CONFAPI Taranto accende i riflettori sul futuro del territorio presentando il “Progetto Taranto”, un documento strategico pensato per offrire alle istituzioni un quadro chiaro e operativo a supporto di decisioni non più rinviabili. Un’iniziativa che si inserisce anche nel dibattito sulla vertenza ex Ilva, sempre più centrale per l’economia locale.
Il documento, già alla base di una mozione consegnata al Governo regionale, è stato trasmesso al sindaco, all’amministrazione comunale, al Consiglio regionale, ai parlamentari ionici e alle organizzazioni sindacali. L’obiettivo è quello di istituire un tavolo permanente capace di definire una strategia condivisa e orientata ai risultati.
“Taranto rappresenta oggi uno dei contesti più complessi a livello nazionale, dove si intrecciano dinamiche economiche, sociali e ambientali che richiedono una visione complessiva”, sottolinea CONFAPI Taranto, ribadendo il proprio ruolo di rappresentanza delle piccole e medie imprese attraverso proposte basate su analisi tecniche e conoscenza diretta del territorio.
Un territorio che, per avviare un reale percorso di diversificazione economica, ha bisogno di certezze. E proprio l’assenza di prospettive chiare emerge con forza nella gestione della vertenza dell’ex Ilva.
A intervenire è il presidente dell’associazione, Fabio Greco: “Il provvedimento del sindaco sulla centrale termoelettrica, pur legittimo, arriva in un momento cruciale della trattativa. Forse sarebbe stato opportuno rivederne la tempistica. Ora però spetta al Governo dare un segnale di concretezza”.
Greco non usa mezzi termini nel descrivere la situazione: “Stiamo aspettando da due anni l’aggiudicazione di una gara che ricorda sempre più la tela di Penelope. Le condizioni delle aziende dell’indotto, già precarie, si sono ulteriormente aggravate. Il problema è chiaro: mancano prospettive”.
Un’incertezza che, secondo CONFAPI, rischia di avere effetti ben oltre il comparto siderurgico: “Questa instabilità – prosegue Greco – si riflette su tutto il sistema dell’impiantistica e non solo. Le imprese associate operano in diversi settori e, se entrano in crisi, possono innescare un effetto domino sull’intero tessuto economico”.
Il messaggio finale è netto: senza una strategia concreta e condivisa, Taranto rischia di affrontare una fase di ulteriore fragilità economica. “È una situazione che non è più accettabile – conclude Greco – e di cui il territorio non ha assolutamente bisogno”.













