo noi. Noi negli spogliatoi ci sentivamo vincitori perchè aspettavamo una rapida risoluzione della sentenza. Non dopo un anno e due mesi. Quell’anno poi c’era un regolamento playoff che definirei ridicolo, noi vincemmo la poule del girone e ci trovammo contro un Arezzo entrato di diritto per meriti di coppa Italia, un Arezzo fresco fresco che non aveva giocato un partita e ci buttarono fuori.
Era Bongiovanni/Zelatore, la stagione più amara, quando venne esonerato quando era in linea con i programmi societari…
(Ride, ndr) Dovremmo parlare di altro credimi. Ho sempre sostenuto che la persona più esperta in rosa, con la maggior conoscenza di quel campionato, in quella stagione ero io. Paradossalmente venni esonerato. Con quella classifica, con una squadra completata solo a fine agosto, sono stato esonerato. E’ passato tanto tempo ma è un ricordo negativo che in me è ancora inspiegabile. Io ancora oggi non lo comprendo e ne ho sofferto. Poi successe alla vigilia della centesima panchina in rossoblù. Mi dispiace anche perché i risultati ottenuti dopo danno merito al lavoro che stavo facendo. Ironia della sorte l’anno dopo andai alla Fidelis che era a un punto dall’ultimo posto e ci salvammo compiendo un girone di ritorno da playoff.
Come successe a lei in quella stagione, anche oggi, con un Taranto in piena corsa e in linea con gli obiettivi finali, qualcuno mugugna e si tende a destabilizzare la panchina di mister Laterza. Che consiglio si sente di dare.
Al mister consiglio di continuare a lavorare come ha fatto dal suo arrivo, ricordo che arrivò accompagnato da un certo scetticismo ma lavorando sul campo ha meritato di vincere il campionato. Anche quest’anno è in linea con i programmi e proprio a similitudine di quanto successo con la mia situazione del 2016, agli amici di Taranto suggerirei di comprendere l’importanza di mantenere la categoria professionista. Passare dalla serie D alla alla serie C non è semplice come lo era dalla serie C2 alla serie C1, se ricordate noi con il blocco della serie C2 disputammo un’eccellente campionato di serie C1. C’era poca differenza tra l categorie mentre tra serie D e la serie C oggi la differenza è abissale. Il Taranto, poi, non aveva il budget del Bari o di altre che hanno speso tantissimo, quindi è stato bravo il Direttore Montervino nel costruire la squadra e bravo il mister a plasmarla e ottenere i risultati.
Molte volte mister Laterza è stato accostato alla sua figura, per risultati e modo di porsi. Che giudizio ha dell’allenatore che le ha soffiato l’etichetta di ultimo mister vincente a Taranto?
Si, io gli ho fatto i complimenti per la vittoria del campionato a Lavello, ho sempre sostenuto la sua figura di gran lavoratore e la sua umiltà. Sta portando bene avanti il suo lavoro a Taranto con il suo credo calcistico. Taranto è una università del calcio, cosi come Andria seppur in proporzioni minori in quanto Andria è circondata da altre città che hanno una loro squadra (Barletta, Bisceglie, Molfetta) mentre Taranto ha più bacino d’utenza. Taranto è una possibilità di crescere e per crescere devi superare, devi tenere botta alle pressioni esterne.
Al Taranto manca lo scatto finale per centrare l’obiettivo. Il suo parere.
Il Taranto ha perso otto volte, otto come la Virtus Francavilla che lotta per le posizioni di alta classifica, ha pareggiato qualche partita di troppo che avrebbe potuto vincere, ha anche sbagliato dei rigori decisivi, la cosa evidente è che segna poco e che quindi è mancata la fase offensiva. Saraniti ha saltato molte partite, personalmente pensavo che Falcone potesse dare maggiore incisività alla fase offensiva ma il ragazzo ha avuto altri problemi fisici, però con 34 punti e con due partite in meno in questo momento si può essere soddisfatti. Certamente bisogna stare all’erta perché Paganese e Messina si stanno facendo sotto. Fondamentale sarà non creare ansie alla squadra e il mister deve essere bravo a non far sentire questa situazione psicologica. L’ambiente esterno poi deve essere unito e stare sereno.
Mister, il suo più bel ricordo a Taranto.
Eh, ne ho tanti. Avere la fortuna di allenare e di ottenere una promozione in una città come Taranto da’ una gioia che non ha eguali, poi parlando di partite ricordo la vittoria a Perugia con una squadra rimaneggiata segnando sotto la curva stracolma di tarantini, ma soprattutto ogni giorno prima di iniziare l’allenamento guardavo lo Iacovone e mi dicevo che dovevo fare di tutto per rimanere ancora un altro giorno.
Mentre il suo più grande rimpianto.
Non aver potuto continuare il campionato del 2016, alla luce delle precedenti esperienze tarantine, raccontate prima, non mi aspettavo di sedere in panchina per solo otto partite ed essere mandato via, poi, alla vigilia della centesima. Ma ho già perdonato tutti.
Sabato sarà al Degli Ulivi?
Non ho ancora deciso. Ma probabilmente non ci sarò.
Per chi batterà il suo cuore.
Sono legato a tutte e due le città. Davvero. Insieme alla mia Bisceglie verso Andria e Taranto ho il legame più forte. Ho sempre detto di essere stato onorato di rappresentare due tifoserie del loro livello. Indifferentemente dal risultato di sabato auguro a entrambe di raggiungere gli obiettivi prefissati.
A bruciapelo, chi sale in B?
Il Bari.
Un pensiero ai tifosi tarantini?
Mi sento profondamente legato agli amici tarantini. Quando li incontro anche fuori Taranto c’è sempre un abbraccio con i tarantini. Ne incontro tanti anche a Bisceglie. E’ un affetto sincero, senza finzioni e sento che è ricambiato.
Taranto le vuole bene mister.
Maurizio Corvino














