I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto, nel pomeriggio di venerdì 11 aprile, hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Taranto, un 21enne del posto, gravemente indiziato del reato di porto illegale di arma comune da sparo in luogo pubblico e tentato omicidio.
Le indagini, condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica di Taranto, hanno consentito di ricostruire la vicenda accaduta nel capoluogo jonico nel mese di luglio dello scorso anno, quando, nel cuore della notte, un ragazzo è stato attinto da due colpi di pistola nel popolare rione Tamburi, nei pressi di un distributore di carburante.
Secondo quanto ricostruito, sulla base di attività tecniche, escussioni testimoniali, verifiche incrociate nelle banche dati delle forze di polizia e analisi delle immagini di videosorveglianza installate nei pressi del luogo del delitto, l’indagato avrebbe agito a seguito di una lite avvenuta la sera precedente in un locale notturno della città con il fidanzato della sorella. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il reale destinatario dei colpi d’arma da fuoco.
Il movente del gesto sarebbe da ricondurre alla disapprovazione dell’indagato riguardo alla relazione sentimentale tra il giovane e la sorella. Il ferimento della vittima, dunque, sarebbe stato il frutto di una tragica fatalità: la sua unica “colpa” sarebbe stata quella di trovarsi in compagnia del vero obiettivo dell’agguato.
Pertanto, valutati gli elementi raccolti, il GIP presso il Tribunale di Taranto ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’indagato, che è stato arrestato dagli investigatori e condotto presso la Casa Circondariale di Taranto.
L’operazione sottolinea l’impegno delle Forze dell’Ordine e della Magistratura nel garantire la sicurezza pubblica e nel contrastare atti di violenza sul territorio.
Si precisa che l’eventuale responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata con sentenza definitiva, valendo, fino ad allora, la presunzione di innocenza.













