Abbiamo avuto il piacere di ascoltare il procuratore sportivo Mancino. Nonostante una frenetica e difficile trattativa in quel di Milano, siamo riusciti a sottrarlo al lavoro per conoscere meglio lui, il suo operato e catturare qualche nome che potremmo magari vedere prossimamente fare bene sui campi italiani. Sempre molto schietto, non ha lesinato frecciate contro alcune situazioni del sistema calcio che secondo lui frenano la crescita dei giovani calciatori italiani.
Buonasera signor Mancino, lei è uno dei procuratori che svaria di più da Nord a Sud, recentemente ha portato calciatori anche su al Porto-Tolle, quanto è impegnativo il suo mestiere che spesso è stato criticato anche dagli stessi addetti ai lavori del mondo del calcio?
“E’ difficile però nello stesso tempo facile. La parte difficile è collocare il calciatore nell’ambiente ideale a farlo giocare e crescere. E’ un lavoro un pò particolare, che ci porta a perdere molto tempo e spesso anche denaro. A volte non si riescono a fare neanche le trattative e poi oggi le squadre sono tutte fatte, anche se poi, attenzione, sará il campo che dirà come sono state fatte. Molto importante comunque è l’interlocutore e spesso anche la disponibilità del calciatore.”
Fortuna, fiuto, intuizione, cosa serve per scovare il talento di domani?
“Per scovare il talento del domani ci vuole poco perchè, diciamo che io sono uno scuola Lazio e li ho imparato tantissimo. Il problema è che dopo devi trovare chi è che fa giocare la scoperta, il problema è quello. Proprio in questi giorni, in un’intervista ad un quotidiano argentino, mi chiedevano come mai in Italia non funziona come in altre nazioni dove devono giocare un numero fisso di calciatori di quel paese, per esempio 5 italiani fissi in campo. Sarebbe anche giusto in Italia puntare su cinque giocatori italiani in una squadra titolare e il resto stranieri. Sarebbe linfa anche per le nazionali italiane. I talenti ci sono e a volte si perdono perchè purtroppo non riescono a essere valorizzati per vari motivi. Soprattutto mnca meritocrazia. Di talenti, credetemi, in Italia siamo pieni, vi faccio l’esempio del nostro meridione, specialmente nella zona della Campania e del Cilento o anche nella provincia di Salerno, ci sono veramente dei ragazzi interessanti, però se non gli viene data l’opportunità di giocare come fanno “espodere”?
Ha qualche ragazzo sul quale oggi scommetterebbe a occhi chiusi? Magari se ci vuol fare qualche nome…
“Ad esser sincero, di nomi di miei assistiti ne posso fare quanti ne voglio. Potrei dire Stefano Borghi, capocannoniere in Gibilterra, un ragazzo di 26 anni che ha viaggiato tantissimo all’estero che oggi è pronto per una squadra di serie B. Stesso discorso per il fratello Alessandro. Ci sono poi due gemelli ai quali ci tengo tantissimo, sono dei classe 2005 che sono cresciuti tantissimo e sono fortissimi fisicamente, li stiamo trattando con la Fermana che è una squadra di Lega Pro che vuole far giocare solo giocatori giovani e italiani. Io spero di chiudere quanto prima per questi due ragazzi che secondo me meritano di arrivare a palcoscenici importanti. Poi ce ne sono tantissimi altri e stiamo lavorando per trovare a tutti una giusta collocazione. Il problema è che ci sono molti “ex” giocatori che stanno ottengono ancora dei contratti e per quelli giovani e di provincia diventa difficile trovare spazio ed emergere proprio perchè sono chusi da questi che hanno ormai un nome e vivono di rendita. Però se uno è bravo sia come procuratore, direttore o osservatore e va a vedere che uno di questi non gioca campionati interi da tre anni o ha giocato solo 10 minuti, deve saper valutare l’utilità di questi calciatori alla causa. Altra cosa scandalosa sono questi settori giovanili dove ci sono genitori vanno a pagare pur di avere un figlio che gioca nella squadra primavera under 15, poi a fine anno vai ad analizzare questi giocatori e hanno solo 20-30 minuti giocati in un anno, questi ragazzi non ci servono a niente. Finchè ci saranno queste realtà, non riusciremo mai a vedere la meritocrazia che si deve avere nel mondo del calcio.”
Molte società stanno lasciando andar via i propri calciatori a parametro zero, che tipo di segnale vede in questa operazione?
