di Domenico Ciquera
La giocatrice dell’A.S.D. Dinamo Taranto Nuovi Orizzonti, Silvia Gobbi, nel nostro consueto appuntamento dedicato alla squadra ionica denominato “Time Out”, si è espressa sul momento della squadra guidata da coach Caricasole.
Ultimo match – “Credo e spero di aver toccato il fondo lunedì scorso. Spero, perché essendo così possiamo soltanto risalire e cercare di migliorare. Le giocatrici di Battipaglia sono state molto brave, hanno fatto gruppo, cosa che a noi manca e continua a mancare. Non so dove sia il problema, in tutta onestà, perché la società ci è vicina, ci supporta e ci è a disposizione. Quando meno, dovremmo noi giocatrici metterci a disposizione della squadra, nella nostra individualità e senza alcun egoismo da parte di nessuna. L’individualità è ben accetta, purché non vada a ledere il gruppo. Alla fine vince la squadra che fa più punti, non la giocatrice che fa più punti. Quindi, il mio augurio è che per sabato prossimo possiamo cambiare rotta con una mentalità e uno spirito diversi, perché a livello tecnico non credo ci manchi nulla. In allenamento siamo una squadra, ma poi, per non si sa quale motivo, ci perdiamo e siamo arrivate alle ultime partite senza il giusto approccio.”
Indicazioni tattiche – “Per quanto riguarda la differenza linguistica, io e Gabriele cerchiamo di colmare questo divario traducendo qualsiasi punto venga affrontato dall’allenatore. Giulio viene da un contesto diverso e sta crescendo nell’ambito femminile insieme a questa nuova squadra. Quello che forse manca, e che ho notato nelle ultime partite, è che su determinate indicazioni manca una nostra risposta. Al di là magari dell’indicazione tecnica data dall’allenatore, che può essere giusta o sbagliata, quello a cui faccio riferimento è il concetto di atteggiamento e mentalità. Nel momento in cui l’allenatore dà determinate indicazioni, io come giocatrice devo essere pronta ad accogliere questa indicazione, senza escluderla a priori. Poi, una volta che applico questa indicazione alla situazione di gioco, cerco di apportare il mio contributo e aggiungere la mia personalità. Quello da cui possiamo ripartire per sabato è sicuramente l’allenatore: c’è un responsabile tecnico ed è giusto seguirlo, affrontando poi, nelle dovute e opportune sedi, alternative e soluzioni che possano aiutarci a sviluppare il nostro gioco. In allenamento riusciamo a essere gruppo; in gara, durante la partita, no. Quindi mi auguro che sabato possiamo vedere, o almeno voi possiate vedere, una squadra almeno al 50% diversa. Ovviamente, non possiamo aspettarci un cambiamento repentino e immediato, però speriamo almeno che ci siano dei segni di cambiamento.”
Ultimo quarto – “Non credo ci sia stato un calo atletico, perché abbiamo la possibilità di allenarci sia sul parquet che in palestra. Anche all’inizio di ogni allenamento dedichiamo tempo alla parte atletica, sia con la palla che senza palla. Il divario che è stato colmato lunedì scorso è stato grazie all’individualità di uno o due elementi, ma poi, l’individualità è ben accetta solo se supportata dal gruppo. Due persone possono aiutarci a recuperare questo divario, però poi sta a noi mantenere il vantaggio che in quel momento avevamo acquisito, con un lavoro di squadra, difesa forte e supporto reciproco. Questo è ciò che forse, quasi sicuramente, è mancato.”
Difesa – “Per me la palla da basket è l’oggetto più bello del mondo, però al tempo stesso è il mio obiettivo. Nel momento in cui difendo devo avere la mentalità e l’aggressività necessarie per far mia la palla e sporcare qualsiasi pallone. Ho ballato da giocatrice per diversi anni e mi sono concentrata più sulla difesa che sull’attacco. Il discorso vale per entrambi gli aspetti: laddove non riesco a colmare un vuoto tecnico, cerco comunque di dare il mio contributo alla squadra con aggressività. Quindi sì, possiamo analizzare tutte le difese da vari punti di vista tecnici, ma nel momento in cui manca concentrazione, aggressività e cattiveria agonistica, qualsiasi tecnicismo viene a decadere. Non sarebbe un discorso oggettivo, ma io devo fare mia quella palla. Da una difesa ben fatta nasce un’azione altrettanto ben costruita, solo se giochiamo insieme e siamo concentrate sul raggiungimento dell’obiettivo.”
