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CJ Taranto-AC Imola INGRESSO OMAGGIO! Conversano: “Il momento lo richiede, città ‘disattenta’!”

Foto Valentina Funetta

Roberto Conversano: “Taranto deve rinascere con lo sport di base”

Il vicepresidente del CUS Jonico analizza la crisi del basket locale e nazionale e parla di un possibile ritorno della società tarantina

di Domenico Ciquera

Roberto Conversano, vicepresidente del CUS Jonico, ha parlato ai nostri microfoni della crisi del basket a livello nazionale e locale, affrontando anche il tema di un possibile ritorno del CUS sulla scena sportiva tarantina.

Il movimento del basket femminile

Di fronte a una promozione come quella della De Florio, non si può che essere felici. Personalmente, lo sono doppiamente: la De Florio è una mia “costola”, l’ho fondata io e ne sono stato presidente per quattro anni. Successivamente, l’ho affidata alla famiglia De Florio e Varvaglione; fu poi presa in gestione da Maria Teresa Basile insieme a Letizia De Florio. È, insomma, una mia piccola creatura nata molti anni fa, quando ero nel Cras. L’obiettivo della De Florio era creare un serbatoio giovanile, e non è la prima volta che raggiunge la Serie B, traguardo già conquistato in passato con le giovanili del Cras al PalaFiom. Il mio augurio è che la società continui su questa strada: formare giocatrici mantenendo sempre un occhio di riguardo per il settore giovanile, preferibilmente locale. Se non ci fossero risorse locali sufficienti, è giusto guardare altrove, ma sempre puntando sulle giovani, evitando di ingaggiare atlete adulte che vengono a Taranto solo per ragioni economiche.

I cambiamenti nel basket locale

A livello giovanile, noto con piacere che Santa Rita e Virtus stanno disputando ottimi campionati nei settori di eccellenza, élite e provinciale; a loro va il mio plauso. La Virtus è riuscita ad aggiudicarsi il bando per la palestra Attanasio, offrendo così ai propri allenatori la possibilità di avere più ore a disposizione. Questo è fondamentale, considerando che la Ricciardi è stata abbattuta , il PalaMazzola è chiuso e le palestre scolastiche provinciali non sono accessibili nei giorni festivi. Ad esempio, durante le vacanze di Pasqua le strutture scolastiche chiudono, impedendo di intensificare gli allenamenti e ostacolando la crescita sportiva. Mi auguro che, con l’Archimede, la palestra Attanasio e il PalaFiom per la Santa Rita, le società abbiano più spazi per far crescere i futuri campioni.
Per quanto riguarda le prime squadre, invece, c’è il buio totale. La Santa Rita sta disputando un campionato onorevole – a cui faccio un grande in bocca al lupo – avendo superato il primo turno dei playoff con un roster composto interamente da ragazzi locali e dai due stranieri consentiti dal regolamento. Oltre a questo, però, non c’è altro; bisogna spostarsi in provincia, a Castellaneta o Martina Franca.

Questa situazione deriva dal fatto che federazioni, istituzioni, CONI, Sport e Salute e tutti gli enti preposti si concentrano esclusivamente sui grandi eventi. Le manifestazioni sportive portano turisti e visibilità alla città, elementi utili ma non sufficienti per un movimento che ha bisogno di spazi quotidiani dove i ragazzi possano allenarsi. La Puglia è l’ultima regione in Italia per iscritti alle associazioni sportive, e Taranto è all’ultimo posto in questa classifica.

Le problematiche sono molteplici: dalle famiglie che non incoraggiano l’attività fisica, ai pediatri che spesso non diagnosticano l’obesità infantile come una vera e propria malattia, fino alla mancanza di un solido movimento sportivo scolastico guidato da laureati in scienze motorie. Non vediamo rinascere i campionati studenteschi, né le scuole organizzare visite alle società blasonate. A questo si aggiungono le istituzioni che gestiscono le palestre con finalità di lucro: è impensabile che il PalaMazzola sia classificato come bene commerciale con applicazione dell’IVA. Può avere senso per un concerto, ma non per gli allenamenti di una società sportiva.

Le colpe sono condivise tra molti attori. L’attenzione è giustamente rivolta anche ai Giochi del Mediterraneo, ma proprio per questa enorme disattenzione verso lo sport di base, due anni fa decisi di fermarmi. Lo vediamo anche nel calcio: se non ci fosse stata una famiglia come i Ladisa (miei ex sponsor), nessuno avrebbe rilevato il Taranto. L’offerta fu presentata alle 21:30 dell’ultimo giorno utile perché nessun imprenditore tarantino voleva partecipare al bando. Ancora oggi la squadra si allena a San Giorgio e gioca a Massafra. Nel calcio questo è sostenibile, ma nel basket sarebbe impensabile: chi ci avrebbe seguito se ci fossimo allenati a San Giorgio per poi giocare a Martina? Nessuno. Ho vissuto un’esperienza simile a San Vito per un anno, e non siamo riusciti ad avere lo stesso seguito.

Università e sport

Anche l’università ha le sue responsabilità. Molti anni fa, quando ero commissario governativo del CONI, scoprii che nelle tasse universitarie è inclusa una quota destinata all’impiantistica sportiva della facoltà. La differenza è che uno studente iscritto a Bari ha l’opportunità di frequentare strutture sportive, mentre a Taranto no. Le facoltà situate in zone periferiche destinano questi fondi a convenzioni con strutture private per offrire sconti agli studenti. L’unico a proporre un progetto in tal senso per il PalaRicciardi fui io, insieme al direttore Notarnicola del dipartimento di Economia, ma poi non se ne fece più nulla. Oggi, né l’Università di Bari, né il Politecnico, né in futuro l’UniSalento, reinvestono queste risorse nella città. Le università dovrebbero prendere in gestione alcune palestre polivalenti per promuovere lo sport; poi starà ai ragazzi decidere se partecipare, ma intanto l’opportunità va creata.

