di Domenico Ciquera
Quest’oggi abbiamo intervistato Danilo Pagni, ex direttore sportivo di Chievo Verona, Milan, Ternana e Taranto. Pagni è un vero e proprio recordman: ha vinto otto campionati e tre Coppe Italia di Serie C ed è stato artefice di tre salvezze miracolose: in Serie B con la Ternana e con la Nocerina, e in Serie C con il Taranto. Con lui abbiamo avuto l’opportunità di parlare delle recenti vicende che hanno visto coinvolto il club rossoblù e di un suo possibile ritorno in riva allo Ionio.
Inizio della crisi: “Il primo problema è un problema che si ripresenta anche a livello nazionale: è stata la sostenibilità. Il Taranto si è retto solo sulle forze di un imprenditore e di una famiglia, con l’aiuto di qualche sponsor e il botteghino. Quindi, non era più sostenibile da parte di una sola persona. Per renderlo sostenibile c’era bisogno o di un passaggio di mano immediato o di alcune sponsorizzazioni, ma di livello.”
Stadio: “La mancanza dello stadio è stato il colpo di grazia, ma purtroppo il destino del Taranto era già scritto. Lo stadio l’avrebbe tenuto in vita, ma comunque per poco.”
Istituzioni: “A me non piace fare politica, ma sicuramente ognuno, in percentuale minore o maggiore, ha le sue responsabilità e solamente tra di loro sanno la verità.”
Ritorno a Taranto: “Io posso soltanto dire che, qualora ci fosse una società di altissimo livello, fortissima, che garantisca un percorso a medio e lungo termine e con una figura apicale nel tempo, potrei anche valutare un ritorno a Taranto. Ma ad oggi non ne sono certo. Di una cosa sola sono certo: costruire da zero una società a propria immagine e somiglianza è la cosa più bella che possa capitare a un manager.”
Rimpianti: “Confrontandomi con gente di rango del mondo del calcio, penso che se non avessi rifiutato il contratto l’anno della Serie D, dove portai Diaby, Laterza e Corvino, forse — non ho la certezza, ma quasi — molte cose non sarebbero accadute. Ho questo senso di colpa.”
Interessamenti per il Taranto: “In passato ho cercato di far prendere il Taranto all’attuale proprietario del Livorno, il quale è stato a Taranto più di una settimana. Lo avevo anche indicato a persone serie e affidabili (perché io mi circondo solo di questo tipo di persone). Io penso che adesso tutti si butteranno sul diamante grezzo Taranto, e qui bisognerà vigilare, monitorare, scremare e pesare le persone, i professionisti e gli imprenditori.”
Eccellenza:
“Per vincere l’Eccellenza, che adesso è un girone unico, serve in ogni caso criterio di costruzione della squadra e una ristrutturazione della società. Però, non è mai scontatissimo, ma se ti chiami Taranto devi cercare di vincere e convincere. Ma la vera vittoria è la strutturazione dell’asset societario e il rilancio del brand Taranto nella provincia di Taranto. Il Catania, il Messina tanti anni fa, il Perugia… tutti sono ripartiti dall’Eccellenza e lo rifarà anche il Taranto. Ma è importante adesso scremare gli imprenditori e i professionisti e analizzarli nel dettaglio.”
Squadra per l’Eccellenza: “Io dico che qualcosa nel territorio si può sempre recuperare, ma devi essere il Real Madrid dell’Eccellenza e costruire un Taranto stellare. Che siano in parte del territorio o no, per me deve sempre prevalere il merito.”
Messaggio ai tifosi: “Io non ho parole per ringraziare tutta Taranto, perché sia da avversario che da direttore in pectore mi hanno sempre dato un grandissimo affetto che mi sono conquistato attraverso il lavoro, la credibilità e senza fare il ruffiano con nessuno, perché io non sono un populista. Questo mi rende orgoglioso e mi gratifica. Però, anche io ho dato molto, perché penso di essere stato uno dei pochi dirigenti del Taranto che ha lasciato dei soldi importanti, facendo prevalere alti principi. Questo è dimostrabile con i fatti e non con le parole: sono l’unico dirigente che ha rinunciato al “Dio denaro” per il Taranto e l’ho dimostrato in più di un’occasione. Ci sono persone che hanno assistito a ciò. Ma questo non perché sono il migliore, ma perché a volte un principio vale più di qualsiasi altra cosa e il tempo mi ha dato ragione.”














