Ha iniziato la sua carriera nelle giovanili del Cosenza, dove esordisce in serie B nella stagione ‘99-’00. Nel 2000 viene acquistato dal Lecce in serie A, dove starà per 2 stagioni. Com’è stato il passaggio dalla serie B alla serie A?
“Sicuramente è un cambio radicale a livello di calcio. La serie B è un campionato un po’ più difficile, dove si corre di più, mentre in serie A è un campionato dove incontri tantissime squadre ed era difficilissimo giocare soprattutto a livello tecnico. Quindi una differenza abbastanza sostanziale.”
Nella sua carriera, ha avuto modo di sperimentare varie squadre nelle diverse serie, passando a giocare dalla C1 alla serie A. Che differenze ha trovato e in quale squadra si è trovato meglio?
“Io ho avuto anche la fortuna di giocare anche all’estero, perché sono stato due anni in Inghilterra. Chiaramente la serie C mi ha dato molto fisico agonistico, dove prevale più questo aspetto. La serie B già cominciava ad essere un campionato più impegnativo a livello tecnico, poi la serie A è il massimo, perché ti lascia un po’ più di libertà di giocare fino alla tre quarti, poi quando arrivi negli ultimi 20-25 metri ci vuole una tecnica sopraffina da parte di tutti i giocatori. Poi c’è stata l’esperienza in Inghilterra che è stata formativa, ho fatto sia la serie B che la Premier League ed è veramente un livello superiore, perché, mentre in Italia la differenza è tra 5-6 squadre, lì veramente ci sono 20 squadre tutte fortissime e preparate al livello atletico, un mondo totalmente diverso. In Italia diciamo che la squadra a cui sono rimasto molto legato, a parte l’Avellino dove ho fatto tanti gol, direi il Torino perché è una squadra e società storica dove veramente si respira calcio 24 ore su 24.”
Nel 2009 fa la sua prima esperienza in un club straniero, in Inghilterra, firmando un triennale con il Q.P.R. di Flavio Briatore. Com’è stata quest’esperienza straniera?
“E’ stata un’esperienza bellissima e dico la verità, io preferivo andare a giocare lì che non nella serie B in Italia. E’ un livello, sotto l’aspetto calcistico, proprio diverso, lì c’è una cultura sportiva bellissima, si va allo stadio solo per tifare. Poi non ci sono tutte queste polemiche che ci sono in Italia, con gli arbitri, le moviole. Quindi sia a livello tecnico che a livello personale è stata un’esperienza bellissima che rifarei mille volte.”
Nel 2016 termina la carriera agonistica, per incominciare nel 2017 la carriera da allenatore. Com’è stato il passaggio?
“E’ stato quasi naturale però quando giocavo non avrei mai pensato di fare l’allenatore, poi invece ho iniziato con i bambini e mi sono appassionato ed ho deciso di iniziare ad allenare i grandi. Infatti quando ho fatto l’ultimo anno da calciatore/allenatore non era un granchè perché ero ormai predisposto verso questo nuovo mestiere, il calciatore è un mestiere e l’allenatore è un altro, sono totalmente diversi come tipologia di lavoro. Diciamo che è iniziata così, mi sono appassionato iniziando ad allenare i bambini.”
Non so se ha avuto modo di seguire il mercato del Taranto. Cosa ne pensa di questa squadra e cosa pensa del suo andamento fino ad adesso?
“Io dico che comunque il direttore Dionisio aveva fatto un buon lavoro. Hanno avuto secondo me la sfortuna di partire a rilento. Poi in una piazza come Taranto, quando non arrivano i risultati, magari anche i giocatori a livello psicologico, a livello di personalità, avranno sofferto questo inizio difficile. Però penso che tutto sommato il Direttore Dionisio aveva lavorato bene perché anche adesso mister Capuano sta portando avanti già una squadra che era stata costruita da due mesi e comunque riesce ad ottenere dei risultati. Sicuramente a gennaio dovranno andare a fare qualcosa perché, come detto prima, giocare a Taranto non è facile, quindi ci vogliono dei giocatori di personalità e che conoscono bene la categoria. Vediamo adesso a gennaio cosa riuscirà a fare il nuovo direttore, ma penso che la piazza merita di stare in posizioni di classifica diversa e fare dei campionati nei quali deve puntare sempre a stare nelle prime posizioni. Auguro al Taranto di trovarsi presto in una situazione di classifica più consona al blasone della tifoseria e della piazza.”
Secondo lei, che campionato può affrontare il Taranto? Può tentare di arrivare alla salvezza facendo degli acquisti mirati a gennaio?
“Sicuramente si, ha tutte le carte in regola. Ha un allenatore molto esperto della categoria, quindi secondo me con degli acquisti giusti e mirati, assolutamente il Taranto potrà raggiungere la salvezza. Che poi il Taranto facendo 2-3 risultati positivi fa infiammare la piazza e poi il pubblico può trascinare la squadra all’obiettivo per la salvezza in modo tranquillo.”
Quali sono i suoi obiettivi presenti e futuri per la sua carriera?
“Sicuramente sono in attesa di una chiamata di una squadra in cui ci sia possibilità di lavorare in modo professionale. Poi dovrò dimostrare di essere capace di poter fare questo lavoro anche ad alti livelli, quindi non vado tanto lontano. Adesso spero di trovare al più presto una squadra che mi permetta di mettere in mostra le mie idee nel modo giusto.”
Francesca Raguso













