Che ricordi ha del suo periodo a Taranto?
Ho degli ottimi ricordi anche se i primi sei mesi io ho avuto dei problemi di salute e quindi non ho potuto giocare una parte di campionato. Poi abbiamo vinto i play off e siamo stati promossi in C1. L’anno dopo avevamo una squadra attrezzatissima per ambire al salto di categoria, però purtroppo nel ritorno della semifinale contro l’Avellino abbiamo subito quell’ infortunio che ci è costata la qualificazione alla finale, ma secondo me sicuramente quella era una squadra che avrebbe meritato di vincere il campionato
Che squadra era quel Gallipoli che da vostro avversario arrivò primo?
Era una buona squadra e forse loro ebbero la fortuna di trovare un buon equilibrio fin da subito, cosa che noi riuscimmo a fare solo nel corso del campionato. Però ripeto che il mio contributo da Gennaio fu abbastanza marginale per via dell’infortunio. Il Gallipoli non aveva qualità tecniche maggiori rispetto alle nostre e noi eravamo un gran gruppo sia in C2 che in C1, infatti avremmo potuto puntare anche alla Serie B
Il Taranto ha scelto Pagni come DS, è la persona giusta per ripartire?
Sicuramente è un direttore di spessore ed una persona che conosce il calcio e che ha ottenuto risultati importanti sia in Serie D che in categorie superiori. Io lo stimo parecchio come persona e quindi ritengo sia una scelta adatta. Ovviamente però non basta la buona scelta del direttore, adesso bisogna costruire una squadra competitiva per poter uscire da questa Serie D
Lei ha fatto parte di un Taranto vincente, qual è la ricetta per vincere a Taranto?
Ci vogliono i giocatori che in campo abbiano personalità e carattere, come in tutte le squadre. Però Taranto è una piazza molto calda che ti aiuta tanto quando va tutto bene ma che è difficile da gestire nei momenti di difficoltà e quindi ciò è ancora più importante. Poi ci possono essere tante altre componenti come per esempio la fortuna ma l’importante è che ci siano calciatori che sappiano affrontare le difficoltà in una piazza come Taranto che ha potenzialmente 20 mila tifosi e che non è uguale ad altre piazze
Ci spiega dopo tanti anni il suo modo di battere i rigori e perchè?
Sicuramente avevo un modo tutto mio di battere i rigori, aspettavo il portiere fino all’ultimo e la rincorsa particolare che prendevo che era preparata in allenamento, poiché io ritengo che ogni gesto vada allenato, faceva sì che il portiere si destabilizzasse e non rimanesse fermo ma facesse lui la prima mossa. In carriera ho avuto la fortuna di tirarne ben 71 e di sbagliarne solamente 3.
Proprio sul modo di battere i rigori si ricorda qualche aneddoto particolare?
Certamente mi ricordo quello a San Marino con il Taranto dove l’arbitro mi fece ripetere la battuta 3 volte. Mi è capitato tante volte di ribattere i rigori ma io li tiravo sempre allo stesso modo e credo che a San Marino si sia raggiunto l’apice, comunque alla fine ciò che conta è il risultato.
Marco Mannino














