La Fiom-Cgil di Taranto interviene con forza sul futuro dello stabilimento siderurgico ex Ilva, denunciando gravi incongruenze tra le comunicazioni del Governo e le scelte già pianificate dalla gestione commissariale.
«Negli ultimi mesi – spiega il segretario generale Francesco Brigati – si sono moltiplicate dichiarazioni e indiscrezioni rassicuranti sul futuro dello stabilimento, ma i documenti ufficiali raccontano una realtà diversa: decisioni già assunte senza reale confronto con i lavoratori e le loro rappresentanze».
Durante l’incontro dell’11 novembre a Palazzo Chigi, secondo la Fiom, il Governo aveva annunciato un piano di decarbonizzazione con fermata programmata delle batterie di cokefazione 7, 8, 9 e 12 dal 1° gennaio al 28 febbraio 2026, motivata da ragioni economiche. Tuttavia, la documentazione ufficiale di Am Investco Italy (AdI in amministrazione straordinaria) svela che la procedura era già avviata a ottobre 2025, per consentire la sostituzione del reattore catalitico 63K01 dell’impianto di desolforazione dei sottoprodotti, attività incompatibile con l’esercizio delle batterie di forni a coke.
«Questo comporterà una fermata effettiva di quattro mesi, non due come comunicato al tavolo sindacale – sottolinea Brigati – e sarà necessario acquistare coke dall’esterno per garantire la marcia dell’altoforno». Per la Fiom, la decisione è stata presa senza confronto preventivo, aumentando incertezza e preoccupazione tra i lavoratori.
Il sindacato critica inoltre il percorso di vendita internazionale che ha visto prevalere il fondo statunitense Flacks Group. «È inaccettabile – afferma Brigati – che informazioni sul futuro industriale arrivino da un fondo di investimento in trattativa e non dal Governo. Le politiche siderurgiche non possono essere dettate da un fondo: serve una regia pubblica forte e autorevole, con ruolo centrale del Governo».
La Fiom-Cgil di Taranto ribadisce la richiesta di un confronto immediato, trasparente e vincolante, affinché ogni decisione sul futuro dello stabilimento avvenga nel rispetto dei lavoratori, della comunità e dell’interesse nazionale.













