di Alessandra Carpino – Taranto BuonaSera
Una sinergia originale e magica in un’atmosfera atipica ma determinata. Nessun divieto all’osmosi di passione fra la squadra rossoblu ed i suoi tifosi, protagonisti di un incitamento costante, corredato da cori e striscioni, e di un entusiasmo che esplodeva perentorio oltre il perimetro della curva Nord di uno stadio Iacovone interdetto, rigorosamente a porte chiuse per reiterata inagibilità. Il Taranto torna comunque ad esibirsi nel suo tempio e suggella la seconda vittoria casalinga stagionale in un altro big match del calcio meridionale, trionfando per 2-1 su un Crotone dall’identità imprecisa (paga il tecnico Lamberto Zauli, esonerato ieri). E sviluppa la sua manovra in maniera ordinata, razionale, simmetrica nelle fasi di contenimento e di creatività, strutturata con arguzia soprattutto a centrocampo (Calvano legge con sicurezza il ruolo di regista, Zonta esprime le sue qualità tattiche da intermedio, Romano vanta il “piede caldo”), letale nella proposizione offensiva nonostante le molteplici assenze di reparto (Fabbro, Orlando e Samele infortunati). Un equilibrio interrotto nella prima mezz’ora, quando i rossoblu ionici sanciscono un uno-due indiscutibile in dieci minuti: Kanoute sigla il vantaggio al 32’pt, approfittando di un lungo rinvio di Vannucchi, superando in progressione la difesa calabrese ed insaccando un rasoterra chirurgico alle spalle del portiere Dini; Cianci, suo partner nel binomio avanzato, raddoppia al 42’pt, capitalizzando con un colpo di testa sotto misura l’assist lungo da punizione eseguita da Zonta direttamente dalla trequarti, prima intercettata dall’incornata di Antonini in area. E’ una contesa in costante controllo da parte dei padroni di casa, costretti ad arretrare il proprio baricentro nella ripresa a causa delle condizioni fisiche non ideali di alcuni interpreti (bomber Cianci in primis): non cedono alle sperimentazioni, non si scompongono al cospetto della rete di Tumminello che accorcia le distanze per i pitagorici al 36’st, grazie ad uno stacco aereo preciso, su suggerimento di Giron dal versante mancino. “Il primo tempo è stato sontuoso, aggressivo, senza concedere nulla, creando tanti presupposti- ha esordito Ezio Capuano in conferenza stampa- Era difficile concentrarsi e preparare la gara nel corso di una settimana complicata, in cui abbiamo ascoltato dichiarazioni surreali e subìto decisioni compromettenti: ci siamo isolati da tutto, compensando anche le cinque assenze, schierando Cianci che non si è mai allenato ma che è sceso in campo in maniera stoica ed ha segnato. La prima rete di Kanoute, poi, è frutto di una giocata studiata nel dettaglio, poiché abbiamo provato con insistenza l’attacco alla linea sulla destra difensiva avversaria”. “Nella seconda frazione di gioco abbiamo sofferto: ho effettuato cambi notevolmente coraggiosi soprattutto dopo aver incassato il gol del Crotone; sono stato obbligato a portare prima Romano sotto punta, poi ho fatto esordire un giovane classe 2004, Capone- ha spiegato l’allenatore ionico- Dopo l’uscita di Kanoute e Cianci, dopo il vantaggio dimezzato dai calabresi, un’altra squadra con meno spirito d’abnegazione e di sacrificio si sarebbe abbattuta: così nascono l’organizzazione, la sofferenza, la volontà di non subire gol. Ci siamo abbassati ma non abbiamo concesso, anzi: l’occasione più clamorosa è nostra ed è stata confezionata da Fiorani. Spedivamo gli avversari al cross, per evitare penetrazioni centrali: il gol del Crotone nasce dalla bravura di Tumminello a prendere il tempo a Riggio su una palla inattiva”. L’obbligo del sistema tattico di partenza ha profuso sicurezza e certificato identità: “Due valutazioni per l’applicazione del 3-5-2: la prima inerente alla carenza di attaccanti; la seconda vincolata alla collocazione centrale di Kanoute (o Fabbro, se fosse stato disponibile), accanto a Cianci (o Samele), quindi una punta che concedesse l’aggressione alla profondità. Romano intermedio ha disputato una partita di dispendio notevolissimo, poi ha accusato anche lui difficoltà ed ho inserito Capone”. Dediche, estasi agonistica, intesa coi supporters oltre ogni limitazione fisica: Ezio Capuano ha rivolto il suo messaggio a Massimo Giove, capo del sodalizio rossoblu. “Hanno vinto la squadra e la città di Taranto, soprattutto ha vinto il mio presidente, al quale dedichiamo il nostro successo, sperando che lui possa rivedere la sua decisione- ha commentato- Deve rimanere al timone del Taranto, perché ha dimostrato coi fatti, con esborsi economici importanti, di essere lui stesso un vero tifoso. Sicuramente gli chiederemo di restare alla guida del club, e lui lo farà, perché ama Taranto”. E la formazione ionica si è riscoperta omogenea, mnemonica nelle strategie, intraprendente anche negli avvicendamenti inediti dei suoi atleti: “Dopo la partita col Giugliano, avevo affermato che chi vince spiega, chi perde sta zitto: però ai ragazzi ho ribadito che il risultato può essere frutto dell’episodio, ma con la continuità della prestazione è garantita la risposta del gruppo- ha confidato- Dopo i gol segnati, succede poche volte che la squadra abbracci la panchina o il proprio allenatore, probabilmente anche un po’ antipatico ed autoritario, ma i ragazzi riconoscono sempre la mia fase comportamentale e la mia coerenza. Oggi (domenica, ndr) c’è un solo vincitore: il popolo tarantino. La stampa ci è stata vicina, devo ringraziarla: ha aiutato la squadra per tutta la settimana. E per qualcuno che si aspettava un risultato diverso, quei “limoni” non bisogna mai dimenticarli (rispolvera la metafora dello scorso torneo, ndr)”. “Nell’intervallo ho “fatto il pazzo”: si vinceva 2-0, sono entrato negli spogliatoi per istruire sulle insidie della gara- ha ammiccato- Per la prima volta, a fine partita ,sono andato anch’io a salutare ed omaggiare i tifosi: ho accompagnato la squadra ed è stata una scena commovente”. Consumatasi nella porzione dello stadio che divide il piazzale adiacente al settore di curva Nord dall’interno: momento immortalato da foto ufficiali e video amatoriali girati dagli stessi calciatori euforici, propensi ad arrampicarsi sulle barricate per ricambiare gli applausi. Una posizione finalmente armoniosa, netta, limpida fra tutte le parti in gioco.














