Chiacchierata a 360° con l’ex Direttore Generale rossoblù Gino Montella, attuale Presidente del Castellaneta. Siamo partiti dalla sua ultima esperienza per arrivare a parlare del Taranto per il quale non nasconde il suo affetto e non nasconde soprattutto la volontà di poter tornare a essere un tassello importante se rievesse la famosa chiamata da parte del Presidente Giove con il quale, nonostante l’esonero di tre anni a, continua ad essere in ottimi rapporti personali.
Direttore si è conclusa, con buoni risultati, la sua prima esperienza da Presidente del Castellaneta Calcio.
Purtroppo il pasticcio del format dell’Eccellenza Pugliese a due gironi con una promozione unica con spareggio tra le prime invece del solito girone unico più playoff ci ha penalizzato e ci ha fatto rivedere i piani iniziali, abbiamo pensato fosse inutile utilizzare un corposo budget per cercare di arrivare tra le prime e perciò abbiamo consentito ai migliori calciatori di andare a giocare in categorie superiori e abbiamo impostato una stagione di valorizzazione dei giovani, siamo riusciti a ottenere una buona salvezza lanciando giovani di Castellaneta classe 2004 e 2005 vincendo anche il premio Nazionale Giovani di Valore. Abbiamo raggiunto un buon risultato e adesso il progetto Castellaneta continuerà, vedremo se con Montella presidente o qualcun altro, valorizzando i giovani che potranno poi ambire alle categorie superiori.
Altro pasticcio il caso Catania in serie C…
Non riesco a capire come abbiano potuto consentire l’iscrizione del Catania in serie C nonostante si parli di controlli, organi di sorveglianza, verifiche. Mi dispiace per il Catania dal punto di vista della città, è una grande piazza che ha calcato palcoscenici importanti come la serie A ma non bisognerebbe consentire l’iscrizione a nessuna squadra che non ne abbia i requisiti perché è fuori logica dover pensare di riscrivere le classifiche a tre, quattro giornate dalla fine.
In una serie C grandi firme sono salite in b il Modena, il Bari e a sorpresa il SudTirol….
Il SudTirol sono anni che ha una squadra e una società importante, una società che ha programmato, che ha un’ottima struttura sportiva e campi di allenamento, non ha sicuramente la pressione della gente e perciò ha potuto programmare con calma.
Una società che vanta ben trenta soci…
L’assenza di un magnate fa si che sia giusto che più anime si uniscano e affidino la gestione sportiva a un gruppo di professionisti per poi valutarne l’operato a fine stagione. Quando esiste una forte volontà e si ha a che fare tra persone intelligenti si può costituire un bel gruppo. Anche Moratti nella sua Inter non era da solo ma aveva altri forti imprenditori con lui, quando esiste un progetto forte l’unità può fare la differenza. A meno che poi non ci sia lo sceicco di turno ma quella è un’altra storia… un altro modo di fare calcio.
Parlando di calcio sostenibile, nel Girone C, il Monterosi, vera sorpresa del torneo farà i playoff…
Se fai calcio in piazze come, per esempio, Monterosi con 250 spettatori valorizzando i ragazzi lo si può fare, se lo fai a Bari, Avellino, Palermo ma al Sud in generale diventa difficile perché la gente vuole tutto e subito, non esiste la cultura dell’attesa, dell’aspettare. Però non dimentichiamo che si viene da due anni di pandemia dove l’economia in generale e di riflesso le società di calcio ne hanno molto sofferto.
Il Taranto si è salvato con un progetto di valorizzazione dei giovani usufruendo della regola del minutaggio
Sono stato dirigente del Taranto per sette anni, sono un dei dirigenti con più stagioni in riva allo Ionio, conosco tutto e conosco tutti, so che è facile scrivere bene o male di un Presidente o di un dirigente ma poi sono sempre i risultati che fanno la differenza, sono quelli che fanno aumentare o diminuire la popolarità, negativa o positiva che sia. Solo i risultati definiscono il successo o meno di un progetto. Il progetto di Giove va avanti da cinque anni, tanto è stato fatto in questi anni, ha portato fior fiori di calciatori, ha raggiunto la promozione lo scorso anno e la salvezza questa stagione, ad oggi questa società è in linea con gli obiettivi prefissati. Ora si aprirà un nuovo ciclo, sicuramente lo si spiegherà alla piazza e si andrà avanti con i nuovi programmi.
Come si spiega la mancanza di fiducia verso questa gestione societaria nonostante i risultati ottenuti?
Non capisco questa disaffezione verso il Presidente. La colpa che gli faccio è quella di essere troppo tifoso, dovrebbe essere più distaccato, forse sarebbe più apprezzato. La mancanza di credito nasce anche dalle voci che “artatamente” vengono fatte uscire su possibili gruppi interessati all’acquisto della società, secondo me chi vuole una società arriva e se la prende. Senza troppe storie. Punto e basta. Fatto sta che oggi mi terrei stretto il Presidente che è l’unico che sta garantendo un calcio anche di buon livello, fermo restando che ha sempre dichiarato la volontà di farsi da parte a fronte di un’offerta seria e importante che evidentemente non è mai arrivata. Devo essere sincero, come persona che gli vuole bene, ho sempre suggerito al Presidente di allargare la base societaria per poter respirare anche lui e non togliere nulla alla sua famiglia alle sue aziende e lo dico di certo non perché sono un filo-Giove perchè se dobbiamo ricordarlo sono stato mandato via da Giove ma quel giorno l’ho salutato con una stretta di mano rinunciando alla parte contrattuale rimanente, perché il nostro rapporto umano è sempre stato corretto e sono uno che ci tiene molto ai rapporti umani. Sono vecchio stampo. Spero che questa attuale disaffezione si trasformi in emozione positiva per sostenere il nuovo progetto Taranto e sono sicuro si farà ancora bene.
Secondo lei si dovrebbe proseguire con l’attuale linea societaria o provare a vincere subito?
Il Presidente in cuor suo sa cosa vuole Taranto e vorrebbe regalarglielo. Non è detto però che nel calcio chi più spende alla fine vince. Bisogna saper spendere, trovare i giusti canali e i giusti partner commerciali. Sono sicuro però che se quest’anno si è finiti nella parte destra della classifica, l’anno prossimo il Presidente vorrà finire nella parte sinistra.
Come un fulmine a ciel sereno è giunto l’esonero del diesse Montervino.
Sono situazioni che nel calcio accadono, bisogna aspettarsi sempre di tutto. Non conosco le dinamiche dell’allontanamento perciò non mi permetto di addentrarmi. Dispiace per chi va via come mi dispiacque quando andai via io, auguro a chi va via di trovare qualcosa di importante che possa dare nuove soddisfazioni.
In questi giorni si fa anche il suo nome in vista di una riorganizzazione societaria. Accetterebbe e in che ruolo si vedrebbe?
Non è un ruolo a determinare il successo o l’insuccesso di un progetto. Io con il Presidente mi vedo spesso, ci prendiamo spesso un caffè insieme, per noi è come un rito scaramantico, se mi dovesse chiedere di dargli una mano ci siederemo e ne parleremo serenamente, fino ad oggi comunque non ho avuto nessuna proposta e nessuna chiamata.
Maurizio Corvino














