Trentuno presenze e quattro reti nella stagione 2006-2007 con la casacca rossoblù nella stagione sportiva che vide gli ionici eliminati in semifinale al “Partenio” di Avellino: stiamo parlando della “freccia nera” di San Paolo, Robson Machado Toledo, che contattato dalla nostra redazione ha parlato del presente e del passato del Taranto.
Il calcio è una passione che continua a far parte della tua vita; continui a giocare?
Sì, fino a dicembre dello scorso anno sono stato ad Agropoli in Serie D e adesso sono tornato a casa a Latina in prima categoria e stiamo per vincere il secondo anno consecutivo il campionato.
Sicuramente seguirai le vicissitudini del Taranto che si trova in Serie D al terzo posto in classifica. Gli ionici hanno perso domenica scorsa a Gravina e ora si trovano a otto punti dal Picerno capolista. Secondo te, considerando la presenza del Cerignola al secondo posto e gli 8 turni che mancano alla fine del campionato, una rimonta è ancora possibile o si possono ritenere chiusi i giochi promozione?
Finché c’è speranza bisogna crederci. È una rimonta molto difficile ma, se si dovesse concretizzare, la soddisfazione sarebbe doppia. I ragazzi devono stare concentrati fino alla fine; nel calcio tutto può succedere. La categoria è difficile e viene sottostimata. Alcune squadre e società non fanno le giuste valutazioni delle squadre che si trovano davanti. Magari può essere accaduto lo stesso anche al Taranto.
Conosci Mister Panarelli? Come giudichi il suo lavoro?
Sì, lo conoscevo già per averci giocato tante volte contro e l’ho conosciuto di persona. È una persona che ha vissuto di calcio e penso gli vadano fatti solo i complimenti per il suo lavoro. Ha valorizzato tanti giovani e ottenuto tanti risultati utili consecutivi, non è da tutti.
Che ricordi hai di Taranto, della stagione che ti permise anche di spiccare il volo verso altre categorie?
Di Taranto ho solo ricordi belli; l’unico rammarico che ho è stata la promozione che ci sfuggì contro l’Avellino. Mi spiace di non essere riuscito a vincere qualcosa. È una società, una tifoseria che mi ha dato tanto. Ho soltanto da ringraziare la gente di Taranto.
Il tuo punto forte era la corsa unita al dribbling…
Il mio punto forte a Taranto è stato il pubblico, con quella curva che mi dava una carica non indifferente. Era bellissimo scendere in campo e vedere tutta quella gente pronta a sostenerci ogni domenica. Seguo il Taranto, vedo i video e le foto. Rivivere col pensiero le esultanze sotto la curva dopo un gol mi fa venire la pelle d’oca ancora adesso.
Hai qualche rammarico per la tua carriera? Forse avresti potuto giocare anche in Serie A…
Ho il rammarico di non essere riuscito a stare più di un anno nella stessa società; mi gestiva l’Udinese e mi mandava un po’ in giro per l’Italia. La mia carriera penso che doveva andare così, anche se penso che avrei potuto giocare qualche annetto in più. Auguro al Taranto di tornare nel calcio che conta, il pubblico se lo merita.
Andrea Loiacono














