Come ogni fine anno arriva il riepilogo sulla qualità della vita con la temutissima classifica del Sole24ore, classifica che valuta numerosi fattori e parametri e lascia poco spazio alle interpretazioni, alle scuse, ai se e ai ma. Nonostante i toni trionfalistici anche quest’anno Taranto si è piazzata tra le peggiori città d’Italia per qualità di vita perdendo addirittura altri due posti, dal 99 è scivolata al 101 su 107.
Il post Covid, la guerra Ucraina Russia e lo spettro reale di una recessione economica stanno facendo sentire il proprio peso. Il caro prezzi delle materie prime, il rincaro delle forniture di gas e luce stanno preoccupando noi comuni cittadibni e stanno mettendo in ginocchio soprattutto le medie e piccole imprese che stanno facendo i salti mortali per tenere a posto i conti e soprattutto per contnure a vivere e garantire il proprio e l’altrui posto di lavoro. Tutta questa situazione ricade, ovviamente, sull’industria calcio, che ha già lanciato da tempo l’allarme per i costi del caro energia cercando soluzioni per ammortizzarli.
A Taranto la situazione diventa ancora più sensibile perchè nella crisi rientra brutalmente la grande industria che sta utilizzando lo strumento della cassa integrazione e sta limitando (se non vietando) il lavoro per le ditte dell’indotto, questione che riguarda direttamente il Taranto Calcio che, piaccia o no, è un’azienda e come tale soffre le ripercussioni della crisi che si riflette sulla città intera e quindi sul movimento calcistico perchè il proprio Presidente è un industriale e in termini di sponsorizzazioni e di costi di gestione. Facciamo l’esempio di Taranto perchè è quello che ci sta a cuore ma non possiamo non considerare un miracolo quello che fanno i Presidenti delle squadre di calcio, soprattutto in categorie come la serie C dove gli introiti non sono certo quelli delle serie superiori per sponsorizzazioni, ricavi e diritti televisivisi.
E’ lecito, pertanto, auspicare una risoluzione dela crisi attuale in primis, ma soprattutto una rinascita reale socio-economica di Taranto, che si possa tornare ad essere fiorente magari iniziando davvero a sfruttare le potenzialità che ancora non ha saputo sfruttare (o che le hanno impedito di sfruttare) come il poprio mare e il Turismo piuttosto che l’Industria.
Maurizio Corvino













