di Maurizio Mazzarella e Caterina Sollazzo
Danilo Restivo, la traccia di sangue di un assassino viaggiatore
A oltre trent’anni dalla scomparsa di Elisa Claps e a più di venti dagli omicidi che hanno sconvolto l’Italia e il Regno Unito, il nome di Danilo Restivo continua a emergere nelle cronache giudiziarie e investigative europee. Condannato in via definitiva per l’omicidio della giovane potentina e per quello della vicina di casa inglese Heather Barnett, Restivo è oggi al centro di una teoria ancora più inquietante: quella di un serial killer itinerante che potrebbe essere collegato a numerosi altri delitti irrisolti consumati in diversi Paesi europei.
A rilanciare questa ipotesi è l’avvocato Giovanni Di Stefano, figura controversa e nota nel panorama forense internazionale per aver assistito clienti di altissimo profilo. Secondo il legale, dietro una serie di omicidi apparentemente scollegati vi sarebbe un unico autore: Danilo Restivo.

Il caso Elisa Claps: il punto di partenza
La vicenda di Elisa Claps rappresenta il cuore di una delle più dolorose pagine della cronaca nera italiana.
Il 12 settembre 1993 la sedicenne scomparve a Potenza dopo aver fissato un appuntamento con Danilo Restivo nella chiesa della Santissima Trinità. Da quel momento di lei si persero completamente le tracce.
Per diciassette anni il mistero rimase irrisolto. Soltanto il 17 marzo 2010 il corpo della ragazza venne ritrovato nel sottotetto della stessa chiesa dove era stata vista per l’ultima volta. Un ritrovamento che sollevò interrogativi pesantissimi sulle omissioni e sui mancati controlli che avevano caratterizzato l’intera vicenda.
Nel corso delle indagini, Restivo divenne il principale sospettato fino alla successiva condanna definitiva per l’omicidio.

Da Potenza a Bournemouth: il secondo delitto accertato
Mentre il caso Claps sembrava destinato all’oblio, Restivo si trasferì nel Regno Unito, stabilendosi a Bournemouth.
Qui, nel novembre 2002, venne assassinata Heather Barnett, sarta di 48 anni e vicina di casa dell’italiano. La donna fu trovata brutalmente uccisa nella propria abitazione. Anche in questo caso gli investigatori individuarono un particolare destinato a diventare centrale nell’analisi criminologica del sospettato: una ciocca di capelli recisa dal capo della vittima.
Dopo anni di indagini, le autorità britanniche arrestarono Restivo nel maggio 2010. Il processo si concluse con una condanna all’ergastolo.
L’elemento della mutilazione dei capelli divenne uno degli aspetti più caratteristici del profilo criminale attribuito all’uomo.

La “firma” delle ciocche di capelli
Secondo l’avvocato Di Stefano, esisterebbe un elemento ricorrente che collega diversi delitti: il taglio di una ciocca di capelli alle vittime.
Una pratica che, secondo il legale, costituirebbe una vera e propria firma criminale.
Nel corso delle indagini britanniche furono rinvenuti nel diario personale di Restivo diversi ciuffi di capelli conservati con nastro adesivo. Un dettaglio che confermava una nota ossessione dell’uomo, già segnalata in passato da numerose testimonianze raccolte a Potenza, dove Restivo era stato più volte accusato di tagliare furtivamente i capelli alle donne sugli autobus e nei luoghi pubblici.
Per Di Stefano, il collegamento tra Elisa Claps, Heather Barnett e altre vittime europee sarebbe evidente.
Il caso della studentessa sudcoreana e la difesa di Omar Benguit
Tra i casi più controversi figura l’omicidio della studentessa sudcoreana nota come “Oki”, assassinata a Bournemouth nel luglio 2002.
Per quel delitto è stato condannato all’ergastolo Omar Benguit, che continua a proclamarsi innocente.
Di Stefano, che ha assistito Benguit, sostiene apertamente che il vero autore dell’omicidio sia Danilo Restivo. A suo giudizio, il modus operandi e le analogie investigative sarebbero compatibili con il profilo del killer italiano.
Una posizione che resta fortemente contestata dalle sentenze britanniche e che non ha portato, almeno finora, a una revisione definitiva della condanna di Benguit.

