RASSEGNA STAMPA DEL 23 SETTEMBRE 2023 – CORRIERE DELLO SPORT
di Vito Di Noi
Rabbuiato e quasi incredulo nel commentare un altro primo tempo incolore del suo Taranto. «Succede sin dalle amichevoli estive – ha dichiarato Capuano ai microfoni di Antenna Sud dopo il 2-1 del Benevento contro i rossoblù – e a questo punto credo che la colpa sia mia, mi sembra abbastanza evidente». Un Taranto dai due volti: incolore nei primi 45′, più pimpante (anche se poco incisivo) nei secondi. La sintesi, però, non è equilibrata: la festa è del Benevento che capitalizza al massimo quanto si è visto nella prima frazione. Capuano, tra i due tempi, ha indossato l’elmetto e sostituito quattro calciatori: fuori l’impalpabile Zonta, il poco incisivo Samele, il distratto Ferrara (alla sua prima in campo da non capitano) e Romano, richiamato per l’intero arco della prima frazione anche con tonalità di voce abbastanza elevata. «Bocciature dolorose ma necessarie»: le ha giustificate così Capuano che, dando fiducia a Bifulco (per la verità troppo inconcludente negli ultimi 16 metri), Fabbro, Panico e Fiorani ha (quantomeno) salvato l’onore, in ogni caso di fronte a una squadra tra quelle maggiormente candidate al salto di categoria dalla porta principale e senza playoff.
LA DISAMINA. Capuano commenta così quanto è accaduto nel corso dei primi 45′. «I due gol subiti sono clamorosi – ha dichiarato sempre ad Antenna Sud – soprattutto il secondo era evitabilissimo ed è stato frutto di una distrazione netta». Meglio, invece, nella ripresa: «Abbiamo reagito e perso, tra virgolette, bene contro una signora squadra. Sono rimasto contento dell’apporto di alcuni calciatori quali Calvano, Kanoute e anche lo stesso Orlando. Ringrazio chi è rimasto in campo nonostante alcune problematiche di natura fi sica, ma avendo già operato quattro cambi a fine primo tempo non potevo fare altrimenti. Mi è piaciuta la reazione, ma a volte serve anche fare altro e non svegliarsi soltanto nella ripresa. E a svegliarsi devono essere anche alcuni calciatori che forse si vantano di avere nomi pesanti sulla maglia, ma che in campo poi non rendono come dovrebbero…».
POCA CATTIVERIA. Capuano lo ammette senza mezze misure: «Ci sta mancando la cattiveria agonistica che aveva contraddistinto il nostro cammino lo scorso anno. In questi momenti conosco soltanto un’unica strada per uscirne: quella del duro lavoro. Ripeto: rendi a certi livelli con sacrificio e abnegazione e non per il nome che porti. Già dalla prossima mi aspetto una reazione assolutamente differente e più convinta».
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