Attacco – “Contro Battipaglia abbiamo sbagliato molti canestri. Molti tiri sono andati a vuoto e molti punti sono mancati. Mi sento del tutto spiazzata, perché cerchiamo di rendere il tiro parte delle sessioni di allenamento. Anche sabato mattina, prima della partita, ci siamo dedicate a delle sessioni di tiro. Sfortuna? Non credo sia una giustificazione valida; è la prima giustificazione, ma la più semplice e da codardi. Forse è la mentalità? Torniamo sempre a questo punto. La fretta di concludere? Anche qui, concludendo velocemente un’azione si possono fare tantissimi punti.”
Prossimo match – “Personalmente, affronterò questa partita con molta cattiveria e rabbia, in senso positivo. Ho voglia di riscatto e di voltare pagina. Spero che la squadra sia della stessa opinione.”
Spogliatoio – “Martedì non eravamo tutte dell’umore giusto, come ci si aspetterebbe dopo una sconfitta. Ieri è andata un po’ meglio, però percepisco un po’ di freddezza. Spero che le mie compagne di squadra mi smentiscano stasera, però ecco, è questa la sensazione che ho avuto.”
Peso della maglia – “L’attaccamento alla maglia è una componente essenziale perché aiuta a focalizzare l’obiettivo e a creare gruppo. Essere consapevoli di far parte di una squadra che rappresenta quella realtà che è stata il Cras dovrebbe essere motivo d’orgoglio. Storicamente parlando, la presenza degli scudetti appesi al Palamazzola dovrebbe essere la motivazione per fare ottime partite. Impegnarsi e sentirsi parte di una squadra che si rappresenta è il primo passo per fare grandi partite.”
Dinamo – “Per me la Dinamo è ormai una famiglia; lo è sempre stata sin dal primo anno a Taranto, ma a maggior ragione quest’anno. Quando ci siamo sentiti con il patron l’estate scorsa, la mia risposta è stata subito ‘sì, sono disponibile, se lo siete anche voi’. Sono a completa disposizione della squadra, e quindi far parte di questo gruppo per me è casa, mi sento parte di una famiglia.”
Taranto – “Taranto ha molto da offrire, sicuramente il mare. Io sono un’amante del mare, quindi qui mi trovo a casa. Ci sono molte opportunità dal punto di vista culturale e sportivo, grazie alla presenza di diverse associazioni sportive nel territorio, che permettono di creare un’identità unica. Anche a livello lavorativo ho scelto Taranto per motivi di lavoro, quindi sicuramente le occasioni non mancano: bisogna soltanto saperle sfruttare.”
Basket – “Tutto è nato in quarta elementare, quando ci fu un programma di promozione sportiva del basket. In questa occasione, l’insegnante di educazione fisica, che era allenatore di minibasket della mia città natale, mi invitò a fare una prova. Ero la più alta della classe, anche se ora sono la più bassa della squadra. Mia madre era abbastanza restia, ma tutto è iniziato con questo programma di diffusione del basket nelle scuole. Avevo 10 anni; ora ne ho 31. È stato amore a prima vista, una passione che non si è mai spenta.”
Rapporto con le più giovani – “Ci vuole molta pazienza. Quello che cerco di trasmettere è la pazienza, la costanza e la perseveranza, oltre all’importanza di attendere il proprio momento e confrontarsi con l’allenatore nei giusti modi. Ho imparato a dare il mio contributo alla squadra partendo dalla panchina. Questo è quello che vorrei trasmettere alle più giovani, ragazze di 18 anni: essere in panchina non è un attacco personale da parte dell’allenatore, ma una questione di pazienza. Anche chi parte dalla panchina può dare un contributo e quella carica in più.”













