Il comparto dell’autotrasporto lancia un grido d’allarme e si prepara al fermo nazionale. Casartigiani Puglia, attraverso SNA Casartigiani aderente a UNATRAS, esprime piena condivisione della decisione del Comitato esecutivo nazionale di proclamare lo stop dei servizi, demandando la definizione di tempi e modalità all’Ufficio di Presidenza.
Una scelta definita “grave ma inevitabile”, maturata dopo settimane di richieste rimaste senza risposte concrete. Il settore attende ora un confronto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, convocato a Roma per il 22 aprile.
Alla base della protesta, una crisi sempre più profonda: aumento dei costi di carburante, assicurazioni, manutenzione e lavoro, a fronte di margini sempre più ridotti. Molte aziende, denunciano le associazioni, operano ormai senza reale redditività.
In Puglia la situazione è ancora più critica. Alle difficoltà nazionali si sommano problemi strutturali: inefficienze logistiche, ritardi infrastrutturali, criticità nei porti e una concorrenza sempre più aggressiva. Tra le aree più colpite c’è Taranto, dove il comparto soffre da anni una progressiva perdita di competitività.
“Le imprese pugliesi non possono più sostenere costi fuori controllo, ritardi e squilibri che stanno mettendo in ginocchio l’intero comparto”, afferma Stefano Castronuovo. “La proclamazione del fermo rappresenta il punto di arrivo di una crisi non più sostenibile”.
Casartigiani chiede interventi urgenti: piena attuazione del credito d’imposta, ristori adeguati per il mancato rimborso delle accise, misure straordinarie per la liquidità, sospensione degli oneri fiscali e contributivi e un quadro europeo di aiuti.
A rafforzare l’allarme è anche Confartigianato Imprese Taranto, che descrive una situazione ormai al limite. Le tensioni geopolitiche internazionali stanno facendo impennare i costi di petrolio e gasolio, con il carburante che incide fino al 30-40% dei costi totali.
I numeri sono pesanti: aumenti fino a 11.000 euro annui per mezzo, costi di esercizio tra 1,85 e 2,15 euro al chilometro e compensi spesso inferiori anche del 20-30%. Con margini sotto il 3%, lavorare significa spesso operare in perdita.
A Taranto la crisi è aggravata da fattori locali: il porto movimenta circa 12 milioni di tonnellate l’anno ma registra traffici container quasi nulli, anche a causa della crisi del polo siderurgico. A ciò si aggiunge l’incertezza legata alla raffineria e la riduzione delle commesse storiche.
“Il nostro territorio vive una tempesta perfetta – spiega Fabio Paolillo –. Meno lavoro, costi alle stelle e impossibilità di trasferire gli aumenti. Oggi lavorare significa rimetterci”.
Confartigianato chiede l’apertura immediata di una vertenza territoriale sul rapporto tra trasporto e committenza e interventi nazionali urgenti: operatività dei crediti d’imposta, ristori per gli extra-costi, sostegno alla liquidità e applicazione reale dei meccanismi di adeguamento dei prezzi nei contratti.
Il rischio, senza risposte rapide, è una paralisi progressiva del sistema logistico. “Senza autotrasporto si ferma il Paese – concludono le associazioni – ma senza condizioni minime di sostenibilità si fermano prima le imprese, con conseguenze gravi per l’intera economia”.













