Andato via da Taranto hai vinto il campionato maltese e la tua squadra si è quindi qualificata per i preliminari di Champions League. Come mai hai scelto di andare via e soprattutto come mai un giocatore come te ha scelto come squadra il Ligorna, club che gioca in Eccellenza?
È stata una scelta fatta per una questione familiare, visto che io sono di Genova, ma anche perché siamo in una situazione come questa in cui si bloccano i campionati, si sono giocate al massimo 4-5 partite in D e c’è il rischio di un nuovo lockdown. Quindi ad Agosto, proprio con il rischio di una seconda ondata o comunque di un periodo in cui si giocasse poco e niente, ho deciso con lungimiranza insieme alla mia famiglia di rimanere vicino casa. Visto come sta andando sono molto contento della mia scelta, anche se è stato difficile dal punto di vista sportivo perché questa estate ho dovuto rifiutare davvero tante proposte da società importanti che ringrazio ancora ora, come il Siena, il Trento o alcune squadre del girone H. Mi ero comunque ripromesso che a Dicembre, se la situazione fosse migliorata, avrei cambiato squadra e mi sarei ritrovato a fare praticamente una stagione in 6 mesi senza quindi aver perso niente ed essendo stato a casa con mio figlio e mia moglie. Non volevo che in un ipotetico nuovo lockdown fossi stato lontano dalla mia famiglia.
Che idea ti sei fatto delle squadre del Girone H e come vedi lo stesso Taranto?
Il Girone H è come al solito molto tosto, però quest’anno ci sono delle dinamiche che non ci sono mai state e quindi può capitare per esempio il momento di forma quando non si gioca, o magari può capitare come al Taranto che per un mese si rimanga con una sconfitta sul groppone. È quindi difficile dare un giudizio; sicuramente in generale tutte le partite sono difficili e vedo molto equilibrio. Il Casarano ha fatto una squadra molto forte, ma si può dire lo stesso di Taranto e Lavello, o di Bitonto e Picerno che però sono partite in ritardo e hanno perso un pò di punti rendendo tutto ancora più equilibrato. Poi c’è la sorpresa Sorrento che è la solita squadra campana. Vediamo se e come sarà il nuovo protocollo e come si ricomincerà a giocare, perché per fare 28 partite in 6 mesi ci vorrà un allargamento delle rose e si giocherà 3 partite a settimana.
È un periodo molto difficile per il calcio tarantino, come saprai c’è disaffezione intorno alla squadra, un pò già da quando tu sei andato via. Quanto pensi possa essere svantaggioso visto che tu hai avuto un ottimo rapporto con la tifoseria?
La pressione e il calore sono ciò che ha fatto innamorare me e la mia famiglia e che mi ha fatto rendere alla grande a Taranto. Se la situazione è come l’anno scorso non è sicuramente bello, perché i tanti ragazzi nuovi che ci sono quest’anno non c’entrano niente. È una sfortuna non vivere Taranto per ciò che ti può dare, giocare qui è veramente fantastico, pochi giocatori hanno avuto l’opportunità di viverla a pieno. Io mi reputo uno di questi e perciò sono grato di ciò che la città di Taranto ha fatto vivere a me e alla mia famiglia. Essere tra i top 10 marcatori del Taranto di tutti i tempi è una cosa stupenda visto i nomi degli altri. Purtroppo la gente negli anni ha vissuto delle esperienze pesanti e magari c’è disaffezione non verso la squadra ma verso chi la rappresenta, dispiace per i nuovi ragazzi che non c’entrano.
Al momento dall’Eccellenza in giù il calcio è fermo. In Serie D sono tante le partite rinviate, anche i recuperi. Secondo te le decisioni prese sono giuste?
Se hanno fatto queste scelte spero sia perché vogliano poi finire tutto in tranquillità. Per la D spero che ci si sia fermati per cambiare protocollo e per avere regole sicure per permettere alle squadre di sapere come continuare questo campionato. Dall’Eccellenza in giù possiamo fare allenamenti individuali e per fortuna io sono in questa società dove c’è questo nuovo presidente che è una persona fantastica e ci mette a disposizione tutto per fare gli allenamenti individuali. Se a Dicembre la situazione migliorerà vedremo, non nascondo che mi stanno arrivando già tante chiamate
Possiamo dire che il tuo è stato un addio brusco. Credi che un giorno sia possibile il tuo ritorno a Taranto?
Quando sono stato a Taranto ho avuto la fortuna di essere capitano, non ho ancora realizzato il mio sogno. È finita in quella maniera e non sicuramente per colpa mia, volevo rimanere lì e non avrei mai abbandonato la squadra in un momento come quello dell’anno scorso dove sentivo il peso di dover raggiungere questo obiettivo per la gente che mi aveva adottato e che sapevo quanto tenga così tanto a tornare dove merita. Per adesso non ci sono riuscito, ma sicuramente se ci saranno le condizioni giuste, che non sono assolutamente quelle economiche, lascio la porta apertissima, poi chi lo sa. Anche perché mio figlio comunque è cresciuto lì per 3 anni, si sente tarantino e anche per questo non direi mai di no.
Marco Mannino