La pista europea: Francia e Spagna sotto osservazione
La teoria del “serial killer viaggiatore” si estende ben oltre Italia e Regno Unito.
L’attenzione si concentra infatti su alcuni casi irrisolti avvenuti in Francia e Spagna tra la metà degli anni Novanta e la fine del decennio.
Tra questi figurano:
- la scomparsa di Tatiana Andjuliano a Perpignan nel 1995;
- l’omicidio di Mokhtaria Chaib nel 1997;
- l’assassinio di Marie-Hélène Gonzalez nel 1998;
- il delitto della turista britannica Yvonne O’Brien a Maiorca nel 1999.
Secondo Di Stefano, tali casi presenterebbero analogie sufficienti da giustificare nuove verifiche genetiche sui reperti conservati dalle autorità francesi e spagnole.
Il legale avrebbe chiesto formalmente la riapertura delle indagini e il confronto tra il DNA di Restivo e il materiale biologico raccolto sulle scene del crimine.

Le differenze che dividono gli investigatori
Non tutti gli esperti condividono però questa ricostruzione.
Le principali perplessità riguardano il modus operandi.
Nei casi accertati di Elisa Claps e Heather Barnett, infatti, le vittime non subirono mutilazioni estreme o smembramenti. Al contrario, alcuni dei delitti francesi e spagnoli presentano livelli di violenza molto più elevati, con mutilazioni post mortem che sembrano appartenere a una diversa tipologia criminale.
Questo elemento porta numerosi investigatori a considerare prudenza e rigore scientifico indispensabili prima di stabilire eventuali collegamenti.
Le analogie potrebbero infatti essere il risultato di coincidenze, suggestioni investigative o di caratteristiche comuni presenti in differenti autori di reato.

I punti oscuri ancora irrisolti
Anche nei processi che hanno portato alle condanne di Restivo permangono aspetti che continuano ad alimentare il dibattito.
Tra questi:
Il taglio alla mano
Il giorno della scomparsa di Elisa Claps, Restivo si presentò al pronto soccorso per farsi medicare una ferita alla mano, spiegando di essersi ferito accidentalmente in un cantiere.
Una circostanza che da anni rappresenta uno degli elementi più discussi dell’intera vicenda.
Il bottone rosso
Nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità fu rinvenuto un bottone rosso vicino ai resti della ragazza. L’origine di quell’oggetto non è mai stata chiarita completamente e continua a essere citata tra gli elementi rimasti senza una spiegazione definitiva.
Le questioni legate al DNA
Le prime analisi genetiche effettuate sul corpo di Elisa Claps generarono interpretazioni differenti e discussioni tecniche tra consulenti e investigatori. Nel corso degli anni gli approfondimenti scientifici hanno contribuito alla ricostruzione accusatoria che ha portato alla condanna di Restivo, ma alcune valutazioni difensive hanno continuato a sollevare interrogativi sulle modalità di acquisizione e interpretazione di alcuni reperti.

Un serial killer europeo o una teoria ancora da dimostrare?
L’ipotesi avanzata dall’avvocato Di Stefano è destinata a suscitare nuove polemiche.
Da una parte vi sono le condanne definitive che hanno accertato la responsabilità di Danilo Restivo negli omicidi di Elisa Claps e Heather Barnett. Dall’altra rimangono una serie di casi irrisolti, analogie criminologiche, coincidenze e interrogativi che continuano a stimolare nuove piste investigative.

Ad oggi non esistono sentenze che colleghino formalmente Restivo ai delitti francesi, spagnoli o all’omicidio della studentessa sudcoreana. Tuttavia, la presenza di elementi ricorrenti – in particolare l’ossessione per i capelli femminili e la conservazione delle ciocche come trofei – continua ad alimentare il sospetto che il quadro completo della sua attività criminale possa non essere ancora stato definitivamente ricostruito.
Tra archivi giudiziari, reperti biologici e vecchi fascicoli dimenticati, resta aperta una domanda che ancora oggi attraversa le procure europee: Danilo Restivo è stato l’autore di due soli omicidi o la sua vera scia di sangue è molto più lunga di quanto finora accertato dalla giustizia?














