L’art. 87 del contratto nazionale delle Funzioni Locali stabilisce chiaramente che il personale educativo dei servizi per l’infanzia, a contatto diretto con i bambini, ha un orario settimanale di 30 ore, articolato per coprire l’intero arco di apertura degli asili nido, più 5 ore destinate ad attività extradidattiche e integrative.
A Taranto, però, per anni gli educatori degli asili nido comunali hanno lavorato un’ora in più senza ricevere la giusta retribuzione. A scoprirlo, dopo le denunce di alcune lavoratrici, è stata la Funzione Pubblica CGIL, che, grazie a un’azione legale condotta dall’avvocato Luca Bosco, ha ottenuto il riconoscimento dei diritti e delle spettanze retributive davanti al Tribunale di Taranto.
La condanna riguarda il Comune di Taranto, ora obbligato al pagamento delle differenze retributive dal 2018 ad oggi per 80 lavoratrici.
“Spiace rilevare – dichiara Pietro Micelli, segretario aziendale FP CGIL Taranto – come tale comportamento si sia protratto per anni, benché in varie sedi la FP CGIL avesse più volte chiesto al Comune di applicare correttamente il contratto collettivo e di non ledere i diritti del personale educativo”.
Rincara la dose Cosimo Sardelli, Segretario Generale FP CGIL:
“Questo personale, sottoposto a un lavoro usurante e delicato perché a stretto contatto con i bambini, ha subito notevoli umiliazioni da parte della giunta guidata da Rinaldo Melucci. Non solo le educatrici lavoravano di più e senza essere pagate, ma si pensò addirittura che quegli standard di efficienza, frutto del loro impegno e sacrificio, potessero essere ‘regalati’ ai privati, senza alcuna interlocuzione con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali”.
A porre fine a questa ingiustizia è stato il Tribunale di Taranto, che, con sentenza del 20 settembre 2025 (giudice Cosimo Magazzino), ha accolto integralmente il ricorso, condannando il Comune a corrispondere le differenze retributive e al pagamento delle spese legali.













