di Maurizio Mazzarella
Lo stadio Erasmo Iacovone, completamente gremito e illuminato, ha fatto da cornice alla cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, in una serata destinata a restare nella storia della città. Sport, istituzioni, musica, richiami alla Magna Grecia e l’emozione di un appuntamento atteso per anni hanno trasformato il nuovo impianto in un grande palcoscenico mediterraneo.
Grande entusiasmo sugli spalti, con il pubblico che ha accompagnato l’attesa sventolando le luci dei telefoni e intonando cori della tradizione della tifoseria rossoblù. Una partecipazione popolare che ha rappresentato forse l’immagine più significativa della serata: Taranto presente, orgogliosa e finalmente protagonista di un evento internazionale.
Tra le autorità in tribuna il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato al suo ingresso dai Corazzieri e accolto da lunghi applausi, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata allo Iacovone con un tailleur rosa. Presenti anche i ministri Tommaso Foti e Andrea Abodi, oltre ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.
In alcune circostanze, tuttavia, si sono levati fischi nei confronti della presidente del Consiglio. Fischi vergognosi e fuori luogo, innanzitutto per il contesto e per la mancanza di rispetto nei confronti di un’istituzione della Repubblica e, in questo caso, anche di una donna. Ma soprattutto perché, al di là delle appartenenze politiche e delle legittime opinioni, sarebbe difficile negare come senza gli sforzi e i notevoli investimenti garantiti da questo Governo probabilmente Taranto non avrebbe vissuto una serata come quella dello Iacovone. La politica può dividere, ma i fatti meritano di essere riconosciuti.
Uno dei momenti più suggestivi della cerimonia è stato dedicato alla storia della città. Al centro del campo si è innalzata una grande scultura ispirata all’Atleta di Taranto, mentre nel cielo i fuochi d’artificio hanno richiamato simboli e atmosfere dell’antica Magna Grecia, restituendo al mondo l’immagine di una città con una storia millenaria e un’identità che va ben oltre i luoghi comuni.
Spazio quindi alla sfilata delle delegazioni. La Grecia ha aperto il corteo, seguita dall’Albania. Applausi scroscianti hanno accompagnato l’ingresso della delegazione italiana, con gli atleti che si sono fermati al centro del terreno di gioco per salutare il pubblico e il presidente Mattarella.
La cerimonia ha visto diversi momenti musicali. Mietta ha interpretato “l’inno ufficiale dei Giochi”, mentre successivamente si sono esibiti Albano e Serena Brancale. Proprio sulla parte musicale non è mancata qualche perplessità, in particolare per il ricorso al playback di Albano, scelta che ha inevitabilmente tolto spontaneità a un momento che avrebbe meritato un’impostazione diversa. Da migliorare, più in generale, anche l’audio e l’acustica dello stadio, che in diversi passaggi non hanno restituito una qualità all’altezza della portata dell’evento.
Nel corso della serata è stata innalzata la bandiera dei Giochi. A seguire ha preso la parola il commissario straordinario Massimo Ferrarese, che ha ringraziato il presidente Mattarella e il Governo Meloni per il sostegno alla manifestazione. Successivamente è intervenuto Mehrez Boussayene, presidente del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo.
Momento solenne anche per il giuramento degli atleti, letto da Mauro De Filippis, davanti alle delegazioni e al pubblico dello Iacovone.
C’è però anche un’altra faccia della serata. Quella di chi, pur avendo snobbato il percorso che ha portato Taranto fino ai Giochi, non ha perso l’occasione di vivere una passerella così prestigiosa. E non si tratta soltanto di personaggi estranei al mondo dello sport o delle istituzioni, ma anche di alcuni addetti ai lavori che, quando c’era da seguire, raccontare e sostenere un percorso complesso, hanno scelto di restare ai margini, salvo poi presentarsi per la grande serata inaugurale. Un’occasione che, soprattutto per ragioni professionali e per il lavoro svolto in questi anni, altre persone avrebbero probabilmente meritato di vivere maggiormente.
Detto questo, la cerimonia inaugurale resta soprattutto un messaggio forte. Taranto 2026 è la sconfitta dei detrattori e dei disturbatori, di chi per anni ha provato a raccontare questa manifestazione come impossibile, irrealizzabile o destinata al fallimento. I problemi non sono mancati, i ritardi neppure, e ci sono ancora aspetti da perfezionare. Ma la realtà, questa volta, è più forte delle polemiche: i Giochi sono cominciati, lo Iacovone è tornato a vivere e Taranto è salita al centro della scena mediterranea.
Una serata attesa da anni, imperfetta per alcuni dettagli ma straordinaria per ciò che rappresenta. Da oggi la città non può più limitarsi a celebrare l’apertura: deve vivere i Giochi, raccontarli e sfruttare l’opportunità costruita con sacrifici e investimenti. Perché Taranto 2026, adesso, non è più una promessa. È realtà.














