di Luca Pietranelli
Il nuovo patron del Taranto, Vito Ladisa, è intervenuto in diretta durante la trasmissione 100 Sport Weekend su Studio100, illustrando nel dettaglio la sua visione per il futuro del club rossoblù.
«Ogni progetto parte dalle basi. In passato, la mancanza di strutture adeguate è stata il motivo per cui abbiamo deciso di non proseguire nel calcio. È da qui che ripartiamo», ha spiegato Ladisa, sottolineando come la questione infrastrutturale sia la chiave per garantire la sostenibilità del progetto. «In molte città italiane si discute da tempo dell’importanza delle strutture. Senza impianti e organizzazione, tutto resta precario. Le strutture sono fondamentali perché strettamente legate allo sviluppo della risorsa umana: lo sportivo ha bisogno di tecnologia, attrezzature e di una “casa” dove potersi esprimere».
Un progetto graduale e strutturato
Ladisa ha poi chiarito gli obiettivi tecnici e societari: «Il nostro obiettivo è costruire, con investimenti mirati, un futuro solido che coinvolga tutte le fasce d’età, dai bambini agli atleti della prima squadra. Ogni tifoso sogna la Serie B o addirittura la A, ma la storia ci insegna che una crescita troppo rapida porta spesso al fallimento. Una squadra senza un vivaio locale forte è fragile. Costruire un percorso dai primi calci fino a una Primavera competitiva è l’unico modo per generare un vero patrimonio. Se destiniamo tutte le risorse alla prima squadra, tra otto o dieci anni rischiamo di trovarci al punto di partenza».
Riguardo all’immediato futuro in Eccellenza, ha aggiunto: «Nessuno vuole restare in una categoria inferiore rispetto al blasone del Taranto, ma dobbiamo essere razionali. I costi devono essere proporzionati agli obiettivi sportivi, senza dimenticare il futuro. Il settore giovanile è il vero patrimonio: anche dall’Eccellenza, con un progetto serio, si può risalire e aumentare il valore della società».
Identità e patrimonio del club
Il presidente ha posto l’accento anche sul logo societario: «È uno degli asset principali, simbolo dell’identità e della tradizione. Il marchio è un bene intangibile, capace di generare valore attraverso merchandising e attività collaterali. Se oggi è disponibile in concessione gratuita, ben venga, ma la scelta deve arrivare tramite un concorso di idee».
Sul tema dell’assegnazione del titolo sportivo, Ladisa ha mostrato rispetto per il suo concorrente: «Ho apprezzato l’apertura dell’amministrazione e il confronto avuto con il dottor Warren. Una volta chiuso l’iter burocratico, ogni potenziale conflitto di interessi decade, lasciando spazio a una partecipazione trasparente e orientata al bene comune».
Collaborazione istituzionale e piani infrastrutturali
«Ringrazio il sindaco di Massafra, che ha dimostrato grande senso istituzionale permettendo l’immatricolazione provvisoria alla FIGC con l’assegnazione dello stadio», ha proseguito. «Il Taranto oggi ha una nuova sede ufficiale allo Iacovone e stiamo pianificando l’utilizzo del campo B per gli allenamenti, grazie agli investimenti in corso sia lì che a Massafra. Abbiamo il sostegno delle istituzioni e con esso la responsabilità di valorizzare le risorse pubbliche. La sfida è graduale, ma deve poggiare su un nuovo approccio: cultura, sport e impresa devono camminare insieme. Taranto ha bisogno di una narrazione nuova, che vada oltre la cronaca sportiva».
Costruzione della rosa e piano industriale
Riguardo alla squadra e allo staff tecnico, Ladisa ha dichiarato: «Lunedì avremo il titolo sportivo. È come entrare in una casa: prima ci prendiamo le chiavi, poi penseremo all’arredo. Ma sarà un arredo eccellente, costruito su fondamenta solide. Il nostro piano industriale è su otto anni, con un equity già disponibile e rilasciato gradualmente. Parlare di arredo significa anche parlare di persone: risorse umane, mentalità, perseveranza».
Un modello libero da condizionamenti politici
«Non c’è alcuna motivazione politica dietro questo progetto. La politica deve fornire regole e trasparenza, ma noi vogliamo costruire un modello imprenditoriale e sociale libero da condizionamenti. Parteciperò poco alla vita quotidiana del club: preferisco stare tra la gente, nei mercati, nelle chiese, nelle iniziative sociali. Le risorse messe a disposizione dalla Fondazione del Mediterraneo di Ferrarese saranno destinate solo a progetti sociali, mai al calciomercato».
Rapporto con i media
Infine, un messaggio alla stampa: «Essendo anche editore, vi assicuro che i media saranno sempre rispettati. La stampa non sarà mai ostacolata. Questo è lo spirito con cui partiamo».













