Un incendio che poteva trasformare una partita di calcio in una tragedia. È questa la conclusione a cui è giunta la giudice Costanza Chiantini, che ha depositato le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 23 giugno sono stati condannati a cinque anni di reclusione Ivan Giannuario, 40 anni, e Vittorio Ferrara, 39, entrambi tifosi del Foggia.
I due sono stati ritenuti responsabili del rogo che il 3 settembre di due anni fa devastò la Curva Sud dello stadio “Erasmo Iacovone” di Taranto, al termine del derby di Serie C contro i rossoblù. Secondo quanto riportato da Elena Ricci sul Quotidiano, le prove raccolte non lasciano spazio a dubbi: non un gesto goliardico, ma un’azione deliberata e pericolosa.
Determinanti le immagini di videosorveglianza, che mostrarono i due imputati lasciare il settore ospiti, scambiarsi un cenno e lanciare un oggetto incandescente sui rotoli di gomma stoccati sotto i gradoni. Proprio quel materiale – oltre mille quintali di pavimentazione destinata ai Giochi del Mediterraneo – alimentò un incendio di proporzioni gigantesche, domato dai Vigili del fuoco solo dopo due giorni di lavoro.
Non solo i filmati: anche le intercettazioni hanno rafforzato l’accusa, registrando conversazioni in cui Giannuario e Ferrara concordavano versioni da fornire agli inquirenti. La difesa aveva contestato la qualità delle prove, ma la giudice ha sottolineato la «chiarezza e coerenza» di tutti gli elementi raccolti.
Oltre alla condanna, il Tribunale ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento a favore del Comune di Taranto, costituitosi parte civile: 316mila euro, più le spese legali.
La vicenda non si chiude qui: resta infatti aperto un procedimento parallelo nei confronti di due funzionari comunali, accusati di concorso in incendio colposo per non aver gestito correttamente i materiali infiammabili custoditi sotto gli spalti.