Il ritorno e la dirigenza

I nostri dirigenti fanno parte di una grande famiglia. Anche se alcuni sono passati a società gloriose, continuiamo a sentirci e, se un domani dovessimo ripartire, saremmo tutti pronti a farlo. Perché non ripartiamo subito? Dipende da due fattori.

Il primo è infrastrutturale: al momento non vedo la luce. I Giochi del Mediterraneo porteranno grandi opere, ma per ripartire servono piccole infrastrutture. È notizia recente che i soci che volevano aiutarmi hanno finalmente ottenuto, dopo cinque anni, l’approvazione del Comune per il progetto della Masseria Cesario, che diventerà a breve un palazzetto da 200 posti, ideale per allenarsi, aperto 24 ore su 24 e tutto l’anno. Solo quando vedrò le fondamenta di una struttura del genere potrò pensare di ripartire.

Il secondo fattore è la mancanza di imprenditori pronti a investire nello sport. Gli ultimi che mi hanno sostenuto sono stati i Ladisa, ora nel calcio. Ho visto l’impegno di Toma di Confindustria e di Fabio Greco, ma la Camera di Commercio e le altre associazioni sono assenti. Tempo fa, analizzando i bilanci del 2024, dissi che se le aziende della città avessero destinato solo l’1% dei propri utili (circa un milione di euro), avremmo potuto supportare una squadra per la promozione in Serie B o in Serie A2.

Le responsabilità della Federazione

Attribuisco delle colpe anche alla Federazione. Oggi si parla tanto di riformare il calcio perché abbiamo mancato la qualificazione a tre Mondiali consecutivi, ma nel basket la situazione non è molto diversa. La pallacanestro continua a organizzare campionati con un numero eccessivo di squadre. Ho disputato una Serie B a 22 squadre, con 11 trasferte al Nord. La Serie a e la Serie A2 di volley hanno terminato la stagione regolare a marzo per lasciare spazio ai playoff, in modo che gli atleti si possano concentrare solo sulla Nazionale per diversi mesi ed è anche per questo se siamo campioni del mondo sia nel maschile che nel femminile da diverso tempo, e questo accade perché i campionati sono composti da un massimo di 18 squadre. Oggi, invece nella pallacanestro con 22 squadre, i ritmi sono improponibili: non c’è nemmeno il tempo per recuperare da un infortunio, figuriamoci per mandare i giocatori in Nazionale. Essendo rimasto scottato – io e Sergio Cosenza stiamo ancora pagando a rate i debiti del CUS – vogliamo vederci chiaro prima di ripartire. Spero di poterlo fare quanto prima, ma oggi non so dare delle tempistiche.

Il ruolo delle istituzioni

Ricordo bene che durante il primo mandato del sindaco Melucci c’era una bella visione: volevano realizzare dieci campi da streetbasket in città. Ne fecero solo due prima che la giunta cadesse, e che quel progetto cadesse nel dimenticatoio. I ragazzi vanno incentivati a giocare per strada; andare in una villa comunale e scoprire che è vietato usare un pallone è frustrante.

Un grande abbraccio va a Mino Palmisano dei Giardini Virgilio: mi ha sempre incoraggiato a realizzare un campo da basket lì dentro. Purtroppo, abbiamo visto cosa è successo proprio a lui. C’è quindi da rivedere non solo l’aspetto politico, ma anche quello dirigenziale, per capire chiaramente cosa sia fattibile e cosa no.

Le delusioni

Parto dalle aziende più importanti di Taranto. Al primo posto metto l’Eni. L’Ilva ha i suoi noti problemi; quando c’era Lucia Morselli mi disse che voleva fare qualcosa per noi, ma poi le cose per lei non sono andate bene. Almeno, però, mi chiamò, e non posso farle una colpa per ciò che è successo dopo. L’Eni, invece, non è piu mobile come prima. Il petrolio arriva via terra e non andrà mai via da Taranto. Curare il verde all’esterno dello stabilimento o illuminare le cisterne va bene, ma non basta per il decoro e lo sviluppo della città.
Le colpe vanno anche alle istituzioni: spesso c’è la volontà politica, ma non è costruttiva. Anche le università e Sport e Salute sono state assenti; non ho mai visto una loro convocazione per discutere di questi temi. Aggiungerei anche Massimo Ferrarese, che si è proposto e ha creato una fondazione per darci una mano. Ne abbiamo parlato, ma gli ho fatto presente che l’ultimo campionato di Serie B mi è costato 700.000 euro; con i fondi raccolti non ce l’avremmo mai fatta. L’unica vera fortuna l’ho avuta quando si sono unite la Conad e le aziende di De Picciotto, ma purtroppo è coinciso con il periodo del Covid, quando i palazzetti erano chiusi al pubblico e quella stagione emblematica è andata nel dimenticatoio.

Il futuro

Mi auguro che in futuro ci sia un Roberto Conversano “meno pazzo”, che non cerchi di rimetterci tanti soldi di tasca propria, ma che riesca a fare da collante tra le istituzioni sportive e politiche. Spero ci sia una persona capace di gestire tutto questo, non solo per organizzare eventi e manifestazioni – che sono solo una parte del lavoro – per costruire il futuro del basket ionico.

Tags: conv
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