Tra i pensieri più rappresentativi in merito alla figura di Erasmo Iacovone, troviamo quello di Gianni Fabrizio, ex radiocronista del Taranto Calcio, il quale all’epoca, seguiva da vicino le gesta dell’attaccante rossoblù.
Che ricordi ha lei di quel calciatore?
Ricordi bellissimi e stupendi, Iacovone è stato l’unico calciatore a rimanere nella mente dei tifosi rossoblù. Era un calciatore eclettico e quindi allo stesso tempo ha dato ai tifosi la possibilità e la speranza di andare in serie A, ma dopo la sua morte, che avvenne nel Febbraio del 1978, quel barlume di speranza venne a cadere, poiché lui era un punto di riferimento per Taranto, il vero mito.
A tal proposito, Iacovone era il simbolo di un popolo che stava per sfiorare il paradiso. Secondo lei quel sogno, con lui poteva divenire realtà?
Credo di sì, anche se con i se e con i ma non possiamo determinare nulla di certo. Sicuramente lui aveva iniziato una annata stupenda e il numero dei goal era già abbastanza alto, inoltre era seguito da tantissime squadre di serie A. Nel complesso, con quei calciatori, con Tom Rosati alla guida tecnica, il tutto apriva le possibilità di competere fino alla fine alla vittoria del campionato.
Sappiamo che Iacovone, oltre ad essere forte sul campo, era anche un uomo dai mille valori. Lei che comunque l’ha potuto vivere in quegli anni, ci potrebbe raccontare come si comportava Iaco fuori dal rettangolo verde?
Era molto schivo, riservato e tranquillo. In quel periodo, io ero ai primi anni con Tv Taranto, dove facevamo le telecronache per le tutte partite dei rossoblù, e ricordo che per poter intervistare Erasmo bisognava sudare le fatidiche sette camice, lui non voleva mai farsi intervistare in tv o in radio, aveva questa serenità, non voleva prendersi il centro dell’attenzione, nonostante lo meritasse. Fui l’ultimo ad intervistarlo dopo la partita con la Cremonese, e dopo averlo pregato riuscì a farmi rilasciare quell’intervista, chissà forse un presentimento, poiché lui non si faceva mai intervistare, ma quella sera era libero da impegni familiari e dopo tanto mio insistere questa intervista venne fatta. Quella notte io venni svegliato alle 4:40 con una telefonata tragica, dove mi raccontavano il suo decesso avvenuto grazie ad un incidente verificatosi nella notte. Lui si voleva mettere in mostra solo sul rettangolo verde, quando esaltava le sue capacità, tanto che il presidente Giovanni Fico, che amava la personalità di Iaco, disse al suo funerale che per lui è come se in quell’incidente avesse perso un figlio e che avrebbe fatto di tutto per intitolare lo stadio ad Erasmo.
Lei ha una partita in particolare cha la lega ad Erasmo Iacovone?
Taranto-Bari, goal su pallonetto di Iacovone. Questa è la partita che mi lega di più ad Erasmo, anche perchè il derby era molto sentito. Ricordo anche una partita molto bella giocata da Iacovone, ovvero Cagliari-Taranto, finita 2-2, dove l’attaccante rossoblù sfoderò una prestazione fantastica e siglò anche un goal, insieme a Selvaggi. Ma nel cuore mi rimarrà sempre quel derby giocato e vinto allo Stadio Salinella.
Ci potrebbe essere un giocatore del Taranto che negli anni si sia avvicinato alle caratteristiche di Iacovone?
Ritengo di no. Non a caso si è prodotto questo mito, anche se lui non è che abbia fatto sfracelli, anche lui ha avuto le sue giornate negative, ma il dato più significativo, che ha colpito i tifosi del Taranto, è che lui univa le sue doti sportive a una presenza di uomo serio e questo ha portato alla creazione del mito. Non si possono configurare i miti con altri calciatori.
Cosimo Lenti













