Giorgio Roselli, ex centrocampista del Taranto e attualmente allenatore. Nella stagione 2019-2020 è stato alla guida del Monopoli, dove però ha avuto poca fortuna rimanendo in sella soltanto due giornate.
Buonasera mister. Venerdì ci sarà l’ultima partita di campionato prima della sosta natalizia e si incontreranno Taranto e Monopoli. Se ha avuto modo di seguire entrambe le squadre, lei da doppio ex che idea si è fatto? Può darci un suo parere su questa partita?
“Intanto, sono sincero, non mi considero molto un doppio ex perché a Taranto ho vissuto tre anni bellissimi da calciatore mentre a Monopoli solo due mesi in modo pessimo. Dunque tiferò clamorosamente Taranto. Partiamo da questo presupposto. Per il resto il Monopoli è un’ottima squadra, costruita per fare un campionato importante, anche se ha avuto qualche battuta non felice, però si è ritrovato con questa sonora ultima vittoria. Il Taranto da qualche giornata ha preso a correre. Sarà sicuramente una bella partita.”
Tornando un po’ indietro, lei inizia la carriera da giocatore nel 1973 nel Fortis Spoleto. Che inizio è stato?
“Ho iniziato nello Spoleto in serie D, però per fortuna è stato un inizio da professionista sin da subito perché a 15 anni dormivo là, abitando a Perugia non potevo fare avanti e indietro per la scuola. Diciamo che da lì ho iniziato la serie D che a quei tempi era un campionato semi professionista perché non c’era la C2. Dunque sono cresciuto abbastanza in fretta, a 15 ho esordito in serie D e l’anno successivo sono andato all’Inter, in serie A. Sono dovuto crescere in fretta.”
Nel corso della sua carriera ha giocato anche in serie A, appunto con Inter, Sampdoria e Vicenza, che esperienze sono state?
“Non ero, onestamente, un calcatore da poter giocare nell’Inter, c’erano giocatori straordinari che erano anche in Nazionale. Dopo qualcosa di buono all’Inter, dove abbiamo vinto la Coppa Italia, è normale che sono andato in squadre più consone alle mie qualità. Che ripeto era di bassa serie A e buona serie B, che poi è la carriera che ho fatto da calciatore.”
In serie B invece ha vestito le maglie di Bologna e Pescara. Come si è trovato?
“C’era poca differenza tra la serie A e la serie B rispetto ad ora, perché moltissimi giocatori scendevano in B e non c’erano giovani come adesso, la B era molto vicina alla A più di quanto lo sia adesso. Comunque Bologna, Pescara, poi Bari e Taranto sono state le mie squadre di serie B e tutte, anche se con obiettivi diversi, erano di alto livello.”
Nel finale della sua carriera calcistica, ha giocato con Bari, Taranto e Alessandria.
“Sono andato un po’ a calare ma sono stato in posti fantastici. Ad esempio, a Taranto, sono arrivato in una situazione difficile, ricordo che all’inizio ho fatto un po’ fatica ma poi sono stato benissimo. Due anni di B e uno di C in cui abbiamo stravinto il campionato riportando il Taranto in B. veramente sono stati tre anni fantastici. Poi ho finito la carriera vicino casa, ad Alessandria, dove ho poi iniziato a fare per un anno il secondo e poi l’allenatore. Dunque è stato un finale giustissimo e come qualcuno mi disse in quel momento, da vecchio giocatore stavo diventando giovane allenatore. Era una cosa che mi piaceva fare e così è stato. Son stato molto contento.”
Come mai ha deciso di allenare?
“Erano già 5-6 anni che mi piaceva seguire quello che facevano gli allenatori, appuntavano tutte le cose che facevano, sia dal punto di vista fisico che tecnico-tattico. Mi è sempre piaciuto capire e soprattutto, la cosa più importante, capire le persone. Quindi questo mi ha portato ad una scelta consequenziale abbastanza facile da prendere ma difficile perché fare l’allenatore agli inizi non sai poi se lo farai e per quanto e a che livelli. Non sono arrivato a livelli altissimi ma da quel momento ho allenato tutti gli anni fino ad adesso che ne son passati tantissimi.”
Cosa non è andato a Monopoli?
“Monopoli l’ho cancellata dalla mente perché io penso che nella vita e nel calcio in particolare, serva la meritocrazia e la situazione a Monopoli non era legata al merito. Noi abbiamo fatto un precampionato fantastico, addirittura passando due turni di Coppa Italia Tim, quella della serie A, battendo il Cosenza che era in serie B. Abbiamo fatto una vittoria e una sconfitta nelle prime due giornate di campionato e sono stato esonerato. Quindi è stata una decisione presa dall’esterno, io non ho avuto problemi con loro ma evidentemente li hanno avuti nei miei confronti e mi è dispiaciuto. Da regolamento poi in Italia non potevo allenare altre squadre nello stesso anno e, per non rimanere fermo fino a giugno, sono andato a Malta.”
Il suo nome è stato accostato parecchie volte al Taranto, come possibile allenatore. Può raccontarci qualcosa?
“Si è vero, tante volte. Addirittura ricordo che Ermanno Pieroni mi chiamò quando ero al Mantova. È capitato più volte di essere vicino al Taranto e non ci sono mai riuscito. Non mi sarebbe dispiaciuto e non mi dispiacerebbe tornare in un posto dove sono stato meravigliosamente bene. Non si sa mai nella vita.”
Può farci un piccolo pensiero del Roselli giocatore e che augurio fa al Roselli allenatore.
“Ormai ho una certa età. Più che augurio, la mia felicità è aver fatto sempre tutto quello che era nelle mie possibilità, rispettando tutti e cercando, da allenatore, di migliorare sempre tutti i calciatori che ho avuto, sia dal punto di vista tecnico-tattico che psicologico. Questo è quello che ho cercato di fare e continuerò a fare ancora. Poi sono sincero, ho 65 anni ma mi sento un ragazzino con un entusiasmo pazzesco in mezzo al campo e fuori. Spero ancora di poter fare questo mestiere il più a lungo possibile per trasmettere tutte le mie esperienze e tutto quello che ho imparato dagli altri.”
Francesca Raguso