“Questo è un segnale importante che mi è anche capitato negli ultimi anni. Le società sono piene di debiti, non riescono più a mantenere gli ingaggi di un certo livello e proprio per questo in questi anni si è deciso di puntare sul giovane italiano. Questi giocatori invece che vanno via a parametro zero vengono ingaggiati subito e gli fanno degli ingaggi altissimi, perchè secondo loro stanno risparmiando sull’acquisto del cartellino. Ne vedremo ancora di più il prossimo anno, perchè il 65% degli operatori, dei direttori sportivi o di chi fa le veci, i consulenti, sta sbagliando tantissimo. A livello nazionale, le squadre professionistiche di serie A e serie B qualcosa riescono a mantenere, ma non ci dimentichiamo il caso Trapani, il caso Catania l’anno scorso, lo stesso discorso del Campobasso e del Teramo quest’anno. Ma lo stesso discorso anche nelle categorie dilettanti, in serie D, si sta investendo tantissimo. Però queste sono realtà che non arriveranno neanche a dicembre, perchè denaro non ce n’è, non ci sono più soldi nel calcio, nessuno più investe, infatti le squadre più importanti sono squadre prese da fondi americani, fondi cinesi. Ma anche nelle categorie basse il Chiasso stesso cè di un investitore marocchino, chi mai lo avrebbe pensato qualche anno fa.”
Lei è un grande conoscitore della serie C e soffermandosi sul girone meridionale, la passata stagione aveva pronosticato il Bari finalmente in B e soprattutto buoni campionati per le pugliesi. Quest’anno che campionato crede potrà esserci?
“Il Bari l’anno scorso aveva l’organizzazione societaria, che è alla base di tutto. Quando tu hai una società importante e hai un momento di difficoltà, grazie alla società lo riesci a superare. Il Bari anche l’anno scorso ha avuto degli alti e bassi, poi ha ingranato la quinta e ha detto la sua, com’è giusto che sia stato. Quest’anno penso che ci sarà un campionato in tre tronconi, ci sono 5-6 squadre forti come l’Avellino, il Catanzaro, il Pescara, il Crotone, la Virtus Francavilla che con il ritorno di Calabro sarà protagonista fino in fondo, non dico per la vittoria finale ma stanno là. Poi ci sono delle squadre tipo Picerno, squadre che non vogliono niente se non una tranquilla salvezza. E poi ci sarà il troncone di quelle cinque-sei squadre che lotteranno fino alla fine per salvarsi.”
Ha avuto modo di seguire il mercato del Taranto e qualche uscita amichevole? Che idea si è fatto?
“Il mercato del Taranto è un mercato fatto di molte scommesse. Il gioiello del Taranto però si chiama Nello Di Costanzo che è un allenatore molto bravo e ha fatto un mix di giovani e di veterani. Ve lo metterei anche scritto, qualcuno di quei giocatori che ha acquistato il Taranto arriverà sicuramente in serie B, grazie a Nello Di Costanzo che è un allenatore preparato, con le spalle larghissime. Io non sono convinto, sono straconvinto che il Taranto sarà la squadra rivelazione grazie a questi giovani e qualcuno di questi giovani, mi ripeto, arriverà addirittura in serie B, com’è successo ad alcuni ragazzi che giocavano a Bisceglie e adesso si trovano in serie B col Palermo.”
Condivide la scelta della dirigenza ionica di puntare su giovani calciatori di valore?
“Certo. Va fatto un applauso a questa società che sta puntando sui giovani, va proprio fatto così. Poi con un allenatore di una certa calibratura come quello rossoblù per un giovane è molto più facile inserirsi. Per me ha fatto benissimo, poi la garanzia per tutto si chiama Nello Di Costanzo, che è un allenatore veramente capace. L’anno scorso ha preso il Brindisi ultimo in classifica e nessuno si aspettava la salvezza ottenuta poi in quel modo.”
Lei è della linea di pensiero che bisogna incentivare o obbligare a schierare un tot numero i giovani, oppure di quella dove i giovani bravi comunque giocherebbero e che con queste regole attuali si penalizza invece la crescita di ragazzi che a 23 anni perdono lo status di under e spesso restano disoccupati?
“Il Taranto sicuramente sarà la squadra con più minutaggio di giovani ed è una cosa importantissima per una piazza, dove facendo giocare dei giovani e riesci a fare qualche plusvalenza in serie B con qualche giocatore, il prossimo anno ti presenti in partenza da protagonista, da squadra che vuol vincere il campionato. La politica del Taranto è una politica che stanno attenuando anche altre realtà calcistiche importanti, attenzione non si pensi che sia solo il Taranto ad attuare questa politica giovane.”
Cosa servirebbe per rilanciare il calcio italiano?
“Per rilanciare il calcio italiano servirebbe dare fiducia ad allenatori emergenti e non sottovalutare i ragazzi di periferia, si dovrebbe introdurre la regola di 5 giocatori italiani nei professionisti, dalla serie A fino alla Lega Pro. Allora si che il calcio italiano lo rilanci, perchè poi alla fine sei costretto ad avere in rosa su 25, almeno 10 italiani, quindi il 43% della squadra.”
Ringraziamo il Procuratore Gianfranco Mancino e gli auguriamo le migliori fortune nel suo delicato lavoro.
Francesca Raguso














