Una discarica abusiva contenente circa 850 metri cubi di liquami, rifiuti agricoli e carcasse di animali è stata sequestrata dai Carabinieri Forestali in agro di Martina Franca (TA).
I militari dei Nuclei Forestali di Martina Franca e Mottola, coadiuvati dai Servizi Veterinari della ASL SIAV “A” e SIAV “C”, durante un controllo nel settore degli allevamenti di animali da reddito e degli effluenti zootecnici, hanno denunciato il titolare di un allevamento bovino. Secondo quanto accertato, l’allevatore avrebbe realizzato, all’interno di una depressione naturale ampliata mediante scavi, una vera e propria discarica abusiva di liquami zootecnici, mescolati a rifiuti agricoli e carcasse di animali in putrefazione.
Durante i controlli è emerso che i liquami, sia liquidi sia palabili, attraverso l’impluvio di un corso d’acqua episodico, raggiungevano terreni aperti, attraversando persino una strada provinciale, con recapito finale in un’area a media pericolosità idraulica. All’arrivo, i militari si sono trovati di fronte a concimaie ormai colme e strabordanti: gli effluenti zootecnici, per effetto della pendenza e della percolazione, si riversavano nei terreni circostanti, formando veri e propri “laghi” putrescenti e nauseabondi di deiezioni animali sulla terra nuda, destinati poi a infiltrarsi nel sottosuolo.
Il controllo dei veterinari sul benessere animale e sull’identificazione dei capi ha portato inoltre all’emissione di una serie di prescrizioni, tra cui il blocco della movimentazione in entrata e in uscita di capi avicoli, bovini ed equini, a causa del mancato rispetto dei requisiti di identificazione e registrazione.
I Carabinieri Forestali hanno quindi posto sotto sequestro le concimaie e un’area di circa 1.800 metri quadri, denunciando il titolare all’Autorità giudiziaria. All’uomo vengono contestati la realizzazione di una discarica abusiva di rifiuti speciali – costituiti da circa 850 metri cubi di effluenti di allevamento, sia palabili sia liquidi, oltre a rifiuti agricoli e carcasse animali – e la modifica dello stato dei luoghi sotto il profilo urbanistico e paesaggistico.
Nel corso degli accertamenti è emerso anche l’impiego di un lavoratore straniero, utilizzato nella gestione degli animali e nella pulizia dei locali, risultato irregolare e impiegato in nero. Il lavoratore è stato identificato e accompagnato presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Taranto per i provvedimenti previsti.
Fatta salva la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, l’allevatore è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto per i reati ambientali e per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il lavoratore straniero è stato invece denunciato per essersi trattenuto sul territorio italiano con il permesso di soggiorno scaduto.
L’allevatore rischia la reclusione da uno a cinque anni per la gestione illecita dei rifiuti, oltre all’arresto fino a due anni e a un’ammenda fino a 51.645 euro per la modifica dello stato dei luoghi in area sottoposta a vincolo paesaggistico. Sono inoltre previste ulteriori sanzioni penali e amministrative, tra cui la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa di 5.000 euro. Il lavoratore straniero rischia invece un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro.
All’allevatore potrebbero infine essere comminate ulteriori pesanti sanzioni da parte dei Servizi Veterinari della ASL e dell’Ispettorato del Lavoro.













